Cantiere Sanità, David Lazzari: “Investire nel benessere mentale per tagliare i costi delle malattie fisiche”
di David LazzariUn disagio psicologico vissuto nell’infanzia e nell’adolescenza, se non superato si traduce nel 50% dei casi in problemi di salute fisica, nel 30% in problemi di adattamento alla vita e nel 20% in disturbi psichici (Cuijpiers et al. 2011). Questo spiega perché ogni euro speso per interventi psicologici di gruppo nella scuola per problemi di ansia e umore produce ben 30 euro di risparmi (Khan et al. 2015), ed anche perché migliorare le risorse psicologiche e la resilienza nei ragazzi riduce del 70% i costi economici legati alle situazioni di disagio psicologico (Thielen et al 2016).
Salute mentale come prevenzione
Ma il tema non riguarda solo l’infanzia e i più giovani, avere un disturbo psicologico in età adulta aumenta dal 20 all’80% (a seconda della malattia) il rischio di una malattia fisica (Scott et al. 2016). Ad esempio, distress psicologico e depressione, dopo fumo e diabete, sono il primo fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. E quando si ha una malattia fisica un…
Un disagio psicologico vissuto nell’infanzia e nell’adolescenza, se non superato si traduce nel 50% dei casi in problemi di salute fisica, nel 30% in problemi di adattamento alla vita e nel 20% in disturbi psichici (Cuijpiers et al. 2011). Questo spiega perché ogni euro speso per interventi psicologici di gruppo nella scuola per problemi di ansia e umore produce ben 30 euro di risparmi (Khan et al. 2015), ed anche perché migliorare le risorse psicologiche e la resilienza nei ragazzi riduce del 70% i costi economici legati alle situazioni di disagio psicologico (Thielen et al 2016).
Salute mentale come prevenzione
Ma il tema non riguarda solo l’infanzia e i più giovani, avere un disturbo psicologico in età adulta aumenta dal 20 all’80% (a seconda della malattia) il rischio di una malattia fisica (Scott et al. 2016). Ad esempio, distress psicologico e depressione, dopo fumo e diabete, sono il primo fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. E quando si ha una malattia fisica un disagio psicologico concomitante peggiora la prognosi (la mortalità aumenta dal 20 al 120% a seconda delle situazioni) e aumenta i costi sanitari dal 40 al 100% (Lazzari 2020). Questo vale anche per le malattie oncologiche, eppure in Italia neanche una persona su dieci con tumore riceve un aiuto psicologico pubblico.
L’OMS (2015) afferma che un adeguato livello di benessere psicologico “consente agli individui di realizzarsi, di superare le tensioni quotidiane, di fronteggiare efficacemente le crisi, di lavorare in maniera produttiva e soddisfacente, di essere parte attiva della comunità” e che, quindi gli interventi psicologici, individuali, di gruppo o di comunità, producono effetti diretti sulla salute, effetti documentati economici e sociali.
Psicologo: ancora una figura marginale
Eppure, in Italia abbiamo una presenza del tutto marginale di psicologhe e psicologi nei servizi pubblici: solo cinque professionisti su cento lavorano nel pubblico, nei servizi sanitari un cittadino può incontrare uno psicologo ogni 120 medici, infermieri e altri operatori. Da anni evidenziamo questi fatti e chiediamo una correzione di questo squilibrio che genera squilibri sociali e costi evidenti e ci viene contrapposto sempre un tema di risorse economiche.
I risparmi
Eppure, se davvero si volesse guardare all’economia, bisognerebbe avere il coraggio di vedere i dati: anche brevi interventi psicologici (due colloqui in presenza, sei colloqui telefonici e un manuale di aiuto) nelle cure primarie, in aiuto ai medici di famiglia, sono in grado di risolvere tre situazioni su dieci, che aumentano a sette su dieci nel caso di interventi più lunghi. Ad un anno dall’intervento si registra un risparmio medio di un quarto delle spese sanitarie complessive (Smit et al. 2006).
Il bonus psicologico
Anche il bonus psicologico ha confermato questi dati: solo considerando le giornate di lavoro recuperate dopo il trattamento in un anno l’investimento pubblico di 25 milioni ha prodotto 312 milioni di risparmi, con un rapporto costi-benefici solo per questo aspetto di 1 a 12. In questi giorni, giustamente, c’è molta attenzione per la riduzione delle liste d’attesa, ma per i bisogni psicologici per lo più neanche ci sono queste liste, perché non c’è niente da attendere, in fondo al corridoio non c’è nessuno. In questa legge c’è scritto che se non ottengo risposta nel pubblico entro un tempo prestabilito per una prestazione sanitaria posso rivolgermi al privato, ma anche qui ad oggi non c’è neanche un privato convenzionato per i bisogni psicologici. Nessuno pensa che debba essere il pubblico a farsi carico di tutto, ma così c’è troppa sproporzione e troppa ingiustizia sociale. Si tratta davvero di economia o piuttosto di pregiudizi? Di voler considerare una salute di serie A e una di serie B o C o magari di pensare, ancora nel 2024, che la psicologia sia un lusso per chi può permetterselo.