Parte l’Erasmus in Italia, i viaggi sovranisti negli atenei sotto casa: accordi tra le prime 34 università
di Corrado ZuninoROMA – Erasmus Italia, così fortemente voluto dalla ministra sovranista Anna Maria Bernini, ha conosciuto un’accelerazione in questo scorcio d’estate. Con l’annuncio dei fondi disponibili per l’esperienza di studio in un ateneo nazionale diverso da quello a cui si è iscritti – 3 milioni di euro per il prossimo anno accademico, 7 milioni per il 2025-’26 – un ampio ventaglio delle università italiane si è attivato per stringere accordi di partnership che consentano di ospitare gli studenti – al massimo 385 per stagione, negli atenei più attrezzati – e poi convertire i crediti per gli esami dati fuori dalla sede propria.
Per la prima esperienza, che si attiverà dal secondo semestre 2025, il numero degli studenti interessati ha un potenziale tra 10.000 e 15.000 iscritti, ma è probabile che nella prima stagione si raggiungeranno cifre decisamente inferiori. Per ora gli accordi resi pubblici riguardano trentaquattro università statali su sessantasei, più un consistente numero di private non…
ROMA – Erasmus Italia, così fortemente voluto dalla ministra sovranista Anna Maria Bernini, ha conosciuto un’accelerazione in questo scorcio d’estate. Con l’annuncio dei fondi disponibili per l’esperienza di studio in un ateneo nazionale diverso da quello a cui si è iscritti – 3 milioni di euro per il prossimo anno accademico, 7 milioni per il 2025-’26 – un ampio ventaglio delle università italiane si è attivato per stringere accordi di partnership che consentano di ospitare gli studenti – al massimo 385 per stagione, negli atenei più attrezzati – e poi convertire i crediti per gli esami dati fuori dalla sede propria.
Per la prima esperienza, che si attiverà dal secondo semestre 2025, il numero degli studenti interessati ha un potenziale tra 10.000 e 15.000 iscritti, ma è probabile che nella prima stagione si raggiungeranno cifre decisamente inferiori. Per ora gli accordi resi pubblici riguardano trentaquattro università statali su sessantasei, più un consistente numero di private non telematiche. L’Erasmus europeo, va ricordato, muove 50.000 universitari italiani ogni stagione.
Capofila dell’azione sono l’Università di Bergamo e l’Università di Reggio Calabria.
Un piano di accordi l’hanno appena siglato le Università di Padova, Pavia, Pisa e Federico II di Napoli. Quindi, lo hanno esteso su singoli corsi di studio all’Università di Torino (Filologia classica e Storia), Roma Tre (Filosofia e Italianistica), all’Università del Salento per la Fisica. Ad ogni corso, al massimo, saranno ammessi cinque nuovi studenti e altrettanti potranno uscire dall’ateneo interessato.
Domande ora per viaggiare nel 2025
Il soggiorno potrà essere da tre a sei mesi con un contributo mensile per gli aventi diritto di 600 euro (l’Isee familiare, tuttavia, non deve essere superiore a 36.000 euro). Le domande sono possibili a partire dallo scorso 5 agosto: ogni ateneo ha una sezione dedicata sul proprio sito.
Per l'Università di Pisa sono coinvolti 13 dipartimenti e 38 corsi di laurea in Agraria e Veterinaria, Discipline umanistiche, Ingegneria, Medicina e Farmacia, Scienze giuridiche e sociali, Scienze matematiche, fisiche e della natura. “In Europa solo la Spagna ha un'esperienza analoga”, dice Giovanni Paoletti, prorettore per la didattica dell'Ateneo di Pisa, “per uno studente è un'occasione importante al fine di potenziare la propria formazione in vista della preparazione della tesi. Gli universitari potranno lavorare con gruppi di ricerca di altri atenei e aumentare il proprio bagaglio di contatti e relazioni, torneranno utili anche dopo la laurea".
L’Alma Mater di Bologna ha avviato una fase sperimentale di alleanza con la già rodata Università di Pavia e, al Sud, con quella di Catania. L’esperimento consiste nel fatto che Bologna possa ricevere soltanto (40 studenti più 40) senza inviarne. Saranno coinvolte solo le lauree magistrali e non più di quattro universitari per corso.
Roma La Sapienza ha contratto accordi con altri otto atenei. Sono la Statale di Milano, Trento, Modena Reggio, Parma, Firenze, Messina, Catania e Palermo. Il coordinamento delle università del Lazio si è mosso parallelamente: cinque atenei pubblici (Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Tuscia e Cassino) con nove realtà private (Luiss, Link, Foro Italico, Unicamillus, Europea, Sacro Cuore, Lumsa, Campus Biomedico, Studi internazionali).
L’Ateneo di Firenze, su una strada parallela, ha preso un rapporto con l’Università del Molise.
Non coperti pezzi di Sud e piccoli atenei
Ca’ Foscari di Venezia ha messo a punto un accordo con quattro atenei in cinque corsi di laurea: l’Università di Catania per Computer science, Antropologia culturale e Scienze dell’antichità; l’Università di Firenze per Computer science; l’Università di Modena e Reggio per Chimica e tecnologie sostenibili, infine con l’Università di Siena per Economia e Finanza. Sempre a Venezia, lo Iuav, che è l’Istituto universitario di Architettura, ha deciso di non aderire.
Ha chiuso accordi in queste ore anche l’Università Bicocca di Milano. Con Firenze, Siena, Unimore e Roma Tre. E così si sono consorziate le accademie di tre regioni dell’Italia centrale (Abruzzo, Marche e Umbria): l’Università di Chieti-Pescara, L’Aquila, Teramo, Macerata, la Politecnica delle Marche, Camerino, Perugia e Urbino. Come si vede, i nomi delle accademie e i loro incroci si ripetono mentre ci sono diverse aree (Sud e i piccoli atenei in provincia, come Insubria e Piemonte orientale) che non hanno ancora attivato il servizio. Così è lo status, priva di partner, dell’Università di Foggia. In definizione sono anche gli accordi dell’Università di Bari, affidati ai singoli dipartimenti. L’Ateneo di Palermo ha avviato trenta corsi con Firenze, Roma Tre, Roma Tor Vergata e Trento. Per il ciclo magistrale si affiancherà all’Università di Parma. L’Università del Salento ha chiuso partnership anche con Firenze, Messina e Siena. ll Sud nei suoi rapporti con la capitale, per esempio, chiede che gli affitti siano offerti a prezzi calmierati, non superiori ai 350 euro il mese.
"Sta crescendo un nuovo modello di università”, ha detto la Bernini, “un Erasmus italiano accanto a quello europeo significa più possibilità di studio, più duttilità e maggiore offerta di percorsi innovativi. Dobbiamo valorizzare l’alta formazione nazionale”.
Vincenzo Salvatore, professore ordinario di Diritto dell’Unione europea nell’Università dell’Insubria, commenta: “Si tratta sicuramente di un Erasmus a scartamento ridotto, se paragonato a quello europeo, un anno alla Sorbona di Parigi, a Bruxelles con il suo coté di istituzione europea. Il programma nasce con una vocazione nazionale e prevede il riconoscimento dei crediti consentendo agli studenti che ne vogliano fruire di frequentare corsi o di preparare la tesi di laurea in un ateneo diverso da quello in cui hanno intrapreso il proprio ciclo di studi. Sulla mancanza dell’esperienza nella lingua straniera, va detto che tutti gli atenei hanno attivato corsi di laurea in Inglese. L’esperienza nazionale può essere fruttuosa per chi studia e vuole fare una tesi in Letteratura italiana, Linguistica, Diritto processuale accedendo ad altre università che si caratterizzano per la qualità della ricerca e della didattica in specifiche discipline”.
"Esperienza poco finanziata”
Fabio Mazzola, prorettore alla Didattica e all’Internazionalizzazione per l’Università di Palermo, sostiene: “Erasmus nazionale ed europeo non devono andare in sovrapposizione. Noi abbiamo fatto la scelta di concentrarci sulle lauree magistrali anche perché l’esperienza continentale è utilizzata prevalentemente per le lauree triennali. Inoltre, il nazionale andrebbe maggiormente finanziato. Noi abbiamo deciso di dare una borsa di ateneo anche agli studenti che non dovessero essere finanziati dal contributo ministeriale, ma non sarà facile poter sostenere questa esperienza a regime”.