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Vaiolo delle scimmie, la Thailandia conferma il primo caso in Asia: “Si è scelto di scelto di ignorare questa crescente minaccia zoonotica”

Vaiolo delle scimmie, la Thailandia conferma il primo caso in Asia: “Si è scelto di scelto di ignorare questa crescente minaccia zoonotica”

Il nuovo ceppo Mpox Clade 1b, trovato in un europeo di 66 anni che aveva viaggiato in Africa, sta suscitando grande preoccupazione a livello mondiale per la facilità con cui riesce a diffondersi

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Il dipartimento di controllo delle malattie della Thailandia ha confermato oggi il primo caso noto in Asia di vaiolo delle scimmie. Le autorità di Bangkok hanno precisato che il nuovo ceppo di Mpox Clade 1b è stato trovato in un cittadino europeo di 66 anni che aveva viaggiato in Africa.

Il Clade 1b sta suscitando molta preoccupazione a livello mondiale per la facilità con cui riesce a diffondersi.

"Ovviamente la Commissione e gli Stati membri monitorano la situazione" del vaiolo delle scimmie "nell'Ue", ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Stefan De Keersmaecker. “Il Comitato per la sicurezza sanitaria si è riunito per discutere la situazione ed è giunto alla conclusione di non considerarla come una emergenza di salute pubblica nell'Ue, ma di monitorarla da vicino e di coordinare la nostra risposta".

Intanto Jason Gale, nota firma dell'agenzia Bloomberg in un'editoriale dove rammenta come il virus del vaiolo delle scimmie dagli anni '70 si e' diffuso da roditori e scoiattoli e ha infettato gli esseri umani con frequenza crescente nell'Africa occidentale e centrale, sostiene che: "L'ultima emergenza sanitaria globalenon è stata improvvisa o inaspettata, ma una calamità lenta e incancrenita che evidenzia i pericoli della disuguaglianza e della negligenza dei governi".

"Tuttavia”, continua Gale, “anche dopo aver scatenato un'epidemia globale di vaiolo due anni fa, che ha colpito quasi 100.000 persone in 116 Paesi, i governi e le agenzie di finanziamento hanno scelto di ignorare la crescente minaccia zoonotica". A suo avviso, "i vaccini che hanno dimostrato di fornire una forte protezione nel 2022 non sono stati resi disponibili nella Repubblica Democratica del Congo" così come sono mancati sia i test cruciali per la diagnosi che una gestione accurata dei casi con la previsione dell'isolamento per i pazienti.

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