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“Fermate lo sterminio dei cervi d’Abruzzo”. Tutte le forze politiche contro il governatore Marsilio

Il presidente della Regione, Fdi, ha deciso l’abbattimento di 500 esemplari non appena si aprirà la stagione della caccia. Gli agricoltori: “Rovinano i nostri raccolti”. I contrari: “Un simbolo come l’orso marsicano”. Petizione del Wwf contro la delibera
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In Abruzzo scoppia la guerra dei cervi. Dopo la delibera della Regione che ha dato il via libera, non appena ad ottobre si aprirà la stagione venatoria, alla caccia di 500 cervi in due aree dove Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, è stato investito da una valanga di critiche da parte di tutte le forze politiche, anche della sua stessa maggioranza. Sulle barricate anche i comitati degli animalisti e molti albergatori che sottolineano come in Abruzzo molti paesi abbiano costruito sulla presenza dei cervi la propria immagine identitaria e di promozione turistica.

I raccolti divorati dai cervi

Dietro la decisione dell’abbattimento le proteste degli agricoltori. “Il frutto delle nostre terre, buono e biologico, viene sempre più spesso divorato dai cervi, così numerosi da mettere in pericolo l'Orso bruno marsicano, antagonista alimentare di cervi e cinghiali" afferma Dino Rossi, coordinatore di Cospa Abruzzo, Comitato di allevatori della regione.

Ma la strage annunciata di 500 cervi è già diventato un caso politico. Afferma il coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano: "Sono fermamente contrario alla decisione di autorizzare la caccia al cervo, una specie che come l'orso marsicano è diventata un simbolo della nostra regione, amata e rispettata da cittadini e turisti. Intendo valutare ogni possibile alternativa a un abbattimento così massiccio”.

Avs: una scelta violenta

"Ci batteremo ad ogni livello perché non venga attuata questa azione di sterminio degli animali. Siamo lieti che anche una parte della maggioranza politica che sostiene il Governo regionale abbia compreso che la salvaguardia dell'ambiente è fondamentale per la nostra sopravvivenza", incalza Alessio Monaco, capogruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra nella Regione Abruzzo.

"L'abbattimento di 500 cervi è una scelta violenta, sbagliata e inutile. Marsilio offre una visione arcaica e predatoria. Siamo francamente sconcertati dalla decisione della Regione Abruzzo, è una scelta ideologica, che ci catapulta indietro di un secolo e che non risolve in nessun modo nemmeno i problemi che si propone di affrontare”, dicono Daniele Marinelli, segretario regionale del PD e Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici.

Il cattivo esempio del Trentino

“Non vorrei che l'Abruzzo, finora modello positivo di gestione della fauna selvatica, cominciasse a seguire il pessimo esempio del Trentino. I cervi sono il simbolo stesso, quanto l'orso marsicano, del ricchissimo patrimonio naturale di quei territori e vanno lasciati nella loro casa", rilancia Michela Vittoria Brambilla (Noi moderati), presidente dell'intergruppo parlamentare per i diritti degli animali che aggiunge: "Invece di affidarsi al grilletto dei cacciatori, lobby sempre cara a chiunque cerchi facili consensi, non si dà spazio alla prevenzione? Mi auguro che la giunta Marsilio torni sui suoi passi e fermi la strage dei cervi"

Una regione senz’acqua

E Ilaria Fontana, capogruppo M5s in commissione agricoltura della Camera: "La giunta Marsilio non solo non fa quel che dovrebbe, ma aggiunge danni su danni. In un contesto nel quale i cittadini sono praticamente senz'acqua e la rete idrica sta crollando, cosa pensa di fare il governo dell'Abruzzo a trazione centrodestra? Apre la caccia al cervo e dà il via a una mattanza senza senso”.

La petizione del Wwf

Il Wwf Abruzzo ha lanciato una raccolta firme on line per chiedere la revoca della delibera della Regione Abruzzo e in poche ore ha già raccolto più di 2.500 firme.

"Quanti amano l'Abruzzo e la sua natura - si legge in una nota dell'associazione - sono invitati a firmare e a diffondere la petizione per far sentire forte la voce di chi pensa che i cervi debbano poter continuare a vivere tranquilli sulle montagne abruzzesi".

Oltre alla revoca della delibera, il Wwf propone un confronto con gli esponenti del governo regionale per affrontare in maniera organica e fattiva i temi dei danni all'agricoltura e del rischio di impatto con gli autoveicoli, che non possono essere risolti affidandosi agli spari dei fucili.

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