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Turbolenze in aereo, il fisico Vincenzo Carbone: “In aumento quelle col cielo sereno. Potrebbe dipendere dal cambiamento climatico”

Gli effetti di una turbolenza a bordo 

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Sono le più insidiose perché inaspettate e imprevedibili. Lo scienziato guida un consorzio di enti di ricerca europei che vuole fare chiarezza sul fenomeno
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Sembrano cieli sereni. Nascondono però vortici e correnti che scuotono gli aerei. I piloti vi finiscono inconsapevolmente, senza poter dare il segnale di allacciare le cinture di sicurezza.

“Le cosiddette turbolenze in aria chiara non sono necessariamente più violente delle turbolenze dei temporali, o di quelle che un aereo attraversa quando sorvola una catena montuosa. Però sono inattese. Possono avvenire quando stanno passando i carrelli dei pasti o quando i passeggeri sono in piedi, causando danni”.

Vincenzo Carbone, fisico dell’università della Calabria che si occupa di turbolenze dell’atmosfera, ha deciso di studiare questo fenomeno per molti versi misterioso. Guida un consorzio di enti di ricerca europei (per l’Italia partecipa anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che vuole gettare luce sull’aumento delle turbolenze in aria chiara legato al cambiamento climatico.

Con i colleghi anche francesi ha in pubblicazione uno studio su Geophysical Research Letters.

Cosa…

Sembrano cieli sereni. Nascondono però vortici e correnti che scuotono gli aerei. I piloti vi finiscono inconsapevolmente, senza poter dare il segnale di allacciare le cinture di sicurezza.

“Le cosiddette turbolenze in aria chiara non sono necessariamente più violente delle turbolenze dei temporali, o di quelle che un aereo attraversa quando sorvola una catena montuosa. Però sono inattese. Possono avvenire quando stanno passando i carrelli dei pasti o quando i passeggeri sono in piedi, causando danni”.

Vincenzo Carbone, fisico dell’università della Calabria che si occupa di turbolenze dell’atmosfera, ha deciso di studiare questo fenomeno per molti versi misterioso. Guida un consorzio di enti di ricerca europei (per l’Italia partecipa anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che vuole gettare luce sull’aumento delle turbolenze in aria chiara legato al cambiamento climatico.

Con i colleghi anche francesi ha in pubblicazione uno studio su Geophysical Research Letters.

Cosa avete osservato?

“Abbiamo analizzato 73 anni di dati dai satelliti per il monitoraggio dell’atmosfera sull’Europa, dal 1950 al 2023. Abbiamo visto che i fenomeni di instabilità dell’aria non legati ai temporali sono aumentati. In alcune zone la probabilità di incontrare oggi una turbolenza più severa rispetto al passato è aumentata anche del 30%”.

Effetto del cambiamento climatico?

“E’ la nostra ipotesi. Anche se il legame di causa ed effetto è tutt’altro che chiaro, ed è materia di studio della fisica della complessità, il cambiamento climatico cambia la dinamica dell’atmosfera. E’ molto probabile quindi che abbia ripercussioni sulle turbolenze degli aerei. L’episodio di maggio, quando un passeggero inglese è morto su un volo della Singapore Airlines per una turbolenza in aria chiara del tutto imprevista, ci ha fatto capire che il tema è importante. Incontrare una turbolenza in aria chiara non fa cadere l’aereo, che si trova tra 8mila e 10mila metri di altezza. Coglie però passeggeri ed equipaggio impreparati”.

Ci sono strumenti per poterle prevedere?

“Teoricamente si potrebbero montare sugli aerei degli apparecchi chiamati Lidar, ma si tratta in tutto e per tutto di strumenti scientifici, non facili da utilizzare”.

Voi avete analizzato l’instabilità dell’aria al netto della presenza di aerei. Ci sono viceversa osservazioni fatte dagli aerei di un aumento degli episodi di turbolenza?

“Non abbiamo molti dati sul versante aeronautico. Mi è stato spiegato che le turbolenze vengono riportate fra le annotazioni del volo solo se hanno avuto un impatto. Sta un po’ alla discrezionalità del pilota segnalarle oppure no e questo non facilita la creazione di un database scientifico”.

Cosa avete visto dai dati meteo dal 1950 all’anno scorso?

“Che i cieli d’Europa presentano in buona parte vortici e turbolenze più intense rispetto al passato. Avviene in Nord Europa, nel sud del Mediterraneo, ma anche al di sopra delle Alpi. D’altronde la circolazione atmosferica sul nostro continente è molto cambiata negli ultimi settant’anni. In passato avevamo l’anticiclone delle Azzorre che si spostava verso l’Europa del sud. Oggi veniamo raggiunti di frequente dagli anticicloni africani che viaggiano verso nord”.

Nel vostro studio citate mille eventi all’anno di turbolenze importanti solo negli Usa, con 1.500 feriti fra il personale di bordo e 560 fra i passeggeri. Il costo per le compagnie aeree fra danni all’aereo, alle persone e ritardi sarebbe di 500 milioni di euro.

“Sono dati americani, vorremmo raccogliere informazioni precise anche per l’Europa”.

Cosa c’entra la corrente a getto con le turbolenze in aria chiara?

“Il jet stream, o corrente a getto, può essere immaginato come un fiume fatto di aria che scorre molto veloce ad alta quota – tra 8 e 10 mila metri - a determinate latitudini. Gli aerei possono sfruttare il jet stream per accelerare le loro rotte, ma a volte queste correnti sono accompagnate da instabilità. I jet stream sono uno dei fenomeni atmosferici più influenzati dal cambiamento climatico, in una maniera ancora non compresa appieno”.

Una turbolenza in aria chiara può avvenire solo in corrispondenza di un jet stream?

“No, abbiamo dimostrato che l’aumento delle turbolenze in aria chiara avviene anche al di fuori del jet stream, ad esempio al di sopra delle Alpi o in quelli che chiamiamo ridge: zone molto allungate di alta pressione che si ritrovano fra due aree di basa pressione. Non sappiamo se gli squilibri nell’atmosfera causati dal cambiamento climatico bastino a spiegarle. E’ proprio quello che vogliamo indagare nei prossimi mesi. Vorremmo creare una mappa delle turbolenze dei cieli europei, includendovi anche i problemi per il volo creati dalle tempeste di sabbia. E’ un’idea non troppo diversa da quella delle mappe del rischio sismico per i terremoti”.

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