L’ordine di Kiev: rimpatriare gli orfani ospitati in Italia. L’Unhcr: “I bambini non tornino dove c’è la guerra”
di Maria Novella De Luca e Alessandra ZinitiNicola Marfisi (Agf)
La partenza è fissata per il 16 agosto alle ore 16. Via dalla quiete delle valli bergamasche, via dall’affetto delle famiglie affidatarie, via dalle scuole dove così faticosamente si erano inseriti. Via dalla pace, dai giorni d’infanzia ritrovata, dal cibo sicuro e dalle notti senza allarmi, via dagli amici italiani per tornare in un paese in guerra.
Tra tre giorni 57 bambini e adolescenti ucraini, ospitati fin dall’inizio del conflitto in tre paesi del bergamasco, Bedulita, Rota d’Imagna e Pontida, saliranno su due pullman per essere riportati negli orfanotrofi da cui erano scappati trentadue mesi fa, così ha deciso il governo di Kiev. Nonostante il parere negativo dell’Unhcr, nonostante la richiesta dei minori stessi, dai sei ai sedici anni, molti dei quali hanno detto con chiarezza: “Qui stiamo bene, vogliamo restare in Italia”.
I bambini ucraini ospitati nella struttura di Rota d'Imagna (Agf)
La partenza è fissata per il 16 agosto alle ore 16. Via dalla quiete delle valli bergamasche, via dall’affetto delle famiglie affidatarie, via dalle scuole dove così faticosamente si erano inseriti. Via dalla pace, dai giorni d’infanzia ritrovata, dal cibo sicuro e dalle notti senza allarmi, via dagli amici italiani per tornare in un paese in guerra.
Tra tre giorni 57 bambini e adolescenti ucraini, ospitati fin dall’inizio del conflitto in tre paesi del bergamasco, Bedulita, Rota d’Imagna e Pontida, saliranno su due pullman per essere riportati negli orfanotrofi da cui erano scappati trentadue mesi fa, così ha deciso il governo di Kiev. Nonostante il parere negativo dell’Unhcr, nonostante la richiesta dei minori stessi, dai sei ai sedici anni, molti dei quali hanno detto con chiarezza: “Qui stiamo bene, vogliamo restare in Italia”.
I bambini ucraini ospitati nella struttura di Rota d'Imagna (Agf)
La casa di “Stella Mattutina”
Si svuoterà così la grande struttura “Stella Mattutina” che nel marzo del 2022 aprì le porte, con una gara di solidarietà, a 115 minori orfani in fuga da Berdyansk, città portuale ucraina sul mar Nero occupata un mese prima dai carri armati russi. Un “esercito” di ragazzini che aveva colonizzato i paesi semi-spopolati della valle d’Imagna, raggiungendo, pur tra mille difficoltà, una reale integrazione.
La mensa della struttura "Stella Mattutina" (Agf)
La protesta degli educatori
«Questi ragazzi è giusto che tornino a casa, sono ucraini, ma perché adesso, perché ora mentre la guerra è in corso, con un conflitto che si sta allargando, sono tutti minori già con pesanti traumi alle spalle, qui avevano trovato un po’ di pace, cure e assistenza. Qual è il vero progetto sulla loro pelle? Ai più piccoli hanno promesso nuove famiglie e adozioni in America, noi sappiamo che ciò che li aspetta sono due istituti ai confini con la Polonia e ai confini con l’Ungheria, in zone insicure, con cibo ed elettricità razionate e cure mediche scarse».
Non si dà pace Diego Mosca, educatore, che da un anno e mezzo si occupa degli orfani rimasti a Rota D’Imagna, già la metà erano stati già rimpatriati un anno fa, sempre su ordine di Kiev.
«Gran parte dei bambini ha espresso la volontà di restare, molti di loro, pur vivendo nella struttura, sono stati accolti nelle famiglie dei loro compagni di classe, hanno imparato l’italiano, seguendo anche a distanza la scuola ucraina. Diversi hanno sindromi gravi oggi in cura negli ospedali di Bergamo: perché interrompere tutto questo alla vigilia del nuovo anno scolastico? Non è andare contro il loro interesse?».
Il rimpatrio chiesto dal console ucraino
Niente da fare. Il decreto di rimpatrio, su richiesta del console ucraino in Italia, è stato firmato dalla presidente del tribunale di Brescia. E a meno che la corsa contro il tempo di un gruppo di tutrici dei ragazzi, che domani presenteranno per ben 34 di loro la richiesta di protezione internazionale alla questura di Bergamo, non blocchi il provvedimento di rimpatrio, i 57 orfani di Rota d’Imagna il giorno dopo Ferragosto diranno addio all’Italia.
L’Unhcr si oppone: “ Troppi rischi"
Una decisione, quella del tribunale di Brescia, contestata dall’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu che in queste ore sta lavorando affinché i ragazzi che vogliono restare possano avanzare richiesta di asilo individuale, che dovrebbe di fatto fermare il rimpatrio. «Il rimpatrio dei minori orfani ci preoccupa per i possibili bisogni e soprattutto per i rischi di protezione internazionale del gruppo che verrà rimandato in un Paese invaso e in guerra - dice Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia – La nostra posizione è condivisa con i tribunali per minori italiani».
A luglio dell’anno scorso, quando analoghe sentenze di diversi giudici italiani avallarono la richiesta dei consoli ucraini di rimpatriare diverse decine di bambini, per lo più ospiti di famiglie, Unhcr e tutti i tribunali dei minori d’Italia condivisero un documento che elenca tutte le garanzie di protezione che dovrebbero essere messe in atto in qualsiasi processo di ritorno volontario in Ucraina. A cominciare dall’informazione e dal consenso dei bambini interessati, così come prevedono le convenzioni internazionali nel loro superiore interesse. Che, però, nel concreto i minori di cui l’Ucraina chiede il rimpatrio siano effettivamente consapevoli e consenzienti è tutto da dimostrare, anche perché molti dei bambini hanno fragilità o disabilità.
Il serbatoio delle adozioni internazionali
Aggiunge Diego Mosca: «Io non ho paura di parlare: questi bambini non hanno nessuno che possa difenderli, non hanno genitori nè famiglie e sono un serbatoio per le adozioni internazionali. A due gemellini che non vorrebbero andare via era stato promesso che sarebbero stati adottati dalla famiglia americana che li aveva ospitati un’estate. Noi abbiamo contattato quella famiglia e non c’era nulla di vero».
La questione è complessa. Un dato però è certo: in Ucraina già prima della guerra c’erano 600 orfanotrofi. Un enorme problema di infanzia abbandonata. Unhcr sottolinea che molti di questi minori da quando sono in Italia sono inseriti in percorsi di cura con una continuità di assistenza che «difficilmente potrà essere garantita loro in Ucraina». «Un paese in guerra dove il pericolo di attacchi militari è costante e continuo, anche nei confronti della popolazione civile, le fonti energetiche sono razionate o assenti, le infrastrutture danneggiate, il sistema sanitario in ginocchio».
L’Ucraina vuole nuove leve da addestrare
Ma l’ordine è un altro: l’Ucraina decimata dalla guerra e per la prima volta in crisi demografica rivuole la propria gioventù. Bambini piccoli ma anche adolescenti che in breve tempo potranno essere addestrati per andare a combattere. Ed è per questo, ed è davvero indicativo, che tra gli unici tre minori per i quali il tribunale di Brescia ha fatto un’eccezione, acconsentendo alla loro permanenza In Italia c’è B, a settembre avrà 18 anni e il suo futuro, sotto le armi è segnato. «Signora giudice non voglio morire». B. insieme ad un bambino malato e un terzo adolescente hanno ottenuto di restare a Rota D’Imagna. Perché c’è il valore del percorso di integrazione. «In due anni si è formata una rete di sostegno da parte della comunità locale e della società civile grazie alla quale questi bambini hanno intrapreso un percorso scolastico ed extrascolastico, di cura e di relazioni sociali».
Più di 2.000 i minori uccisi durante la guerra
Secondo Save the children nella prima metà di quest’anno, in Ucraina le vittime tra i bambini sono aumentate di quasi il 40%, facendo salire il numero totale di minori uccisi o feriti a circa 2.200 in quasi 900 giorni di guerra. A due anni e mezzo dallo scoppio della guerra sono ancora 165.510 gli ucraini rifugiatisi in Italia. Di questi i minori sono 3800, di cui solo 580 in strutture e comunità, la stragrande maggioranza è stata accolta da famiglie italiane.