“L’Adriatico è diventato un mare tropicale. Ma almeno adesso è più pulito di 40 anni fa”
di Elena DusiIl “mare sporco”. L’espressione in italiano è usata per le mucillagini anche in altre lingue europee. «Le prime osservazioni avvennero proprio in Italia nel 1729. Nelle vecchie immagini si vedono gli uomini in spiaggia in costumone e le donne con cappellino e ombrello che si tappano il naso» racconta Roberto Danovaro, biologo marino che è nato a Genova, ha preso il dottorato a Pisa, è stato per 10 anni fino al 2022 presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn a Napoli e insegna all’università Politecnica delle Marche ad Ancona. E insomma profondo conoscitore — anche perché è un sub — di tutti i mari italiani.
L’Adriatico ha appena toccato i 30° e ha le mucillagini in alcuni punti. Come vede la situazione?
«In miglioramento per le mucillagini. In peggioramento per il caldo».
Partiamo dalle mucillagini?
«Siamo appena tornati da una missione con i colleghi lungo la costa marchigiana. Le mucillagini in molti punti si sta…
Il “mare sporco”. L’espressione in italiano è usata per le mucillagini anche in altre lingue europee. «Le prime osservazioni avvennero proprio in Italia nel 1729. Nelle vecchie immagini si vedono gli uomini in spiaggia in costumone e le donne con cappellino e ombrello che si tappano il naso» racconta Roberto Danovaro, biologo marino che è nato a Genova, ha preso il dottorato a Pisa, è stato per 10 anni fino al 2022 presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn a Napoli e insegna all’università Politecnica delle Marche ad Ancona. E insomma profondo conoscitore — anche perché è un sub — di tutti i mari italiani.
L’Adriatico ha appena toccato i 30° e ha le mucillagini in alcuni punti. Come vede la situazione?
«In miglioramento per le mucillagini. In peggioramento per il caldo».
Partiamo dalle mucillagini?
«Siamo appena tornati da una missione con i colleghi lungo la costa marchigiana. Le mucillagini in molti punti si stanno sciogliendo. La massa compatta di inizio estate si sta disgregando in fiocchi biancastri. È il segno che i batteri del mare sono al lavoro per decomporla».
La temperatura del mare invece?
«Siamo ormai ai livelli delle Maldive, ma senza i colori dei tropici».
Perché no?
«Il Mediterraneo è un mare di mezzo. D’estate ha tratti tipici delle acque tropicali e d’inverno di quelle temperate atlantiche. Si sta riscaldando come un mare tropicale, ma non può ospitare le scogliere coralline. Reagisce desertificandosi. Immergendosi si vedono spesso paesaggi brulli, rocce nude senza le alghe né i colori di un tempo. A prima vista l’acqua può sembrare più trasparente e pulita. Ma l’acqua torbida è anche sinonimo di vita, di ricchezza di fitoplancton».
E creano le mucillagini. Ma perché solo in certi periodi?
«Le mucillagini sono state rarissime fino agli anni ’70-’80. Poi sono diventate più frequenti. Nel 2006-2007 durarono una stagione intera e il turismo in Adriatico fu devastato. I giornali tedeschi scrivevano di non partire per l’Italia perché il mare puzzava. La Croazia ci accusò di contagiare anche lei. Da allora il nostro paese ha preso sul serio il problema. Una causa fu individuata nel Po, che scaricava nell’Adriatico i resti dei fertilizzanti dell’agricoltura padana e i polifosfati dei detersivi. Questi ultimi sono stati nel frattempo vietati e la situazione è migliorata».
Che c’entrano i fertilizzanti?
«Le mucillagini sono prodotte dal fitoplancton, alghe di circa un decimo di millimetro. Servono tre fattori perché si sviluppino. La luce della primavera. Nutrienti come quelli scaricati dal Po: le alghe sono vegetali e crescono anche grazie ai fertilizzanti. Infine acque calme. Quest’ultima condizione è legata al riscaldamento climatico, che porta a periodi di bel tempo prolungati. Le temperature alte creano inoltre stress sul fitoplancton, inducendolo a secernere più mucillagine. Se tutti questi fattori si verificano insieme — il termine che usiamo anche nella scienza è lotteria del mare — poche centinaia di alghe possono diventare centinaia di milioni in pochi giorni».
Che effetto fa immergervisi?
«Farci il bagno non è una buona idea. Essendo gelatinose, raccolgono batteri e sostanze tossiche. Anche da sub non è divertente. Usiamo la muta intera e dopo facciamo una doppia doccia, con un po’ di pizzicore sulla pelle. Si ha la sensazione di muoversi in una soffitta piena di ragnatele. I filamenti rendono la muta più rigida e i movimenti più faticosi».
Il riscaldamento del mare come cambia il panorama dei fondali?
«Se bendassero un sub e lo facessero tuffare a Lampedusa o Linosa direbbe di trovarsi nel mar Rosso, tanta è l’abbondanza di specie tropicali come i pesci arcobaleno e pappagallo. Ormai i mari italiani hanno mille specie aliene a fronte di 16mila autoctone. L’anno scorso è esploso il granchio blu, una specie invasiva di origine atlantica. Oggi si sta espandendo anche una seconda specie dal Mar Rosso. Si moltiplicano gli avvistamenti dei pesci scorpioni, colorati ma pericolosi per le spine dorsali velenose. In compenso sono ottimi da mangiare. Io sono in fila, aspetto l’occasione di assaggiarlo. Come con il granchio blu, l’uomo risolve i problemi mangiandoseli».
Rispetto a quando si tuffava da ragazzino come è cambiato il mare?
«Negli anni ’80 si nuotava tra le buste di plastica e si usciva dall’acqua con il costume sporco di catrame. Oggi il mare è più pulito. Il lavaggio delle cisterne è stato vietato. Quello che allora sembrava il grande problema — l’inquinamento — è stato sostituito dal riscaldamento. Da ragazzino la temperatura media dell’acqua in estate era 25°. Ora siamo quasi a tre gradi in più, e i picchi di 30° non saranno il punto di arrivo. Presto arriveremo 30 e mezzo, che è oltre le acque tropicali ed equatoriali. La pesca ha inoltre impoverito la vita marina. Ricordo che raccoglievamo i cannolicchi con le dita dei piedi e la sera mangiavamo la pastasciutta. Oggi non se ne trovano più. Alcune specie però ci hanno guadagnato. Le tartarughe marine nidificano ormai in tutta Italia. E la posidonia, pianta marina che fornisce l’habitat a centinaia di altre specie, ha fioriture più frequenti e spettacolari. Sembrano nontiscordardimé, ma bianchi. Quando si staccano riempiono il mare dei loro petali»