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“Migranti respinti nel deserto o consegnati ai trafficanti libici”: così la Tunisia frena le partenze

L'incontro ad aprile a Tunisi tra la premier Meloni e il presidente Saied (ansa)

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Flussi ridotti del 77%, funziona il patto tra Italia e Saied. Ma sulla pelle dei migranti. Le Ong: “L’Ue chiude gli occhi sulla deriva autoritaria del Paese”
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TUNISI — Nel mese di luglio sono stati 7mila i migranti arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo, partiti dalla Tunisia e dalla Libia: meno di un terzo dei 24mila sbarcati lo stesso mese dell’anno scorso e la metà dei 14mila del luglio 2022. Da gennaio scorso a fine luglio gli arrivi in provenienza dalla sola Tunisia si sono ridotti del 77%, ormai inferiori a quelli dalla Libia. Sono cifre che parlano chiaro: il flusso migratorio dal paese di Kais Saied, presidente autoritario e amico di Giorgia Meloni, si è ridotto drasticamente.

La premier non perde occasione di cantare vittoria, ricordando che l’inversione di tendenza si è verificata dopo la firma del Memorandum Ue-Tunisia, nel luglio 2023, da lei voluto fortemente: un accordo, che ha concesso generosi aiuti economici a Saied in cambio della stretta sulle partenze dei migranti dalle sue coste.

"Sulla pelle dei migranti”

Vista da Tunisi, però, questa «vittor…

TUNISI — Nel mese di luglio sono stati 7mila i migranti arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo, partiti dalla Tunisia e dalla Libia: meno di un terzo dei 24mila sbarcati lo stesso mese dell’anno scorso e la metà dei 14mila del luglio 2022. Da gennaio scorso a fine luglio gli arrivi in provenienza dalla sola Tunisia si sono ridotti del 77%, ormai inferiori a quelli dalla Libia. Sono cifre che parlano chiaro: il flusso migratorio dal paese di Kais Saied, presidente autoritario e amico di Giorgia Meloni, si è ridotto drasticamente.

La premier non perde occasione di cantare vittoria, ricordando che l’inversione di tendenza si è verificata dopo la firma del Memorandum Ue-Tunisia, nel luglio 2023, da lei voluto fortemente: un accordo, che ha concesso generosi aiuti economici a Saied in cambio della stretta sulle partenze dei migranti dalle sue coste.

"Sulla pelle dei migranti”

Vista da Tunisi, però, questa «vittoria» lascia l’amaro in bocca. «È ottenuta sulla pelle dei migranti», ricorda Romdhane Ben Amor, del Ftdes (Forum tunisino per i diritti economici e sociali). Da quando la Guardia nazionale ha aumentato le intercettazioni dei barconi in mare (sono in particolare i traballanti barchini metallici utilizzati dai subsahariani a essere scomparsi dalla rotta, i tunisini restano stabili) e ha iniziato a moltiplicare le retate in strada per svuotare le città dei clandestini africani, loro si nascondono, non possono più assicurarsi i lavoretti che li aiutavano a sopravvivere e non trovano più alloggi.

Si nascondono o si concentrano in accampamenti improvvisati, come quelli nella zona di El Amra, a una quarantina di chilometri a nord di Sfax. «Non sappiamo quanti ne siano ammassati lì, sicuramente migliaia — continua Ben Amor —. Dormono sotto gli olivi. Sono numerose le donne e i bambini. Hanno difficoltà a trovare acqua e cibo. E ci sono persone che muoiono, perché non hanno accesso all’assistenza medica».

Flusso continuo, soprattutto dall’Algeria

È quell’hotspot che Meloni aveva a lungo sognato in Tunisia e che è nato per forza di cose, dato che i migranti non possono più partire, ma continuano ad arrivare, soprattutto dall’Algeria. Sì, un hotspot fangoso, putrido e sgangherato, senza neanche le Ong a fornire assistenza, «perché Saied lo ha impedito e fatto arrestare alcuni dei loro esponenti». Nel mirino delle autorità sono finiti il Consiglio tunisino per i rifugiati (Ctr) e Terre d’asile, le due associazioni che un tempo fornivano aiuti ai subsahariani, ma che sono state messe al bando.

Abbandonati nel deserto

Non solo. Prima i migranti intercettati in mare, una volta ritornati sulla costa, erano liberati. Adesso, «nella maggioranza dei casi, vengono spinti a forza nei pullman — aggiunge Ben Amor — e scaricati alle frontiere con l’Algeria e la Libia, in zone desertiche». C’è chi muore di stenti, lontano da occhi indiscreti. Per quanto riguarda il confine libico, «esistono video di migranti e rapporti di Ong che provano il coordinamento tra alcuni membri della Guardia nazionale e le milizie libiche. I gendarmi tunisini si fanno pagare per cedere i migranti, perché in Libia le milizie li incarcerano in centri di detenzione. Lì sono torturati e chiedono riscatti alle famiglie di origine, nei paesi subsahariani, che pagano con Western union o simili».

"E Tunisi ci guadagna poco”

Hamza Meddeb, ricercatore al Carnegie Middle East Center, riconosce che il forte calo del flusso migratorio tra la Tunisia e l’Italia, «a parte il tragico costo umano, è soprattutto una vittoria per Meloni, che ha potuto rivenderlo alla sua opinione pubblica. La Tunisia, però, non ci guadagna granché, almeno finanziariamente». Il memorandum con l’Europa prevedeva 150 milioni di “assistenza macroeconomica urgente”, sbloccati nel marzo scorso, e 105 milioni per la lotta alla migrazione irregolare, finora sbloccati solo in parte. Il grosso erano i 900 milioni di «assistenza macrofinanziaria», fondamentali per il budget di un paese sull’orlo del default. «Quelli, però, restano congelati, perché condizionati alla finalizzazione di un accordo per il prestito da 1,9 miliardi di dollari del Fmi (Fondo monetario internazionale). Ma questo per il momento è naufragato», aggiunge Meddeb.

Verso le elezioni del 6 ottobre

Insomma, tanti sforzi per frenare i migranti perché? «Serve agli interessi politici di Saied — continua lo specialista —. Lui voleva che l’Europa chiudesse gli occhi sulla sua deriva autoritaria e che non si occupasse delle prossime presidenziali, fissate il 6 ottobre. Ha messo in carcere tanti oppositori e impedito ad altri di candidarsi: vuole stravincere. E l’Italia, la Francia e l’Europa non dicono nulla: basta che lui faccia il suo dovere sui migranti». Insomma, una «vittoria» pure per Saied. E ancora sulla pelle di quei disperati.

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