Quando inizia la vecchiaia? A 44 anni. Gli esperti: “Attenzione a grassi e carboidrati dopo i 60”
di Giuliano AluffiNon si invecchia certamente tutto d’un colpo - checché possiamo pensare mentre siamo prigionieri di una fila inesauribile all’ufficio postale - ma l’invecchiamento non è neppure un processo così graduale come sembra: ci sono infatti due momenti della vita in cui si invecchia a un ritmo molto più accelerato, e arrivano intorno ai 44 e ai 60 anni. Lo rivela uno studio dell’Università di Stanford, pubblicato su Nature Aging, che non vuole provocare depressione in chi si sta avvicinando alle due soglie fatidiche, ma essere di aiuto: infatti, suggeriscono i ricercatori, se si è più rigorosi nella prevenzione – con la solita ricetta: attenzione alla dieta e mezz’ora di movimento fisico al giorno – si possono affrontare queste due tappe con un corpo più resiliente.
Il consumo dei grassi
«Riguardo alla dieta, abbiamo soprattutto due indicazioni: è bene controllare il consumo di lipidi già intorno ai 40-44 anni, perché a quell’età inizia a peggiorare la nostra capacità di metabolizzarli, e qu…
Non si invecchia certamente tutto d’un colpo - checché possiamo pensare mentre siamo prigionieri di una fila inesauribile all’ufficio postale - ma l’invecchiamento non è neppure un processo così graduale come sembra: ci sono infatti due momenti della vita in cui si invecchia a un ritmo molto più accelerato, e arrivano intorno ai 44 e ai 60 anni. Lo rivela uno studio dell’Università di Stanford, pubblicato su Nature Aging, che non vuole provocare depressione in chi si sta avvicinando alle due soglie fatidiche, ma essere di aiuto: infatti, suggeriscono i ricercatori, se si è più rigorosi nella prevenzione – con la solita ricetta: attenzione alla dieta e mezz’ora di movimento fisico al giorno – si possono affrontare queste due tappe con un corpo più resiliente.
Il consumo dei grassi
«Riguardo alla dieta, abbiamo soprattutto due indicazioni: è bene controllare il consumo di lipidi già intorno ai 40-44 anni, perché a quell’età inizia a peggiorare la nostra capacità di metabolizzarli, e quindi aumenta il rischio di depositi di grasso nelle arterie. Inoltre a quell’età vediamo anche cambiamenti nelle proteine che servono a metabolizzare l’alcol e il caffè: ma questo potrebbe essere anche un effetto comportamentale più che biologico, nel senso che probabilmente i soggetti che abbiamo studiato verso i 40-44 anni potrebbero aver aumentato il consumo di caffè e alcol come risposta allo stress della vita quotidiana» spiega a Repubblica il genetista Michael Paul Snyder, direttore del centro di genomica e medicina personalizzata dell’Università di Stanford e coordinatore della ricerca.
Attenzione ai carboidrati
«Invece dopo i 60 anni diventa più importante moderare il consumo dei carboidrati, perché subisce un calo drastico la nostra capacità di metabolizzarli, e, visto che la funzione renale ha un calo più rapido – collegato alla riduzione nella loro capacità filtrante - che negli anni precedenti, diventa cruciale difendere i reni bevendo molta acqua». L’identikit delle due età più delicate per l’invecchiamento è stato ottenuto da un’analisi di oltre 135.000 proteine, molecole e batteri del corpo umano che ha permesso di trovare quando avvengono i maggiori cambiamenti collegati alla vecchiaia. «Sapevamo già dell’accelerazione nell’invecchiamento varcata la soglia dei 60 anni, anche per effetto di quelle cellule che diventano senescenti e smettono di dividersi» spiega Snyder. «Ma ciò che abbiamo trovato sui 44-45 anni è più sorprendente. Anche perché, come ci dicono i nostri risultati, questa prima sterzata verso l’invecchiamento riguarda allo stesso modo uomini e donne, e non è quindi attribuibile al solo effetto della perimenopausa».
I cardio agers
Che fare, quindi, quando l’orologio biologico si avvicina al numero “44”? «Per il problema che dicevo prima, bisogna tenere sott’occhio il colesterolo LDL (comunemente indicato come “colesterolo cattivo”), i lipidi e i trigliceridi, e non bisogna rimandare l’assunzione di statine se si notano dei valori un po’ alti di questi valori» spiega Snyder. «Detto questo, bisogna anche considerare le differenze individuali: il nostro studio fornisce una stima per la persona media, però ci sono persone detti “cardio agers” perché hanno un declino più accentuato nella salute cardiovascolare, altri sono “immune agers” perché il loro sistema immunitario invecchia prima, e poi ci sono “metabolic agers” per i quali la dimensione più impattante è quella metabolica». Un aspetto blandamente inquietante del nuovo studio è che potrebbe far sentire “di mezz’età” anche i quarantenni, etichetta che fino ad oggi tutti, istintivamente, rifiuterebbero come la peste prima di aver varcato i 50.