“Ai ragazzi dovremmo insegnare i diritti inalienabili della Costituzione, questo invece è il progetto sovranista della destra”
di Alessandra Ziniti«Mi metto l’orbace e sono pronto per il sabato...scherzi a parte, trovo queste linee guida povere e assolutamente inadeguate a formare la capacità critica di un cittadino».
Non fa sconti Marco De Nicolò, docente di storia contemporanea dell’Università di Cassino, già componente del board incaricato di studiare le linee guida per il ritorno dell’educazione civica a scuola e poi liquidato all’arrivo del nuovo governo.
Professore De Nicolò, qui è un continuo richiamo alla patria, alla sovranità popolare, alla cultura identitaria, tutte parole d’ordine di questo governo.
«E anzi vedo che è sparito il riferimento che c’era nella prima bozza che, forse per errore, mi era stata mandata: conoscere a memoria l’inno nazionale italiano e saperlo cantare. Una bella sfida, anche canora».
Avranno pensato che era troppo, però tutto il resto c’è.
«È il loro progetto che si innesta in un preciso percorso di rivalutazione della storia italiana, un processo di rinazionalizzazione. È una questione…
«Mi metto l’orbace e sono pronto per il sabato...scherzi a parte, trovo queste linee guida povere e assolutamente inadeguate a formare la capacità critica di un cittadino».
Non fa sconti Marco De Nicolò, docente di storia contemporanea dell’Università di Cassino, già componente del board incaricato di studiare le linee guida per il ritorno dell’educazione civica a scuola e poi liquidato all’arrivo del nuovo governo.
Professore De Nicolò, qui è un continuo richiamo alla patria, alla sovranità popolare, alla cultura identitaria, tutte parole d’ordine di questo governo.
«E anzi vedo che è sparito il riferimento che c’era nella prima bozza che, forse per errore, mi era stata mandata: conoscere a memoria l’inno nazionale italiano e saperlo cantare. Una bella sfida, anche canora».
Avranno pensato che era troppo, però tutto il resto c’è.
«È il loro progetto che si innesta in un preciso percorso di rivalutazione della storia italiana, un processo di rinazionalizzazione. È una questione assai scivolosa da definire visto che si dovrebbe anche tenere conto della nostra parte nel mondo. E soprattutto è un indirizzo che dimentica che la nostra costituzione - anche se può sembrare banale ribadirlo - è innanzitutto antifascista, ed è buffo che a chi propone questo percorso che non può che essere democratico viene difficile persino pronunciare il termine antifascista».
Il richiamo alla sovranità popolare è un concetto che a questo governo piace assai per ribadire la sua legittimazione.
«Certamente, ma la democrazia non si risolve nella sovranità popolare. E l’educazione civica dovrebbe servire innanzitutto a formare la capacità critica dei cittadini, concetto forse ritenuto assai scomodo in un Paese e in un momento storico in cui c’è una confusione impressionante nella formazione dei nostri ragazzi. Chi viene dalle periferie, chi non frequenta i licei ( ma spesso anche chi li frequenta), chi cresce in zone lontane dai centri urbani, molto spesso non ha alcuna conoscenza della struttura della società e delle istituzioni. Sono cittadini mancati, che si recano alle urne magari senza sapere neanche chi o cosa vanno a votare. Sa quanti ragazzi arrivano all’università senza sapere la differenza tra i poteri di un sindaco e di un presidente del consiglio. Se non c’è almeno un’infarinatura, direi che l’educazione ai buoni sentimenti, ovviamente condivisibile, non è sufficiente».
A cosa si riferisce?
«Ad esempio, il passaggio in cui si parla del contrasto alle mafie e alla criminalità. Ma se i bambini e i ragazzi non sanno a chi è deputato questo contrasto resta solo una vaga dichiarazione di intenti. Magari potremmo cominciare ad insegnare da piccoli il valore sociale di pagare le tasse e non evadere il fisco ».
Cosa è che manca in queste linee guida?
«Si sottolinea la responsabilità individuale ma non quella sociale. Si promuove l’impresa individuale e il patrimonio privato ma c’è poca attenzione al sistema di protezione sociale. Non trovo alcun riferimento al welfare, alla sanità, alla cura dei ceti disagiati».
E non c’è alcun cenno ai diritti.
«Esatto, per altro la nostra costituzione stabilisce diritti inalienabili. Ed è questo che dovremmo insegnare ai nostri ragazzi per farli diventare bravi cittadini, piuttosto che citare l’importanza dello sport, delle regole della strada, della buona alimentazione e dell’uso corretto dei social».
Che pure sono condivisibili. O no?
«Ma certamente, come concetti, ma richiamarli in queste linee guida significa ridurre l’educazione civica alla sostituzione del compito delle famiglie. Questi concetti una volta te li insegnavano a casa».
Adesso invece saranno materia dei prof di educazione civica.
«Sempre che ci siano i professori di educazione civica. In queste linee guida non trovo alcun riferimento all’assegnazione dell’insegnamento a un docente. La richiesta era che tornasse all’insegnante di storia. Nessuna rivendicazione corporativa, ma la costituzione e con essa l’educazione civica traggono dal tempo la loro formazione. Pensiamo alla sensibilità di genere, ad esempio: dietro c’è un percorso che ha radici temporali, confronti e comparazioni da fare».
