Ha una lunga carriera nella sanità alle spalle, è direttore generale della Prevenzione del ministero, eppure non può diventare universitario. Gli mancano i titoli. Sfuma per Francesco Vaia la possibilità, ad un passo dai settant’anni, di entrare nel mondo accademico. Non potrà, come avrebbe desiderato, farsi chiamare professore.
Appena qualche settimana fa sembrava tutto pronto per l’abilitazione, finché la commissione del settore “Igiene generale e applicata”, non si è messa a controllare i titoli. Così, per il futuro di Vaia la strada si fa stretta. Probabilmente dopo l’estate se ne andrà da un ministero alla Salute che ha incassato l’ennesimo smacco con il decreto liste di attesa, sul quale proprio oggi potrebbe essere messa la fiducia dopo che l’impostazione è stata molto cambiata rispetto al progetto iniziale degli uomini di Orazio Schillaci. Del resto, praticamente la norma è senza risorse, e quel poco che prevede in fatto di novità organizzative diventerà operativo tra tanto te…
Ha una lunga carriera nella sanità alle spalle, è direttore generale della Prevenzione del ministero, eppure non può diventare universitario. Gli mancano i titoli. Sfuma per Francesco Vaia la possibilità, ad un passo dai settant’anni, di entrare nel mondo accademico. Non potrà, come avrebbe desiderato, farsi chiamare professore.
Appena qualche settimana fa sembrava tutto pronto per l’abilitazione, finché la commissione del settore “Igiene generale e applicata”, non si è messa a controllare i titoli. Così, per il futuro di Vaia la strada si fa stretta. Probabilmente dopo l’estate se ne andrà da un ministero alla Salute che ha incassato l’ennesimo smacco con il decreto liste di attesa, sul quale proprio oggi potrebbe essere messa la fiducia dopo che l’impostazione è stata molto cambiata rispetto al progetto iniziale degli uomini di Orazio Schillaci. Del resto, praticamente la norma è senza risorse, e quel poco che prevede in fatto di novità organizzative diventerà operativo tra tanto tempo, vista la necessità di atti ulteriori per applicare molte delle misure che prevede.
Sei titoli mancanti su otto
A vedere il giudizio del collegio, che si basa su dati documentali, si osserva che Vaia è in possesso dei titoli solo su due categorie valutate dalla commissione su otto. Ad esempio, gli mancano “organizzazione o partecipazione come relatori a convegni di carattere scientifico in Italia o all’estero” ma anche “responsabilità di studi e ricerche scientifiche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private”, e pure “responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali, ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi che prevedano la revisione tra pari”. C’è da chiedersi come il direttore del ministero abbia potuto sperare, visto il suo curriculm e visto che sono ben noti i titoli richiesti per passare la selezione, di essere abilitato. Sapeva di andare incontro a una bocciatura ma ha partecipato lo stesso.
Vaia è sempre stato una figura divisiva al ministero. Arrivato grazia alla spinta diretta di Giorgia Meloni, non è mai piaciuto a Schillaci. La convivenza è sempre stata difficile, anche se all’inizio il medico in uscita dallo Spallanzani appariva potentissimo. Piano piano la sua importanza è calata, mentre incideva poco dal punto di vista amministrativo e cercava di incassare più ospitate tv possibili. E’ scivolato sulla bozza del nuovo Piano pandemico, che non è piaciuto alla maggioranza perché prevede più o meno le stesse misure messe in atto dal governo precedente (ora lo ha rivisto e anticipato ai media ma per il momento non viene approvato). Infine, è stata nominata a capo dipartimento, ruolo che sembrava qualche mese fa destinato a lui, la arrembante compagna del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, cioè Maria Rosaria Campitiello che tra l’altro ha pure cercato di arginare l’esuberanza comunicativa di Vaia, pare al momento senza successo.
“Farò ricorso”
Vaia commenta così la decisione della commissione. “Premesso che sono già da vari anni professore straordinario, sono molto sereno e soddisfatto che la parte riguardante le pubblicazioni scientifiche sia stata considerata molto positiva”. Annuncia poi un ricorso. “A maggioranza è stato deciso che i requisiti riguardanti la partecipazione ai congressi non fossero sufficienti. Non tutti i commissari erano d'accordo. Siamo già pronti a presentare alle magistrature competenti ricorso e quindi attenderei i giudizi definitivi per esprimermi”.
Il capo di gabinetto e il caso Aifa
Vaia lascerà un ministero assai poco incisivo, alle prese con problemi vari. Ancora si parla di quanto successo con il convegno Aifa organizzato nell’auditorium Piccinno della sede del dicastero. E’ venuto fuori che il titolare dell’azienda che avrebbe dovuto organizzare l’incontro, raccogliendo sponsor tra l’industria farmaceutica, è una persona ben nota al ministero alla Salute. Da questo era infatti stato nominato, nel giugno dell’anno scorso, membro del collegio sindacale dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario della Lombardia. Si tratta di Massimiliano Aprea, commercialista, che nel gennaio di quest’anno ha fondato la Fuel Consulting. Un esperto nominato dal ministero per un incarico pubblico si doveva occupare (l’incontro è saltato dopo la pubblicazione del caso su Repubblica) di organizzazione di eventi nella sede dello stesso ministero per conto di un ente da questo vigilato, l’Aifa. Le nomine come quella in Lombardia vengono di solito gestite dall’ufficio di Gabinetto che è guidato da Marco Mattei, un misto tra politico di Fdi e tecnico, che ha lavorato nelle Asl e che conosce Aprea. Un bel cortocircuito del quale nessuno, salvo il sottosegretario Marcello Gemmato che ha chiesto chiarimenti ad Aifa, sembra curarsi. E Mattei è molto più potente di Vaia.