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Carini, ecco tutte le pressioni ricevute. Ma il Coni: “Vai tranquilla, combatti”

(afp)

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I dubbi sull’incontro con Imane Khelif e le telefonate appena uscito il tabellone. Il ruolo e le amicizie di Kremlev in Italia
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PARIGI — Chi e perché ha fatto pressioni prima del match su Angela Carini? Questa domanda, probabilmente, resterà per lo meno nel breve tempo senza risposta: Angela forse parlerà nei prossimi giorni ma difficilmente potrà raccontare esattamente cosa è successo nei giorni precedenti alla sua sconfitta con la pugile algerina Imane Khelif.

Repubblica è però in grado di ricostruire un pezzo cruciale della storia che testimonia come “il mondo della boxe”, “tutto il mondo della boxe” — le parole, registrate, sono dell’allenatore di Angela, Emanuele Renzini, subito dopo la gara. E poi confermate e ribadite da Angela stessa — abbiano fatto pressione sulla pugile affinché non combattesse. E si aprisse così questo orrendo teatrino che vede molti sconfitti: le due pugili, che non meritavano evidentemente tutto quello che sta succedendo; l’Italia, che ne esce con una figuraccia internazionale. E che ha, invece, un unico trionfatore: l’Iba di Umar Kremlev, anzi di Umar Lutfulloyev, il pregiudicato…

PARIGI — Chi e perché ha fatto pressioni prima del match su Angela Carini? Questa domanda, probabilmente, resterà per lo meno nel breve tempo senza risposta: Angela forse parlerà nei prossimi giorni ma difficilmente potrà raccontare esattamente cosa è successo nei giorni precedenti alla sua sconfitta con la pugile algerina Imane Khelif.

Repubblica è però in grado di ricostruire un pezzo cruciale della storia che testimonia come “il mondo della boxe”, “tutto il mondo della boxe” — le parole, registrate, sono dell’allenatore di Angela, Emanuele Renzini, subito dopo la gara. E poi confermate e ribadite da Angela stessa — abbiano fatto pressione sulla pugile affinché non combattesse. E si aprisse così questo orrendo teatrino che vede molti sconfitti: le due pugili, che non meritavano evidentemente tutto quello che sta succedendo; l’Italia, che ne esce con una figuraccia internazionale. E che ha, invece, un unico trionfatore: l’Iba di Umar Kremlev, anzi di Umar Lutfulloyev, il pregiudicato russo amico di Vladimir Putin che ha fatto scoppiare il caso della Khelif. Una ragazza che Donald Trump, Matteo Salvini e tutta la destra hanno definito, senza vergogna, un “trans”.

La telefonata al Coni dopo il sorteggio

Si diceva. E’ il 26 luglio quando viene sorteggiato il tabellone della categoria dei 66 chili donne, quella di Angela. E’ il primo pomeriggio quando il telefono del Coni comincia a squillare all’impazzata. E’ Carini. Ha bisogno di parlare con qualcuno. E’ agitatissima, insiste. E in serata ci riesce: “Mi dovete aiutare. Combatto contro un uomo” dice. In che senso contro un uomo? “Sì, mi hanno detto che la mia avversaria è un uomo e per questo è stata squalificata dalla federazione”. Gli interlocutori cercano di calmarla, le spiegano che non è possibile. Ma comunque si muovono immediatamente. Già in serata e poi nella mattina successiva interloquiscono con il Cio per capire di cosa diavolo si sta parlando. E al Cio sono basiti: “Sono sempre stati effettuati tutti i controlli. La pugile è assolutamente nella norma, checché ne dicano quelli dell’Iba. D’altronde gareggia da sempre: è stata fermata soltanto una volta dall’Iba, tra l’altro prima di una finale e dopo aver sconfitto una protetta di Kremlev. I documenti sono perfetti: il passaporto è corretto, combatte tra le donne a livello giovanile, ha già disputato e perso una Olimpiade”.

Lo stupore in Italia: “Vai sul ring e combatti”

Al Coni non capiscono del perché di tutta questa agitazione di Angela. Anche perché scoprono, Khelifi è ben nota alla Federazione pugilistica italiana. E’ stata ad allenarsi ad Assisi ed è stata la portabandiera dei giochi del Mediterraneo che si sono svolti ad Orano, in Algeria, nel 2022. E’ stata Imane a passare la bandiera a Taranto dove si svolgerà la prossima edizione dei Giochi. Non è un’atleta sconosciuta, com’è possibile che stia scoppiando all’improvviso questo polverone? “Tranquilla, le cose sono a posto. E’ stato tutto verificato da una commissione scientifica e indipendente” viene detto ad Angela. “Stiamo parlando di gente terza, assolutamente seria. Tu vai sul ring. E combatti”.

Parte la macchina dei social della Lega

Sembra tutto rientrato, la ragazza si è calmata. Quando il 30 luglio improvvisamente la questione si riaccende: nei giorni precedenti diversi profili twitter avevano rilanciato il caso, qualche sito la riprende, ma in Italia si accenda il tutto quando il vice premier Matteo Salvini, e a ruota decine di deputati della Lega, intervengono. La macchina parte. E l’Iba di Kremlev ha fatto bingo. Kremlev sale subito sul carro. Anche perché l’Italia la conosce bene, ha diversi amici. Franco Falcinelli, lo storico signore della boxe italiana, presidente per un decennio della Confederazione europea di pugilato, è uno che lo conosce bene. Tanto che per lui Kremlev ha parole sempre di zucchero. Recentemente il russo amico di Putin è stato in Italia per benedire il centro europeo pugilistico che deve sorgere ad Assisi, grazie ai fondi del Pnrr. E all’aiuto proprio dell’Iba. Per questo centro la Lega aveva anche presentato delle interrogazioni per presunti ritardi e per la convenzione di gestione. “Ma i tempi saranno rispettati” promette la sindaca, Stefania Proietti, di centrosinistra che però dice di non “aver mai conosciuto questo Kremlev”.

L’imbarazzo di Malagò: “Angela ha subito pressioni”

Questa però è un’altra storia. O per lo meno così sembra. Tornando al 30 luglio, scoppiato il caso politico con le dichiarazioni della Lega, Angela è travolta. E torna a farsi sentire dal Coni. “Che devo fare?” chiede. “Tutti mi cercano, io davvero non so…”. E’ sconvolta, travolta, assai provata racconta chi l’ha sentita. “Stacca il telefono e combatti” le consigliano. Lei non stacca. Combatte però anche se per pochi secondi. E tutto quello che succede dopo è noto. “Diciamo che nei giorni antecedenti alla gara, Angela, ha subito una serie di voci, chiacchiere e di pressioni che non gli hanno fatto bene” dice oggi il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Che non nasconde l’imbarazzo. “Noi siamo umanamente e affettivamente con Angela. Ma sono anche al 100 per cento con il Cio per quelli che sono i trascorsi della federazione internazionale”. In Italia non tutti la pensano così.

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