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Covid, l’ondata d’estate c’è ma non si vede. L’Oms: casi aumentati di cinque volte

In una foto d'archivio, un operatore sanitario controlla un tampone rapido, 5 agosto 2022. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO (ansa)

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In Italia 8.900 contagi in una settimana. È un dato sottostimato: pochi fanno il tampon
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In Italia i dati bisogna andarseli a cercare sul sito del ministero, e nessuno nel governo spende una parola per il Covid, mentre l’Oms intanto parla di un aumento di cinque volte dei positivi nelle ultime 8 settimane. La malattia è molto più blanda di un tempo, pericolosa solo per le persone fragili perché le ultime varianti del virus non sono più in grado di portare l’infezione fino ai polmoni ma generalmente si fermano nelle alte vie respiratorie, ma comunque si segnala una crescita della diffusione. Nell’ultima settimana i contagi sono stati 8.900 e i morti 40. Un mese fa il primo dato era circa 2.000, il secondo 14. C’è stato quindi un aumento anche se bisogna sempre ricordare che i dati sui contagi non sono credibili perché il tampone ormai non lo fa quasi nessuno. Tanti sono positivi, magari con sintomi leggerissimi o senza sintomi, e non vanno di certo a controllarsi.

Le parole dell’Oms

“Il Covid-19 non è scomparso. Nella regione dell’Oms Europa, che comprende 53 Stati membri…

In Italia i dati bisogna andarseli a cercare sul sito del ministero, e nessuno nel governo spende una parola per il Covid, mentre l’Oms intanto parla di un aumento di cinque volte dei positivi nelle ultime 8 settimane. La malattia è molto più blanda di un tempo, pericolosa solo per le persone fragili perché le ultime varianti del virus non sono più in grado di portare l’infezione fino ai polmoni ma generalmente si fermano nelle alte vie respiratorie, ma comunque si segnala una crescita della diffusione. Nell’ultima settimana i contagi sono stati 8.900 e i morti 40. Un mese fa il primo dato era circa 2.000, il secondo 14. C’è stato quindi un aumento anche se bisogna sempre ricordare che i dati sui contagi non sono credibili perché il tampone ormai non lo fa quasi nessuno. Tanti sono positivi, magari con sintomi leggerissimi o senza sintomi, e non vanno di certo a controllarsi.

Le parole dell’Oms

“Il Covid-19 non è scomparso. Nella regione dell’Oms Europa, che comprende 53 Stati membri di Europa e Asia centrale, il numero di ricoveri ospedalieri nelle ultime quattro settimane è del 51% più alto rispetto alle quattro precedenti”. A dirlo è il direttore dell’ufficio regionale dell’Oms per l’Europa, Hans Kluge. Quanto ai morti, nell’ultimo mese il dato “è del 32% più alto rispetto ai trenta giorni precedente”.

“No allarmismi”

I dati italiani non vengono più diffusi attivamente dal ministero alla Salute ma vengono comunque pubblicati ogni venerdì sul sito internet dell’istituzione. La maggioranza non ha mai gradito molto parlare di Covid e se lo ha fatto è stato per polemizzare con la bozza del piano pandemico perché conteneva tra le indicazioni delle misure da prendere in caso di nuova pandemia quelle adottate dal centrosinistra. Francesco Vaia, capo della Prevenzione del ministero alla Salute, che proprio a causa di quella bozza ha visto la sua stella offuscarsi (è dato in uscita dopo l’estate), commenta: “Condivido assolutamente quanto affermato da Hans Kluge. Noi lo diciamo da sempre e la nostra linea di responsabilizzare chi ha dimostrato capacità e saggezza come i direttori sanitari delle strutture ospedaliere o delle Rsa è quella giusta. Non bisogna fare allarmismi ma tenere la situazione sotto attento monitoraggio”. Per Vaia bisogna difendere i fragili, prima di tutto i grandi anziani, i pazienti oncologici, gli immunodepressi.

“Mascherine nei reparti con i fragili”

Alla luce della situazione europea Luigi Zanella, capogruppo alla Camera di Avs, dice al governo che «non può restare fermo, chiediamo almeno che abbia il coraggio di raccomandare le mascherine e di ripristinarne l’obbligo negli ospedali tolto 14 giorni fa dal ministro della Salute». L’ordinanza che imponeva le protezioni nei reparti dove sono assistiti i fragili in effetti non è stata rinnovata e si è deciso di lasciare alle direzioni sanitarie delle strutture la responsabilità di decidere dove sono eventualmente necessarie le mascherine.

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