Per adesso non partirà nessuno e il pullman arrivato davanti alla struttura “Stella Mattutina” tornerà indietro vuoto. C’è stata una svolta nelle ultime ore sul caso dei 57 orfani ucraini ospitati da due anni e mezzo in tre centri della Val D’Imagna in provincia di Bergamo e dei quali Kiev aveva chiesto il rimpatrio immediato.
Dopo il parere negativo delle agenzie internazionali per la protezione dei minori, da Unhcr a Unicef e dopo la richiesta di protezione internazionale presentata per 34 orfani dai loro tutori e tutrici italiani, il tribunale per i minori di Brescia ha deciso di sospendere temporaneamente il ritorno in patria di questo folto gruppo di bambine e bambini e di adolescenti, in attesa di ulteriori verifiche della commissione incaricata. Un gruppo di minori spaventati e traumatizzati scappati a marzo del 2022 con i loro educatori da due orfanotrofi di Berdyansk, città sul Mar Nero, mentre avanzavano le truppe russe.
Rapiti dalle truppe russe
Se non fossero rius…
Per adesso non partirà nessuno e il pullman arrivato davanti alla struttura “Stella Mattutina” tornerà indietro vuoto. C’è stata una svolta nelle ultime ore sul caso dei 57 orfani ucraini ospitati da due anni e mezzo in tre centri della Val D’Imagna in provincia di Bergamo e dei quali Kiev aveva chiesto il rimpatrio immediato.
Dopo il parere negativo delle agenzie internazionali per la protezione dei minori, da Unhcr a Unicef e dopo la richiesta di protezione internazionale presentata per 34 orfani dai loro tutori e tutrici italiani, il tribunale per i minori di Brescia ha deciso di sospendere temporaneamente il ritorno in patria di questo folto gruppo di bambine e bambini e di adolescenti, in attesa di ulteriori verifiche della commissione incaricata. Un gruppo di minori spaventati e traumatizzati scappati a marzo del 2022 con i loro educatori da due orfanotrofi di Berdyansk, città sul Mar Nero, mentre avanzavano le truppe russe.
Rapiti dalle truppe russe
Se non fossero riusciti a fuggire ed essere ospitati nei tre comuni della bergamasca, Pontida, Bedulita e Rota d’Imagna, è molto probabile che i 115 orfani accolti in Italia, metà dei quali è stata già rimpatriata, avrebbero ingrossato l’esercito dei bambini rapiti dalle truppe di Putin. Con l’aggravante che essendo senza famiglia o con famiglie non in grado prendersene cura, forse nessuno li avrebbe reclamati o cercati.
Con una corsa contro il tempo, visto che la partenza era fissata per il 16 agosto, sono state presentate le domande di protezione internazionale. E nonostante l’arrivo in Italia di un pool di psicologi inviati da Kiev per “gestire” il ritorno a casa dei bambini, molti dei quali sono in cura negli ospedali di Bergamo per diverse e gravi patologie, la partenza è stata sospesa, così come chiedevano i sindaci dei tre comuni e gli educatori italiani che hanno seguito i ragazzi in questi due anni e mezzo e i loro tutori volontari.
Perché tanta fretta per il rimpatrio?
Gli interrogativi sono tanti e gravi: è giusto riportare dei minori in un paese in guerra, mentre in Italia sono al sicuro, curati, accuditi, inseriti nelle scuole, pur mantenendo rapporti strettissimi con l’Ucraina? E’ questo davvero il “supremo interesse” di un bambino o una bambina, così come si chiede che agiscano tutti coloro che devono prendere una decisione sul loro destino?
Buona parte dei ragazzi dai 6 ai 16 anni, ospitati in una grande e amena struttura tra i boschi di Rota d’Imagna, avrebbe espresso la volontà di restare. E perché allora tanta fretta da parte di Kiev di rimpatriare tutti gli orfani ospitati in Italia, non soltanto i bambini di Rota d’Imagna, spesso con un braccio di ferro con le famiglie affidatarie così come è avvenuto ad esempio a Catania?
Oltre alla dichiarazione di Unhcr, che nei giorni scorsi ha dichiarato il proprio parere negativo sul rimpatrio, anche Unicef si è espressa con nettezza. "Parliamo di bambini e ragazzi che dovrebbero tornare in un Paese in guerra. Per questo, e soprattutto in questi casi, occorre che vengano protetti secondo le norme del diritto internazionale”, ha detto Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che ha conosciuto da vicino la situazione degli orfani ospitati in Val d’Imagna.
Unicef: “Minori traumatizzati”
"L'impegno dell'Unicef da marzo 2023 ha portato, con la collaborazione di Terres des Hommes, nella struttura di Rota d'Imagna una grande attività di supporto psico-sociale, dove sono emerse vulnerabilità specifiche, inclusi casi di autismo e forte disagio psicologico, che richiedono una risposta immediata e continuativa". "L'ascolto psicologico di questi ragazzi - ha aggiunto Iacomini – è fondamentale per una valutazione di ogni singolo caso, nel nome del loro supremo interesse, soprattutto quando il rischio è quello di riportare questi giovani in contesti di guerra, in linea con le disposizioni della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza”.
Ferragosto in pace
Dunque per i bambini di “Stella Mattutina” questo sarà un nuovo Ferragosto in Italia. Forse al mare con le famiglie dei loro amici e compagni di scuola, forse a giocare a pallone, sicuramente sarà un Ferragosto di pace.