Le parole dette dal padre di Filippo Turetta, l'assassino di Giulia Cecchettin, durante il loro primo colloquio in carcere, sarebbero dovute rimanere riservate. Il Garante per la privacy ritiene infatti "eccessiva" la pubblicazione dei colloqui annunciando di aver "avviato istruttorie nei confronti di varie testate" e richiama "i media e i social al rigoroso rispetto del principio di essenzialità dell'informazione e della dignità delle persone coinvolte in fatti di cronaca".
"La pubblicazione di conversazioni private, intercorse in un contesto di particolare delicatezza, quali i colloqui in carcere tra detenuti e parenti, vìola la normativa privacy e le regole deontologiche dei giornalisti", afferma il garante.
In precedenza anche le Camere Penali, per bocca del segretario Rinaldo Romanelli, avevano definito "grave" la "diffusione di quel dialogo": "Crocifiggere queste persone che stanno vivendo una tragedia è immorale. Non aggiunge nulla alle indagini né alla cronaca, si tratta solo di voyerismo fuori luogo che rischia peraltro di mettere a repentaglio la stessa incolumità di due persone che, non solo non hanno commesso alcun reato, ma si trovano a vivere un'atroce sofferenza". Sulla stessa scia il consiglio dell'Ordine degli avvocati di Venezia che aveva stigmatizzato la pubblicazione dei contenuti delle intercettazioni e, più in generale, "la divulgazione di atti procedimentali, a maggior ragione a ridosso dell'apertura della fase dibattimentale".
Di tutt'altro tenore le parole di Gino Cecchettin, il padre di Giulia: "Dopo il dolore per la morte di mia figlia, in confronto a quel dolore il resto è nulla per me. Alcune notizie vecchie non andavano divulgate, ma non sta a me giudicare l'operato di un altro papà e quindi non lo giudicherò". E successivamente aveva aggiunto: "Noi tutti dovremmo pensare a questa famiglia, a come aiutarla".
In realtà era stato lo stesso Nicola Turetta a scusarsi pubblicamente per quelle che aveva definito "frasi stupide", cercando di spiegare i motivi di quelle parole: "Gli ho detto solo tante fesserie. Non ho mai pensato che i femminicidi fossero una cosa normale. Erano frasi senza senso. Temevo che Filippo si suicidasse. Quegli instanti per noi erano devastanti. Non sapevamo come gestirli. Vi prego, non prendete in considerazione quelle stupide frasi. Vi supplico, siate comprensivi".