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“Il vaiolo delle scimmie arriverà anche in Italia, ma i rischi della malattia sono limitati”

“Il vaiolo delle scimmie arriverà anche in Italia, ma i rischi della malattia sono limitati”

L’allarme dell’Ecdc: “I casi importati dall’Africa possono essere individuati rapidamente”. Il nostro Ministero della Salute rafforza la sorveglianza

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E’ “molto probabile” che l’infezione di Mpox presente in Africa raggiunga l’Europa. Tuttavia, “le possibilità di una circolazione sostenuta sono molto basse, perché i casi importati possono essere diagnosticati rapidamente”.

L’allerta dell’Ecdc

L’asticella dell’allarme posizionata ieri dall’Ecdc – European Centre for Disease Prevention and Control – l’ente europeo per le malattie infettive, non è certo ai livelli della pandemia di Covid, ma è comunque passata da “rischio basso” a “rischio moderato”.

L’Ecdc invita a infittire la rete dei controlli contro il virus parente del vaiolo che causa febbre, dolori, lesioni della pelle e si diffonde soprattutto per via sessuale o per contatto diretto con le ferite. Il contagio non sembra avvenire – come nel caso del Covid – tramite le goccioline emesse col respiro.

L’epidemia in Africa di Mpox – anche noto come vaiolo delle scimmie – aveva spinto mercoledì l’Oms a dichiarare il virus un’”emergenza di salute pubblica globale”. Giovedì un uomo tornato dall’Africa era stato trovato positivo in Svezia. Ieri un altro in Pakistan, proveniente dal Golfo.

Casi attesi anche in Italia

In Italia il Ministero della Salute ha deciso di rafforzare la rete di monitoraggio e controllo.“Ci aspettiamo di vedere dei casi isolati anche nel nostro paese, ma abbiamo gli strumenti per riconoscerli in tempo e isolarli” spiega Andrea Gori, direttore del dipartimento di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Un vaccino prodotto dalla ditta danese Bavarian Nordic è già in uso, anche se disponibile in dosi scarse.

L’evoluzione del virus in Congo

Nella Repubblica Democratica del Congo – l’epicentro dell’epidemia in Africa – dall’inizio dell’anno si sono contati 14mila casi e 524 decessi. L’infezione sta colpendo soprattutto gruppi come prostitute e camionisti, dove la prevalenza dell’Hiv è superiore alla media.

Da lì l’epidemia si è trasferita in modo pesante ai bambini: il 70% dei casi e l’85% dei decessi riguarda persone con meno di 15 anni. Questo ha portato la letalità in alcuni casi al 10-11% (circa il decuplo del Covid). “Malnutrizione e altre malattie incidono purtroppo su questo dato. Non ci aspetteremmo le stesse percentuali di letalità in Italia” precisa Gori.

I due salti di qualità del virus

Anche se Mpox è un virus noto dagli anni ’70, negli ultimi due anni ha compiuto due salti di qualità in rapida sequenza. Il primo nel 2022, quando dall’Africa si è improvvisamente diffuso in una settantina di paesi nuovi, in tutti i continenti, infettando in stragrande maggioranza persone di sesso maschile che avevano avuto rapporti sessuali con altri uomini.

La gravità di questa epidemia era rimasta contenuta, con circa 100mila contagi e l’1% di letalità (un migliaio i contagi in Italia, il 98% maschi). La campagna di vaccinazione per i gruppi a rischio aveva quasi prosciugato le infezioni nei paesi ricchi.

La nuova variante

L’emergenza di oggi è legata invece a una nuova variante del virus Mpox – chiamata clade Ib - comparsa all’inizio dell’anno nella Repubblica Democratica del Congo. Oltre a essere più contagiosa e letale, colpisce in egual misura uomini e donne e si diffonde con facilità anche tra i bambini.

E’ comparsa nella regione del lago Kivu, al confine con Uganda e Ruanda: zona di transiti commerciali, conflitti fra gruppi armati e campi profughi. Da lì si è diffusa in una decina di paesi vicini. “Nel Sud Kivu la trasmissione sessuale è stata associata all’80% dei casi circa. Le lavoratrici del sesso sono state quasi il 30% dei casi segnalati” spiega l’infettivologo Andrea Antinori, direttore del Dipartimento clinico e dell’unità di immunodeficienze virali dello Spallanzani di Roma.

L’epidemia dei bambini

“La nuova variante riesce a trasmettersi anche tramite i contatti non sessuali, come quelli che avvengono fra chi vive in una stessa casa: indumenti, lenzuola o asciugamani contaminati dalle lesioni cutanee”. Viaggia anche, aggiunge Antinori, “tramite carezze e abbracci dati dagli adulti ai bambini”.

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