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Centenari in Sardegna: il segreto sono le buone azioni

Vittorio Lai e la moglie 

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Il paese dove vive la famiglia Melis, la più longeva al mondo, per centenari e ultranovantenni viventi, si chiama Perdasdefogu
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Patrimonio genetico, stili di vita, ma anche un saldo codice morale eticamente votato al bene. La ricetta per vivere più a lungo si arricchisce di un nuovo elemento, messo in luce dalla ricerca conclusa dopo due anni di lavoro dalla Comunità Mondiale della Longevità, con psicologi del Dipartimento di Pedagogia e Psicologia dell’Università di Cagliari, guidati dalla professoressa Donatella Petretto, e in stretta collaborazione con l’associazione Identità Ogliastrina, presieduta da Flavio Cabitza. Che ha la custodia di circa 13mila campioni di Dna raccolti nella ‘terra dei centenari sardi’, una delle cinque Blue Zone al mondo. Non a caso la ricerca, che sarà pubblicata il prossimo autunno, si chiama PERDAS, dal nome del centro ogliastrino, Perdasdefogu, dove vivono otto centenari e oltre cinquanta ultranovantenni. Un comune ad altissimo tasso di longevità, di anziani in buona salute.

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La fam…

Patrimonio genetico, stili di vita, ma anche un saldo codice morale eticamente votato al bene. La ricetta per vivere più a lungo si arricchisce di un nuovo elemento, messo in luce dalla ricerca conclusa dopo due anni di lavoro dalla Comunità Mondiale della Longevità, con psicologi del Dipartimento di Pedagogia e Psicologia dell’Università di Cagliari, guidati dalla professoressa Donatella Petretto, e in stretta collaborazione con l’associazione Identità Ogliastrina, presieduta da Flavio Cabitza. Che ha la custodia di circa 13mila campioni di Dna raccolti nella ‘terra dei centenari sardi’, una delle cinque Blue Zone al mondo. Non a caso la ricerca, che sarà pubblicata il prossimo autunno, si chiama PERDAS, dal nome del centro ogliastrino, Perdasdefogu, dove vivono otto centenari e oltre cinquanta ultranovantenni. Un comune ad altissimo tasso di longevità, di anziani in buona salute.

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La famiglia più longeva del mondo

Il paese dove vive la famiglia Melis, la più longeva al mondo, per centenari e ultranovantenni viventi. “Ormai appurati fattori come l’ambiente naturale, uno stile di vita attivo, patrimonio genetico, forti legami sociali - spiega Roberto Pili, medico e presidente della Comunità Mondiale della Longevità - abbiamo cercato le ragioni profonde del vivere bene e a lungo in questo piccolo centro dell’Ogliastra, sottoponendo gli ultranovantenni e i centenari ad un colloquio-intervista, sulla base di un questionario semistrutturato. Fondamentale è stata la collaborazione dell’amministrazione comunale e delle famiglie che ci hanno aiutato a creare il giusto clima di fiducia. Con moderni strumenti di indagine e studio della psicologia clinica dell’invecchiamento, in persone dalle storie diverse e vite differenti, è emerso un saldo codice morale, un senso del dovere unito alla tendenza ad essere responsabili e affidabili, pronti a fare il bene anche nelle situazioni difficili che spesso hanno dovuto affrontare. Una marcia in più - sottolinea Pili - comune a tutti loro, che li porta ancora oggi a fare il meglio per nipoti e bisnipoti come in passato hanno fatto per i figli”.

L’insegnante di più generazioni

Fare sempre il bene, anche quando non paga, essere riferimento per la propria famiglia e per la Comunità: è ciò che emerge, per esempio, dall’intervista di maestra Federica, morta da poco, a 102 anni, è stata l’insegnante di generazioni, quando le classi erano composte anche di 50 bambini. “Maestra Federica - racconta Pili - aveva una missione, istruire i bambini e lo faceva con metodi di insegnamento molto avanzati, come usare strofe e poesia per aiutare gli allievi a studiare la geografia. Fino all’ultimo maestra Federica è stata un’autorità del paese, rispettata e ascoltata da tutti. Era una fervente cristiana, teneva tantissimo al suo codice di valori e ha vissuto all’insegna della disponibilità verso gli altri. Ha ricevuto le visite dei suoi ex allievi fino alla morte, arrivata improvvisa come sempre capita con i nostri centenari. E fino alla fine non ha risparmiato loro rimproveri o dispensato consigli”.

La forza della motivazione

Anche per Vittorio, 103 anni, ex cuoco alla base militare di Perdasdafogu, ex cacciatore e col cruccio per una patente ormai non più rinnovata, l’aspetto spirituale ha costituito ‘la marcia in più’. La motivazione ad andare avanti anche dopo la perdita della moglie, 98enne, superata grazie alla fede e ai forti legami familiari e sociali. Una vita complicata e difficile fin da bambina, quella di zia Annunziata, nata in una famiglia povera, rimasta orfana di madre e mandata a servizio in un paese vicino quando era ancora molto piccola. “Ha fatto la serva, la lavandaia, seguito l’orto e raccolto legna e, al contempo, cresciuto una famiglia che tutti, in paese, riconoscono come modello da prendere come esempio. Dall’intervista di Annunziata è emersa resistenza, resilienza, controllo e autodisciplina, insieme ad una fortissima religiosità che le è stata di conforto nel corso di una vita decisamente difficile".

L’estetica dell’esistenza

Ma come può la forte motivazione, la spinta etica condizionare la durata della vita? “La chiamiamo estetica dell’esistenza, gli impulsi a perseguire valori positivi generano una positiva autopercezione, rafforzando la volontà di continuare a fare il bene. Al contrario, gli impulsi a perseguire obiettivi, che il codice morale giudica negativi, generano un feedback negativo, avvertito come rimorso. L’esistenza votata al bene e alla cura degli altri e di sé stessi da senso a una vita di scopo e fortifica la volontà di vivere. Questo racconta la vita dei nostri longevi”. Eppure il detto popolare vuole che sia l’erba cattiva a non morire mai, non quella buona. "Chi si comporta male vive troppo, intensamente e con stress. Chi persegue il bene vive a lungo e, citando la filosofia, riesce a dare alla sua vita una forma compiuta prima che la morte lo sorprenda".

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