Università, pronto il decreto sulle telematiche: più corsi in presenza, esami dal vivo e il 40% delle lezioni online in diretta
di Corrado ZuninoROMA - È in fase di scrittura il decreto sui “requisiti minimi” con cui la ministra Anna Maria Bernini, Università e Ricerca, riformerà gli atenei telematici. Sarà pubblico solo a settembre: il recente scontro del ministero con la Conferenza dei rettori e le polemiche sul posto offerto dalla ministra all’indagato ex rettore Salvatore Cuzzocrea hanno terremotato l’agenda della Bernini, che avrebbe voluto chiudere il lungo tavolo sulle telematiche a metà dello scorso luglio e, invece, osserva incontri tecnici succedersi a riunione informali che aggiungono problemi invece di appianarli.
Le imprese telematiche – in Italia sono ben undici gli atenei in possesso dell’autorizzazione a erogare sapere online – si sono impegnate a fare in presenza buona parte dei corsi di laurea e, quindi, a garantire un 40 per cento di lezioni online “sincrone”, ovvero in diretta e non solo affidate agli streaming serali pane del rientro a casa per gli studenti lavoratori.
La firma dell’ex rettore a favore d…
ROMA - È in fase di scrittura il decreto sui “requisiti minimi” con cui la ministra Anna Maria Bernini, Università e Ricerca, riformerà gli atenei telematici. Sarà pubblico solo a settembre: il recente scontro del ministero con la Conferenza dei rettori e le polemiche sul posto offerto dalla ministra all’indagato ex rettore Salvatore Cuzzocrea hanno terremotato l’agenda della Bernini, che avrebbe voluto chiudere il lungo tavolo sulle telematiche a metà dello scorso luglio e, invece, osserva incontri tecnici succedersi a riunione informali che aggiungono problemi invece di appianarli.
Le imprese telematiche – in Italia sono ben undici gli atenei in possesso dell’autorizzazione a erogare sapere online – si sono impegnate a fare in presenza buona parte dei corsi di laurea e, quindi, a garantire un 40 per cento di lezioni online “sincrone”, ovvero in diretta e non solo affidate agli streaming serali pane del rientro a casa per gli studenti lavoratori.
La firma dell’ex rettore a favore dell’online
Dall’altra parte, l’ultimo documento del “syndicate” che difende queste imprese attraverso il professor Paolo Miccoli, già presidente dell’agenzia di valutazione pubblica Anvur, insiste nel chiedere di dimezzare i requisiti oggi imposti al sistema online dal Decreto ministeriale 1154 (numero dei docenti in rapporto agli studenti, innanzitutto, e poi ore di lezione e così via).
Quest’ultimo documento, a sorpresa, è stato firmato, oltreché appunto dal rappresentante della piattaforma online, proprio da Salvatore Cuzzocrea, l’ex rettore ed ex presidente Crui coinvolto in uno scandalo per i rimborsi faraonici (gli esercizi a cavallo, per esempio, rientravano in nota spese) addossati all’Università di Messina.
La ministra, vicina a Cuzzocrea dai tempi della sua elezione a presidente Crui, lo ha di recente promosso a consigliere personale con il fumoso incarico di “Meeting telematici e riunione in presenza”. Oggi lei ribadisce che quell’incarico è senza spese (in un primo momento non era previsto così) mentre nell’incontro informale dello scorso 23 luglio la segretaria generale Francesca Gagliarducci ha annunciato ai presenti un nuovo documento del syndicate United – che rappresenta le università telematiche – cofirmato dalla stesso Cuzzocrea.
È interessante notare come l’ex rettore, al centro di svariate contestazioni nel regno accademico messinese, da presidente Crui avesse avviato un lavoro che avrebbe definitivamente messo al bando le università telematiche. Ora, invece, le affianca, sotto la potestà della ministra in carica.
I rappresentanti della Conferenza dei rettori, del Consiglio universitario nazionale e dello stesso Anvur hanno letto l’ingresso di Cuzzocrea al tavolo e la sua firma a fianco di quella di Miccoli come un chiaro schieramento ministeriale dalla parte delle telematiche. Il documento, peraltro, non aggiungeva nulla di nuovo al punto di vista di Multiversity, Unicusano e affini chiedendo a gran voce di dimezzare il numero dei docenti minimi. Richiesta che, con buona probabilità, sarà accettata nel decreto finale.
I test Teco dell’Invalsi
La stessa Agenzia nazionale della valutazione dell’università e della ricerca sta accogliendo con un certo favore una riforma pro-telematiche, e con il dirigente Daniele Livon ne sta scrivendo pezzi importanti. Con il nuovo decreto sui requisti minimi, l’Anvur diventerà il sorvegliante dell’attuazione della legge e il suo presidente, Felice Auricchio, si dice convinto che molti dubbi sull’effettiva qualità delle telematiche e sull’applicazione delle promesse messe per iscritto da United (corsi in presenza ed esami dal vivo) si scioglieranno grazie ai Teco, test di controllo delle competenze da richiedere agli studenti. “E’ come se dovessimo fare una seconda prova a un universitario di un ateneo pubblico che ha appena passato un esame per valutare se lo ha superato con merito oppure no. Dovrebbe essere l’esame stesso, in verità, a dire se il candidato ha meritato quel voto, altrimenti se mettiamo in discussione gli esami. mettiamo in discussione tutto”, hanno commentato rappresentanti dell’accademia ortodossa.
Nei due testi in dirittura d’arrivo – requisiti minimi, appunto, e aggiornamento del Piano triennale universitario – di certo si prevederà una proroga di ogni restrizione al 2025, per consentire all’universo online di adattarsi al nuovo perimetro legislativo.
I problemi più forti si sono fin qui incontrati nella definizione del docente di un ateneo telematico: oggi la maggior parte di chi insegna nell’università online è un professore a contratto. E ancora, già adesso la velocità e facilità assicurate da una telematica consentono agli studenti qui iscritti di prendere le borse di studio erogate dal pubblico (le Regioni, per esempio) battendo i colleghi degli atenei statali: i primi hanno voti più alti, in media, visto il livello meno qualificante degli insegnamenti. E finiscono il corso di studio in anticipo rispetto ai coetanei inseriti in un ateneo tradizionale.
Un esame in sede costa 150 euro
È interessante vedere, ancora, come l’Università telematica San Raffaele di Roma già oggi preveda la possibilità di dare esami in presenza e come la scelta della sede dove presentarsi costi all’universitario 150 euro.
Questo pomeriggio la ministra Bernini sarà a Paestum, al “camp” degli studenti dell’Udu. E spiegherà la sua idea di un’università senza distinzioni tra pubbliche e private, analogiche o digitali, all’interno della quale si possa scegliere come erogare sapere e formazione, classica oppure online, in autonomia. Il direttore generale Pegaso, Davide Vannozzi, ex Cineca, per conto suo ha appena sottoscritto un accordo di sapere e conoscenza sull’Isola di Malta.