Non servono fiori né abito bianco. Tra le nozze irrituali di chi si sposa da solo c’è il matrimonio con sé stessi. È la sologamia, neologismo tradotto dall’inglese sologamy dall’artista Elena Ketra che ne ha fatto una performance e un’opportunità reale.
Ketra, cos’è la sologamia?
«È nata nel ‘93 quando una certa Linda Baker per festeggiare i 40 anni si sposò con sé stessa. Il debutto pop è arrivato con Sex and the city quando Carrie Bradshow annunciò di voler fare lo stesso. Ma a me quello che interessava, occupandomi di empowerment femminile e tematiche di genere, era il fenomeno sociale: alla base della sologamia c’è una filosofia intimista volta alla cura di sé, al guardarsi dentro, al prendere coscienza di chi siamo, al mettersi davanti a uno specchio e non dimenticarsi. È un gesto di gentilezza verso noi stessi».
Come ci si sposa da soli?
«Con Supermartek, galleria d’arte digitale, abbiamo creato Sologamy, una piattaforma gratuita in cui chi vuole deve farsi 4 promesse e in virtù…
Non servono fiori né abito bianco. Tra le nozze irrituali di chi si sposa da solo c’è il matrimonio con sé stessi. È la sologamia, neologismo tradotto dall’inglese sologamy dall’artista Elena Ketra che ne ha fatto una performance e un’opportunità reale.
Ketra, cos’è la sologamia?
«È nata nel ‘93 quando una certa Linda Baker per festeggiare i 40 anni si sposò con sé stessa. Il debutto pop è arrivato con Sex and the city quando Carrie Bradshow annunciò di voler fare lo stesso. Ma a me quello che interessava, occupandomi di empowerment femminile e tematiche di genere, era il fenomeno sociale: alla base della sologamia c’è una filosofia intimista volta alla cura di sé, al guardarsi dentro, al prendere coscienza di chi siamo, al mettersi davanti a uno specchio e non dimenticarsi. È un gesto di gentilezza verso noi stessi».
Come ci si sposa da soli?
«Con Supermartek, galleria d’arte digitale, abbiamo creato Sologamy, una piattaforma gratuita in cui chi vuole deve farsi 4 promesse e in virtù di questo attestato d’amore riceve a casa un vero e proprio certificato d’amore sologamico che è un’opera esclusiva».
Cosa ci si promette?
«Di amarsi e prendersi cura di sé stessi, di non permettere mai a nessuno di ferirci e farci male, di battersi sempre per le proprie idee e la propria libertà, di bastarsi e non lasciarsi mai soli».
Quanti sono i sologami?
«Nell’ultimo anno più di mille persone si sono sposate con sé stesse: il 65% donne, il 26% uomini, il 9% non specificato».
In Giappone si fa da decenni, in Italia si conosce da molto meno, perché?
«Penso che sia ancora radicato nella società il concetto di matrimonio classico tradizionale per cui tutto quel che è diverso sembra pericoloso, non compreso. E la sologamia viene vista dal lato semplice, banale, come fosse una cosa stupida tutta da ridere e non una filosofia».
Chi si sposa da solo perché lo fa?
«C’è chi esce da un brutto periodo, chi da una separazione, chi da una violenza. E poi c’è anche chi lo fa per gioco».
È egoismo?
«Al contrario: se stai meglio con te stesso, stai meglio anche con altri. La sologamia include e non esclude e non toglie nulla agli altri. Ci si può sposare con sé stessi anche se si è già sposati. Pensare a sé stessi viene visto come atto egoistico, l’individualismo dipinto sempre in negativo, in realtà quel che mi ha spinto nella mia ricerca che poi mi ha portato a creare Sologamy è la volontà di riaccendere una luce bella e positiva su ciò che ognuno di noi è. Dire: fermiamo un attimo il tempo, proprio ora che farlo sembra impossibile, e prendiamoci cura di noi stessi».
Si tradiscono in tanti?
«In troppi. Chissà quante relazioni tossiche si potrebbero evitare se non tradissimo questi principi fondamentali».
E il divorzio esiste?
«In teoria sì, ma lo trovo orribile. È come dichiarare che non ti vuoi bene, non ti ami, non ti accetti, sei in balìa degli altri: un messaggio pericoloso, soprattutto per le donne».