Estremisti di destra dell’Hellas arrestati a Verona. Nella città di Giulietta il tifo ultrà è politico. “Qui fa figo essere o atteggiarsi a fascisti”
di Paolo BerizziHitler e Rudolf Hess, Ludwig e la banda della “Uno Bianca”, il mito suprematista dell’uomo bianco, spruzzate novax, filoputinismo e ovviamente lei, la “squadra a forma di svastica”, l’Hellas Verona tifata dai “soli contro tutti”, i “butèi” come si chiamano, da quelli che nel lontano ’96 – ma sembra ieri – incappucciati come membri del Ku Klux Klan durante un derby contro il Chievo fecero penzolare dalla Curva Sud un manichino nero con la scritta “Negro go away”, e più su sugli spalti un altro striscione, “el negro i ve la’ regala’, dasighe el stadio da netar”, “il negro ve l’hanno regalato, dategli lo stadio da pulire”. Era la risposta della frangia più calda e razzista della tifoseria scaligera ai rumors di mercato sull’imminente acquisto da parte del club di Michael Ferrier, centrocampista olandese di colore che poi ovviamente – la società fece marcia indietro - non fu ingaggiato.
Tifo politico
Nella città di Giulietta, fin dagli anni 80, il tifo ultrà è anche tifo politico e viceve…
Hitler e Rudolf Hess, Ludwig e la banda della “Uno Bianca”, il mito suprematista dell’uomo bianco, spruzzate novax, filoputinismo e ovviamente lei, la “squadra a forma di svastica”, l’Hellas Verona tifata dai “soli contro tutti”, i “butèi” come si chiamano, da quelli che nel lontano ’96 – ma sembra ieri – incappucciati come membri del Ku Klux Klan durante un derby contro il Chievo fecero penzolare dalla Curva Sud un manichino nero con la scritta “Negro go away”, e più su sugli spalti un altro striscione, “el negro i ve la’ regala’, dasighe el stadio da netar”, “il negro ve l’hanno regalato, dategli lo stadio da pulire”. Era la risposta della frangia più calda e razzista della tifoseria scaligera ai rumors di mercato sull’imminente acquisto da parte del club di Michael Ferrier, centrocampista olandese di colore che poi ovviamente – la società fece marcia indietro - non fu ingaggiato.
Tifo politico
Nella città di Giulietta, fin dagli anni 80, il tifo ultrà è anche tifo politico e viceversa. Il razzismo e il nazifascismo di cui sono imbevute le gesta dei soldati picchiatori delle curva gialloblu si specchiano nel pantheon “valoriale” occupato dai simboli del Male; quel campionario dell’odio che, per ricambio generazionale, dal Fronte Nazionale di Franco Freda a Forza Nuova (la “f” e la “n” che si ripetono) fino alle tartarughe di CasaPound e prima ancora e sempre al Veneto Fronte Skinhead, nella Verona nera continua a tenere banco e ad accendere la violenza. Li chiamano “vecchi valori”, “mentalità” quelli che indossano il cappellino british-casual con il logo delle arche scaligere. In realtà è squadrismo in purezza, calcistico e politico. E’ un’onda fangosa che coi suoi rivoli dallo stadio innerva la città, le piazze eleganti del centro, i locali dello spritz, i quartieri multiculturali come Veronetta che per le camicie brune sono spazi da presidiare e se possibile intimidire, e non a caso la sede di CasaPound, il Mastino, sorge lì, in via Mazza, tra l’università e i laboratori dei giovani creativi, alcuni dei quali fieramente stranieri e felicemente integrati.
La violenza per affermare le proprie idee
Il “ricorso alla violenza” per affermare le proprie idee e la “sopraffazione sull’avversario” , dunque. Le parole usate dal giudice che ha firmato l’ordinanza cautelare nei confronti dei nuovi “guardiani delle mura”, gli ultrà neofascisti che come gli idoli Ludwig intendono ripulire Verona (e dunque il mondo, nella loro visione) dalla “feccia morale e sociale”, sono l’ennesimo timbro che sigilla una vecchia e brutta storia. Quella della città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa. La città nella città che nel 2008 assistette incredula, ma forse nemmeno troppo, e poi calò un silenzio peloso, al brutale omicidio Tommasoli: omicidio a sfondo “politico” e “razziale”, scrisse l’allora procuratore capo Guido Papalia. Perché se è vero come è vero che Nicola Tommasoli, 29enne grafico pubblicitario veronese, non aveva la pelle scura come i tifosi del Marocco e non era manco un attivista o militante politico come gli “antifa” e “zecche rosse” della Festa in Rosso, è anche vero che ai cinque del branco che accerchiarono e ridussero in coma Nicola a calci e pugni nella notte del 30 aprile 2008 bastò vedere che il “nemico” aveva i capelli lunghi raccolti in un codino. Fu sufficiente per trasformare il no a una richiesta di sigaretta in un imperdonabile affronto da lavare col sangue. Ecco perché “odio razziale”. Perché Nicola fu colpito sulla base di un’ “estetica” da discriminare.
Forza Nuova, CasaPound ed Hellas
Appartenevano a Forza Nuova e CasaPound ed erano tutti e cinque ultrà dell’Hellas Verona gli assassini di Tommasoli. La stessa palestra degli arrestati di oggi, lo stesso brodo di coltura, lo stesso mix di razzismo, violenza, isolazionismo, nazifascismo 3.0. A Verona la destra più nera monopolizza il tifo calcistico da sempre, dai tempi delle Brigate Gialloblù che nascono per iniziativa di due studenti sedicenni nel 1971 in un bar di Borgo Venezia ovvero il quartiere dove un tempo, prima che sorgesse lo stadio Bentegodi, giocava l’Hellas, in un campo sportivo alle spalle - guarda a volte il caso -,del cimitero ebraico di via Badile. Nel 1985-86 sbarca a Verona e in Veneto il neonazismo suprematista del circuito inglese Blood&Honour, lo importa il Veneto Fronte Skinhead che alla curva del Verona era collegato. Marchio, perno, perenne attitudine. Svastiche, celtiche, cori per Mussolini e Hitler. La cocaina spacciata e consumata in curva dai paladini del “Dio patria famiglia” e “ordine e disciplina”. “In 23 anni nulla è cambiato, Verona non ha ancora capito”, disse nel 2019 l’ex presidente Alberto Mazzi che nel ’96 fu costretto a girare sotto scorta per la vicenda del fantoccio di Ferrier calato dalla curva. “La morte di Nicola non è servita a niente – fanno eco nel 2021 Luca e Maria Tommasoli, i genitori di “Codino” Nicola Tommasoli -. Qui continuiamo a vedere odio, rabbia, cattiveria, pregiudizio, divisione. A Verona fa figo essere o atteggiarsi a fascisti. C’è questo inquinato di veronesità, è una cosa che si respira nell’aria”. Ecco. Meglio di così non si poteva dire. Nel libro nero dei “butei” adesso si è aggiunta una nuova pagina.