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“Qui dal Togo otto anni fa, ma ora con la protezione revocata potrei perdere casa e lavoro”

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La storia di uno delle migliaia di migranti integrati vittima della stretta del governo sulle richieste di asilo e sui permessi di soggiorno
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Un contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contratto di affitto regolare, l’italiano parlato (e anche scritto) con piena padronanza, mai nessun guaio con la legge.

E ora Oussouman?

«Ora, dopo otto anni che vivo e lavoro in Italia regolarmente mi dicono che il mio permesso non esiste più e mi vogliono mandare via. Ma vi pare possibile?».

Oussouman Ouro Daba viene dal Togo, ha 24 anni ed è in Italia ormai da 8 anni. La sua è una storia di integrazione che adesso la tagliola del governo sull’immigrazione, con le nuove norme previste dal decreto Cutro, rischia di cancellare.

Oussouman, ci spieghi meglio. Perché vogliono mandarla via?

«Perché il mio permesso di protezione speciale — mi hanno detto in questura — è scaduto e con la nuova legge non è più convertibile in permesso di lavoro».

E dunque lei dovrebbe lasciare l’Italia?

«Secondo loro sì, ma io ho fatto ricorso e adesso aspetto la risposta. L’avvocato mi ha dato delle speranze. Io trovo assurdo e ingiusto che persone…

Un contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contratto di affitto regolare, l’italiano parlato (e anche scritto) con piena padronanza, mai nessun guaio con la legge.

E ora Oussouman?

«Ora, dopo otto anni che vivo e lavoro in Italia regolarmente mi dicono che il mio permesso non esiste più e mi vogliono mandare via. Ma vi pare possibile?».

Oussouman Ouro Daba viene dal Togo, ha 24 anni ed è in Italia ormai da 8 anni. La sua è una storia di integrazione che adesso la tagliola del governo sull’immigrazione, con le nuove norme previste dal decreto Cutro, rischia di cancellare.

Oussouman, ci spieghi meglio. Perché vogliono mandarla via?

«Perché il mio permesso di protezione speciale — mi hanno detto in questura — è scaduto e con la nuova legge non è più convertibile in permesso di lavoro».

E dunque lei dovrebbe lasciare l’Italia?

«Secondo loro sì, ma io ho fatto ricorso e adesso aspetto la risposta. L’avvocato mi ha dato delle speranze. Io trovo assurdo e ingiusto che persone come me, solo perché sono immigrate, debbano essere cacciate via. Tutta la mia vita è qui, a Ferrara, qui ho il mio lavoro stabile da cinque anni, ho la mia casa, i miei amici, mi sono perfettamente integrato e non ho mai né dato né avuto un problema. Qualcuno mi sa spiegare perché dovrei andarmene e dove? Di certo non posso né voglio tornare nel Togo. Non butterò via anni di dolore, fatica e sacrificio».

Ci racconti la sua storia. Perché è scappato dal Togo?

«Sono l’ultimo di otto figli, ho due fratelli e cinque sorelle e quando mio padre è morto, mia madre che era già anziana non era più in grado di mantenerci tutti. Io studiavo nel mio paese e volevo continuare a farlo. Non ho avuto altra scelta che partire e a 15 anni sono andato in Libia. Non avevo intenzione di venire in Europa, speravo di trovare un lavoro lì ma sono finito in un centro di detenzione dove ho subito di tutto. Per questo ho corso il rischio della vita e sono salito su un gommone. Ci ha salvato la guardia costiera italiana e sono finito a Catania. Avevo 16 anni ed ero solo».

E poi? Come è finito a Ferrara?

«Sono stato in comunità prima a Bologna, poi a Ferrara, e quando sono diventato maggiorenne mi hanno dato un permesso di protezione umanitaria. Ho avuto il mio primo contratto in un magazzino nel 2019, dopo il lavoro andavo a scuola per prendere il diploma di terza media».

Quel permesso è ormai scaduto e in Italia non c’è più la protezione umanitaria.

«Esatto, è scaduto ma per due volte me lo hanno rinnovato in protezione speciale. A settembre scorso, però, quando ho chiesto la conversione in permesso di lavoro, in questura mi hanno detto che adesso non potevo più averlo».

E quindi adesso è irregolare?

«Per il momento no perché ho la ricevuta del ricorso e questo mi ha consentito di mantenere il mio lavoro e il contratto di affitto. Ma se dovessi perdere perderei tutto»

Posso chiederle quanto guadagna?

«Certo, tra 1.700 e 1.800 euro al mese. Faccio il metalmeccanico. Ho un contratto a tempo indeterminato nella stessa azienda da cinque anni, pago le tasse».

E l’affitto?

«Vivo in un piccolo appartamento alla periferia di Ferrara con un mio compagno di lavoro, paghiamo 300 euro al mese».

La sua famiglia?

«Adesso la mia nuova famiglia sono gli amici dell’associazione Cittadini del mondo che mi ha sempre aiutato in questi anni. Ma prima o poi vorrei farmi una mia famiglia».

Qui in Italia?

«Ma certo. Ormai è il mio nuovo Paese. Ho imparato la lingua, conosco anche tante città, appena ho potuto sono stato anche a visitare piazza San Pietro a Roma. Io voglio vivere qui. E non da clandestino».

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