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Massimo Ammaniti: “Sui papà ancora troppi pregiudizi. Ai bimbi serve la co-genitorialità”

(ansa)

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L’intervista allo psicanalista dell’età evolutiva dopo la sentenza della Cassazione sul pernottamento esclusivo dalla madre di un bambino fino ai tre anni di età figlio di genitori separati
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Professor Massimo Ammaniti, da psicanalista dell’età evolutiva ha letto la sentenza della Cassazione? Con i genitori separati, il bambino deve dormire solo con la mamma per i primi tre anni. Che ne pensa?

«Mi pare che i giudici non siano aggiornati sulla infant research».

La ricerca scientifica cosa dice?

«Studi internazionali hanno da anni ampiamente dimostrato che i bambini, fin dai primissimi mesi di vita, interagiscono con entrambi i genitori. E, difatti, noi parliamo di relazione triadica».

Cosa significa?

«Che i bambini hanno certo una relazione esclusiva sia con la madre che con il padre, ma hanno anche un rapporto proprio con entrambi i genitori e sin da piccolissimi si rendono conto che tra i due adulti c’è una legame particolare. La relazione triadica è complessa, come complesso è il mondo dei bambini che sono piccoli ma non immaturi».

Non c’è una prevalenza materna?

«Lo si pensava in passato, che la madre giocasse un ruolo esclusivo e che il padre subentrasse tardivamente n…

Professor Massimo Ammaniti, da psicanalista dell’età evolutiva ha letto la sentenza della Cassazione? Con i genitori separati, il bambino deve dormire solo con la mamma per i primi tre anni. Che ne pensa?

«Mi pare che i giudici non siano aggiornati sulla infant research».

La ricerca scientifica cosa dice?

«Studi internazionali hanno da anni ampiamente dimostrato che i bambini, fin dai primissimi mesi di vita, interagiscono con entrambi i genitori. E, difatti, noi parliamo di relazione triadica».

Cosa significa?

«Che i bambini hanno certo una relazione esclusiva sia con la madre che con il padre, ma hanno anche un rapporto proprio con entrambi i genitori e sin da piccolissimi si rendono conto che tra i due adulti c’è una legame particolare. La relazione triadica è complessa, come complesso è il mondo dei bambini che sono piccoli ma non immaturi».

Non c’è una prevalenza materna?

«Lo si pensava in passato, che la madre giocasse un ruolo esclusivo e che il padre subentrasse tardivamente nella crescita del figlio. Non è più così. I padri intervengono molto precocemente, interagiscono con i bambini, hanno la capacità di sintonizzarsi con loro, sono di supporto ai figli e giocano un ruolo attivo insieme alle madri».

Dunque è più importante la bigenitorialità?

«Parliamo di co-genitorialità: la collaborazione dei genitori, il supporto vicendevole che si danno, la presenza equilibrata e continuativa di entrambi nella vita dei figli. Ognuno ha le sue caratteristiche e il suo ruolo: la madre, allattando in molti casi, ha un compito speciale che instaura anche una relazione particolare. Però il bambino passa presto a un altro tipo di alimentazione, non più legata al seno. Tutto questo deve essere conosciuto altrimenti si rischia di ricadere in luoghi comuni che influenzano i nostri orientamenti».

Parla anche del ruolo di cura che ricade maggiormente sulle donne?

«Sì, ma non solo. Serve un sostegno legislativo ed economico paritario per entrambi i genitori. Ma oggi non è nemmeno più tempo di avere pregiudizi sui padri. Le identità paterne sono profondamente mutate: gli uomini sono in gran parte presenti in gravidanza, vanno ai corsi pre-parto, partecipano alla vita del bambino sin dai primi giorni, non sono più solo i padri delle regole. E d’altra parte noi sappiamo anche che già nel primo anno di vita i bambini e le bambine hanno identificazioni multiple e anche la figura del padre, dove presente, è molto importante nella costruzione dell’identità di genere».

Dividersi tra due case, quella della mamma e quella del papà, può essere stressante per i bambini?

«L’identificazione multipla vale anche per l’ambiente materno e paterno. La stabilità abitativa non significa necessariamente avere una sola casa, ma avvertire entrambe le case come proprie, come luoghi dove sentirsi al sicuro. E per sentirle sicure devono essere posti in cui si pranza, si cena, si dorme, non solo luoghi in cui si gioca come al lunapark».

E torniamo alla sentenza: si sostiene che la notte dal papà non sia conciliabile con l’età del figlio.

«Il momento dell’addormentamento è certamente critico, perché il bambino deve lasciare il mondo reale, della luce ed entrare nell’universo del buio, del sonno e dei sogni. Ma proprio per questo è un momento molto importante nella costruzione della relazione genitore — figlio e non si capisce quale sia il senso di affidare questo compito esclusivamente alla madre. Entrambi i genitori, salvo casi particolari, hanno le capacità e le competenze per tranquillizzare i propri figli e per rassicurarli nel momento della nanna».

Ci sono desideri possessivi dei genitori nei confronti dei figli che rischiano di comprometterne la crescita serena?

«Sicuramente e resto sempre piuttosto perplesso davanti a un genitore che, in circostanze normali, ha un atteggiamento esclusivo nei confronti del figlio e cerca di ostacolarne il rapporto con l’altro. È un’ottica che andrebbe fortemente scoraggiata. Anche quando due genitori si separano, continuano a essere una coppia genitoriale, dovrebbero mettersi nei panni del bambino e capire che è fondametale il rapporto pressoché paritario con la madre e con il padre»

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