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Fallito lancio Starlink, il razzo Falcon 9 esplode nello spazio. Possibile stop ai voli SpaceX

È il primo incidente dal 2016, dopo 325 successi. Probabili conseguenze per le prossime missioni, soprattutto quelle con astronauti previste in luglio e agosto
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Un razzo Falcon 9 di SpaceX è esploso dopo aver raggiunto lo spazio ma senza raggiungere l’orbita prestabilita. Il lancio è stato un fallimento. E non è cosa da poco, dato che l’ultima volta che il vettore più utilizzato dalla compagnia di Elon Musk ha sofferto di qualche problema è stato nel 2016, ma, soprattutto, 325 lanci fa, un record. L’annuncio del failure, che potrebbe essere solo parziale (dipenderà dall’efficacia delle contromisure) è stato dato dalla stessa SpaceX, che per ogni lancio compila una cronaca live dell’andamento su X: “Durante il lancio del Falcon 9 di Starlink di questa notte, il motore del secondo stadio non ha completato la sua seconda accensione. Di conseguenza, i satelliti di Starlink sono stati dispiegati in un'orbita più bassa di quella prevista. SpaceX ha preso contatto con 5 dei satelliti e sta cercando di farli salire in orbita utilizzando i propulsori ionici”.

Il primo stadio del razzo, quello riutilizzabile, dopo il decollo dalla California, ha …

Un razzo Falcon 9 di SpaceX è esploso dopo aver raggiunto lo spazio ma senza raggiungere l’orbita prestabilita. Il lancio è stato un fallimento. E non è cosa da poco, dato che l’ultima volta che il vettore più utilizzato dalla compagnia di Elon Musk ha sofferto di qualche problema è stato nel 2016, ma, soprattutto, 325 lanci fa, un record. L’annuncio del failure, che potrebbe essere solo parziale (dipenderà dall’efficacia delle contromisure) è stato dato dalla stessa SpaceX, che per ogni lancio compila una cronaca live dell’andamento su X: “Durante il lancio del Falcon 9 di Starlink di questa notte, il motore del secondo stadio non ha completato la sua seconda accensione. Di conseguenza, i satelliti di Starlink sono stati dispiegati in un'orbita più bassa di quella prevista. SpaceX ha preso contatto con 5 dei satelliti e sta cercando di farli salire in orbita utilizzando i propulsori ionici”.

Il primo stadio del razzo, quello riutilizzabile, dopo il decollo dalla California, ha completato il proprio compito tornando verso terra e posandosi sulla piattaforma marittima al largo della costa. Il problema si è presentato col secondo stadio, quello che si accende subito dopo il distacco del booster e procede verso l’orbita. Un utente, su X, ha postato il video (tutti i lanci di SpaceX sono trasmessi in diretta streaming) del propulsore sul quale si è formato del ghiaccio, un’anomalia evidente. Possibile indizio di una perdita. Elon Musk ha risposto spiegando che “il riavvio dello stadio superiore per aumentare il perigeo (quindi l’innalzamento dell’orbita ndr) ha provocato un RUD del motore per motivi attualmente sconosciuti. Il team sta esaminando i dati questa sera per capire la causa principale. I satelliti Starlink sono stati dispiegati, ma il perigeo potrebbe essere troppo basso per farli salire in orbita. Ne sapremo di più tra qualche ora”.

RUD sta per “rapid unscheduled disassembly” (“smantellamento rapido non previsto”), espressione dal sapore tecnico ma che suona autoironica, usata più volte negli ultimi tempi soprattutto dopo i voli di Starship per indicare un’esplosione. Musk ha specificato che i satelliti sono stati comunque rilasciati, tuttavia su un’orbita molto più bassa di quella “nominale”. Significa che si trovano a una quota in cui l’atmosfera è molto più densa e il decadimento molto più rapido.

"Tentativo disperato”

Si tenterà di tirarli fuori dal “pantano” usando i propulsori a ioni ma, come ha chiarito di nuovo Musk su X, sembra un tentativo disperato: “Stiamo aggiornando il software dei satelliti per far funzionare i propulsori ionici all'equivalente della curvatura 9. A differenza di un episodio di Star Trek, probabilmente non funzionerà, ma vale la pena tentare. I propulsori del satellite devono alzare l'orbita più velocemente di quanto la resistenza atmosferica li faccia scendere, altrimenti si bruciano”. Dei 20 in partenza, 13 erano destinati al servizio “direct to cell”, la capacità di comunicare con i dispositivi mobili senza bisogno di un’antenna Starlink per raccogliere il segnale.

Le conseguenze, lo stop ai voli

Ci saranno di certo conseguenze dopo questo fallimento. È il primo failure di un Falcon 9 in configurazione “block 5”, attivo dal 2018. In generale, si tratta del terzo fallimento dall’inizio dei voli di questo vettore, e sono 354. E se l’ultimo incidente, quello del 2016, avvenne quando il razzo non era nemmeno in procinto di partire, ma sulla rampa durante un test, giorni prima del decollo, un’anomalia fatale come questa era accaduta solamente un’altra volta, nel 2015. Numeri e prestazioni difficili da eguagliare, SpaceX resta la compagnia più affidabile, tuttavia questo incidente potrebbe avere conseguenze sull’agenda dei prossimi voli.

Ci sono infatti anche due missioni umane in preparazione. Polaris Dawn, nuova avventura privata del miliardario Jared Isaacman, e tre altri astronauti privati, con una capsula Crew Dragon, prevista per il 31 luglio, e la Crew-9, spedizione diretta alla Stazione spaziale internazionale con tre astronauti americani e un russo. Entrambe saranno spinte da un Falcon 9, motivo per cui potrebbero slittare fino a quando non sarà chiarito il motivo che ha portato al fallimento di questo volo. Così come le altre missioni private e istituzionali spinte dallo stesso razzo.

Indagini sul motore Merlin

Questo porterà a indagare probabilmente il sistema di produzione dei motori. Quello del 12 luglio era il lancio numero 70 dall’inizio del 2024, 69° di un Falcon 9, si diceva, se si escludono i due test di Starship. Nessun altro può lanciare così tanto a una cadenza così serrata: più di un lancio ogni di tre giorni. È la necessità di continuare a lanciare (e sostituire) i satelliti della propria mega costellazione Starlink a rendere così fitta l’agenda, ma siccome solamente il primo stadio, il booster che rientra a ogni volo, è riutilizzabile, per ogni decollo bisogna usare un motore Merlin nuovo per operare nel vuoto, quello del secondo stadio.

Tanta domanda, seppure per la maggior parte interna, consente una produzione in serie, scalabile, uno dei fattori economici che stanno facendo la fortuna di SpaceX: si abbassano i costi, maggiore profitto e maggiore competitività sul mercato interno e internazionale. Ma dopo questo incidente, di certo, la Nasa per prima vorrà vederci chiaro, prima di rimettere i propri astronauti in testa a un Falcon 9.

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