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Asilo negato e permessi cancellati la tenaglia del governo sui migranti

genova arrivata nel porto di genova la nve ong humanity con 199 migranti 

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Per chi sbarca raddoppiati i dinieghi e per chi è già in Italia con un lavoro e una casa revocate le protezioni Il risultato è l’aumento dei clandestini. Un nuovo centro a Porto Empedocle in attesa dell’operazione Albania
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Roma — Quel meno 63% negli sbarchi del 2024 è solo quello che affiora. Ma la manovra a tenaglia del governo sull’immigrazione è ben più feroce della strategia a medio e lungo termine che — secondo la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — starebbe dissuadendo decine di migliaia di persone in fuga a mettersi in mare verso l’Italia con i mirabolanti progetti del piano Mattei, con l’aiutino del rimpatrio volontario assistito, con i controlli sulle partenze dalle coste libiche e tunisine.

Quella che l’Italia sta mettendo in atto nel 2024 è una stretta senza precedenti sul diritto d’asilo, negandolo alla stragrande maggioranza dei migranti che riescono ad arrivare ma anche revocando la protezione internazionale a decine di migliaia di persone che in Italia da anni lavorano regolarmente, hanno una casa, pagano le tasse. E che, nonostante la spinta sui rimpatri (aumentati del 20%), finiscono quasi sempre per rimanere sul territorio italiano, ovviamente da cla…

Roma — Quel meno 63% negli sbarchi del 2024 è solo quello che affiora. Ma la manovra a tenaglia del governo sull’immigrazione è ben più feroce della strategia a medio e lungo termine che — secondo la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — starebbe dissuadendo decine di migliaia di persone in fuga a mettersi in mare verso l’Italia con i mirabolanti progetti del piano Mattei, con l’aiutino del rimpatrio volontario assistito, con i controlli sulle partenze dalle coste libiche e tunisine.

Quella che l’Italia sta mettendo in atto nel 2024 è una stretta senza precedenti sul diritto d’asilo, negandolo alla stragrande maggioranza dei migranti che riescono ad arrivare ma anche revocando la protezione internazionale a decine di migliaia di persone che in Italia da anni lavorano regolarmente, hanno una casa, pagano le tasse. E che, nonostante la spinta sui rimpatri (aumentati del 20%), finiscono quasi sempre per rimanere sul territorio italiano, ovviamente da clandestini.

Il nuovo orientamento delle commissioni per l’asilo

I numeri tratti dal dossier di ferragosto del Viminale rivelano un pugno di ferro che, a norme invariate, raccontano con tutta evidenza di un netto cambiamento nei criteri di valutazione da parte delle commissioni per l’asilo, composte da funzionari del ministero dell’Interno. Risentono dell’orientamento politico del governo? Impossibile rispondere se non con i numeri che il ministro Piantedosi ha sciorinato con orgoglio il giorno di ferragosto dal Viminale: un +91% dei dinieghi alle richieste di asilo (sostanzialmente raddoppiati), +104% di revoche della protezione internazionale a persone già in Italia regolarmente, +952% della cessazione della protezione internazionale precedentemente concessa e addirittura +1.625% di avvii di procedimenti di cessazione e revoca che, presumibilmente, nelle prossime settimane si concluderanno con decreti che dichiareranno clandestini immigrati che in Italia hanno regolare contratto di lavoro, hanno un affitto, pagano le tasse. Di converso, ovviamente, le conferme di permessi di protezione internazionale sono diminuite del 33% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Gli effetti perversi del decreto Cutro

Effetti perversi anche del decreto Cutro che, tra le tante aberrazioni, ha previsto che i permessi di protezione internazionale in scadenza non possano essere tramutati in permessi di lavoro, aprendo così le porte a un futuro di clandestinità a migliaia di persone che inevitabilmente, insieme al permesso di soggiorno, hanno perso anche il lavoro e l’affitto di una casa.

Chiudere le porte del Paese a chi arriva e mandare via anche chi c’è già è dunque l’obiettivo del governo Meloni che, pur di allontanare più persone possibili dal territorio, è disposto a investire somme notevolissime.

Altri 800.000 euro per un centro di detenzione per richiedenti asilo

Come se non bastasse il miliardo già impegnato per il progetto Albania (che non si è ancora riusciti a far partire), il governo ha infatti pensato bene di investire altri 800.000 euro nella realizzazione di un nuovo centro di trattenimento per richiedenti asilo a Porto Empedocle. Uno, in realtà, in Italia c’era già, quello di Modica-Pozzallo, inaugurato ad agosto dello scorso anno e chiuso dopo pochi mesi visto che l’orientamento dei giudici della sezione immigrazione di Catania (competente per territorio) è sempre stato quello (inaugurato dal caso della giudice Iolanda Apostolico) di non convalidare i fermi dei richiedenti asilo provenienti da paesi cosiddetti sicuri.

Ora, dopo un anno in cui il Viminale aveva soprasseduto, la decisione di aprire un nuovo centro dall’altra parte della Sicilia su cui hanno competenza i giudici di Palermo, provando dunque a bypassare quelli “nemici” di Catania. Da qui la decisione urgente, nonostante il poderoso calo degli sbarchi, di assegnare un nuovo appalto, con procedura negoziata ma senza pubblicazione del bando di gara, per la gestione di un centro di trattenimento: 70 posti per 7 mesi, aggiudicato per 787.500 euro alla cooperativa Oltre il mare. Con altrettanta fretta a un paio di giudici della sezione immigrazione del tribunale di Palermo sono state revocate le ferie: pronti a partire da subito, con i primi migranti chiusi dietro le sbarre di contrada Caos in un padiglione dell’hotspot riconvertito in centro di detenzione. Aspettando l’Albania.

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