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Il deserto di Arquata otto anni dopo il sisma: “Bello il nuovo progetto, chissà se lo vedremo”

Il plastico della ricostruzione del centro storico di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) 

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Viaggio nel comune delle Marche polverizzato dal sisma del 2016 e oggi senza abitanti. “A settembre parte il piano di recupero: terrazze e muri sopra la roccia, poi realizzeremo casa per casa”
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ARQUATA DEL TRONTO (Ascoli Piceno) – Gli ingegneri del commissario alla ricostruzione, primo impatto, ti portano davanti al plastico della futura Arquata del Tronto, esibito all’ingresso dell’Ufficio speciale alla periferia di Ascoli che si occupa, con altri, del ritorno alla normalità del cratere sconvolto il 24 agosto del 2016. Sono cinquanta case riedificate, su indicazione dell’architetto Stefano Boeri, così come erano prima. Posizione, dimensioni, colori. “Rifaremo tutto, almeno l’involucro esterno”, dice l’ingegner Marco Trovarelli, lui di San Benedetto del Tronto, alla guida dell’Ufficio speciale ricostruzione. Boeri, nella realizzazione del Piano urbanistico attuativo, ha recepito i pareri – molto mediati da chi in comunità ha un ruolo, in verità – dei cittadini sopravvissuti al sisma e oggi sfollati stanziali lungo il rettilineo della strada consolare Salaria, divide le Marche dal Lazio.

ARQUATA DEL TRONTO (Ascoli Piceno) – Gli ingegneri del commissario alla ricostruzione, primo impatto, ti portano davanti al plastico della futura Arquata del Tronto, esibito all’ingresso dell’Ufficio speciale alla periferia di Ascoli che si occupa, con altri, del ritorno alla normalità del cratere sconvolto il 24 agosto del 2016. Sono cinquanta case riedificate, su indicazione dell’architetto Stefano Boeri, così come erano prima. Posizione, dimensioni, colori. “Rifaremo tutto, almeno l’involucro esterno”, dice l’ingegner Marco Trovarelli, lui di San Benedetto del Tronto, alla guida dell’Ufficio speciale ricostruzione. Boeri, nella realizzazione del Piano urbanistico attuativo, ha recepito i pareri – molto mediati da chi in comunità ha un ruolo, in verità – dei cittadini sopravvissuti al sisma e oggi sfollati stanziali lungo il rettilineo della strada consolare Salaria, divide le Marche dal Lazio.

Il rendering in 3D ha le cinquanta case in grigio come cappello. Se il progetto solleva il suo copricapo, si vede come quegli edifici potranno resistere a una futura raffica di scosse sopra il “6” della Scala Richter (raffica possibile visto il promontorio roccioso, ai piedi del Monte Vettore, su cui sorge l’intera Arquata). ll cappello, ecco, viene tolto, in nome delle 52 vittime di allora (303 quelle totali) e mostra che alla base delle case stampate si prevedono semplici muri in calcestruzzo, più stretti dell’usuale, spessi anche solo 25 centimetri, ma tenuti insieme, e senza possibile movimento ondulatorio, da 328 tiranti d’acciaio che si estendono per 13 chilometri. Tutto innervato dentro la collina fratturata, semplice e tecnologico insieme.

La riproduzione in 3D del progetto di recupero di Arquata del Tronto visto dalle fondamenta: terrazze, muri in calcestruzzo e tiranti d'acciaio 

Muri e tiranti seguono l’andamento delle terrazze-basamento, necessarie per ricostruire un borgo cresciuto su una salita scoscesa che, in quota, si fa montagna: 777 metri sul livello del mare. L’impianto completo si chiama “sistema fondazionale”. Si parte, abbiamo visto, dalle terrazze, le si dividono con muri stretti, si legano questi con barre d’acciaio pensate per vivere un secolo. Due pozzi verticali di otto metri di diametro l’uno saranno partenza e arrivo di molti di questi tiranti.

L’ingegner Trovarelli, con i suoi tre assistenti, rimette il cappello al plastico, chiude a doppia mandata il palazzo Piceno Consind, aperto per l’occasione in questo agosto feroce, e chiede di seguirlo verso i resti di Arquata (in tutto, nel cratere, sono 140 i comuni colpiti, ormai otto anni fa). Mezz’ora d’auto, accerchiando strade tuttora chiuse. Resta inagibile, sì, anche un tratto di Salaria, la statale numero quattro d’Italia, quello tra Accumoli e Amatrice.

Ecco il borgo di Arquata del Tronto, preso dall’alto. Dove c’erano quelle cinquanta case povere, realizzate con materiali incoerenti, c’è polvere. Ci sono nuovi arbusti. Quel poco di pietra o mattone che aveva resistito al 24 agosto, e alle repliche del 26 e soprattutto del 30 ottobre, è stato raso al suolo dai caterpillar. Anche l’ex caserma dei carabinieri, era tutto pericolante.

Piazza Umberto I, area per le ruspe

Si vedono ancora, come cartolina immortale, i dodici archi che sostenevano solo la parte finale della strada d’accesso al centro storico, la provinciale 129, e quindi hanno resistito alle scosse. Saranno fortificati con iniezioni di cemento e piccoli pali di sostegno. Il pesante tetto del campanile della chiesa ora è a terra, la piazza centrale del borgo – era dedicata a Umberto I – è slargo per le manovre delle ruspe. Lassù la rocca medievale, intatta. Più in basso l’Ufficio turistico con la sua scritta, così simile al simulacro del Tribunale dell’Aquila che ha mantenuto in piedi, nel 2009, solo la sua dicitura. Il fantoccio di Giuseppe Garibaldi, che passò di qui diretto a Roma il 26 febbraio del 1849 e la cui lapide che ricordava l’evento è stata sbriciolata otto anni fa, guarda la valle: ci sono frazioni ancora in vita e si scorge il comune insediato in una struttura temporanea color marrone.

Quello che resta oggi del borgo di Arquata del Tronto 

"Con l’arrivo del commissario Guido Castelli abbiamo completato le demolizioni e a settembre partirà la gara per un progetto da 53 milioni di euro su un’area di 48.000 metri quadrati. Nei primi due anni realizzeremo le fondamenta con i muri trattenuti dai tiranti”, spiegano i collaboratori dell’ingegner Trovarelli. Nel basamento si installeranno anche isolatori sismici, come si fa, d’altro canto, con il progetto di Castelluccio di Norcia: consentiranno al borgo di Arquata di pattinare sulle scosse senza sbriciolarsi.

Altri 100 milioni per ripristinare gli edifici

Le terrazze ospiteranno, innanzitutto, impianti idrici, servizi per luce e gas, fogne, infrastrutture per la connessione. Sopra, le case saranno l’ultimo piano di un palazzo “formato dalla collina stessa”. La seconda parte del progetto, la ricostruzione finale, richiede altri 100 milioni. E il riposizionamento degli edifici restituirà il vecchio perimetro a piazze e strade, passaggi coperti, scalinate, gradonate.

Il commissario Castelli alla presentazione del progetto aveva detto: "Per restituire serenità e prospettiva a questa comunità così drammaticamente messa alla prova, dobbiamo garantire loro il massimo livello di sicurezza immaginabile. Siamo di fronte a un progetto all'avanguardia, un'innovazione radicale che preserverà, però, la forma storica del paese. La ricostruzione del Centro Italia deve migliorare le condizioni pre-esistenti, per far sì che sia possibile vivere e investire in questi luoghi".

Già. Il progetto per Arquata, l’unico comune europeo compreso tra due Parchi nazionali, Sibillini e Gran Sasso-Monti della Laga nel caso, e tre regioni, porta lontano, dà un corpo alla parola rinascita. Resta il fatto che sono già trascorsi otto anni e cinque commissari dalle scosse distruttive e si parla di altrettante stagioni per rivedere le case spoglie, “la fattura degli interni sarà affidata ai proprietari”.

Arquata del Tronto, prima del 24 agosto 2016 

Il sindaco, Michele Franchi, candidato alle ultime Europee con il Pd, dice: “Qualcuno dei nostri nelle scorse stagioni ha comprato casa fuori accelerando uno spopolamento che esiste dagli Anni Novanta. Credo che oggi i residenti reali di Arquata, quelli che vivono vicino alla vecchia abitazione, non superino i seicento. Con la ricostruzione dobbiamo fare in fretta perché ogni anno perdiamo qualcuno, per età, per scelta. Se riusciremo a ricostruire in sicurezza, sarà possibile attrarre chi oggi vive in città. Ci vuole grande attenzione per i comuni più colpiti: il cratere è enorme e serve una differenza di trattamento. Lo sconforto tra la nostra gente esiste perché sono passati otto anni e hanno visto soprattutto burocrazia catastale. Oggi le norme sono tutte sbrogliate, non ci sono più scusanti. Io voglio crederci ancora”.

Cinquecento residenti in meno

Ecco, gli abitanti, censiti dall’Istat in 1.171 un anno dopo il terremoto, contati in 919 al 31 maggio scorso, ipotizzabili in seicento reali, come dice il sindaco, sono sparsi tra le casette pubbliche in materiale plastico e gli alloggi dei parenti. Ventisette famiglie vivono lungo la Salaria, in uno dei primi campi sfollati allestito nell’estate del 2016. Un refolo di vento le aiuta a tollerare i 35 gradi in riva al Tronto.

Vincenza Pala ha 72 anni e i figli lontani, lontani da ogni odore di ricostruzione. Lei è rimasta in zona, la sua casa è una delle poche che ha retto allo scivolamento a valle di Pescara del Tronto. Sa che sul vecchio sedime della dodicesima frazione di Arquata - diede un tributo di 49 corpi ai 52 morti dell’area - non ci sarà più un paese, solo un luogo del ricordo. Le case rinasceranno nella cava lì vicino, altre saranno delocalizzate in due frazioni meno colpite. Sono sei su dodici le frazioni di Arquata che hanno bisogno di cure speciali.

L'Ufficio turistico, nella parte bassa del borgo di Arquata, è rimasto in piedi 

“Non credo che basteranno altri otto anni per rifare il borgo centrale, ne serviranno almeno venti”, dice Vincenza. “Il progetto di ripristino è bello, quando l’hanno presentato c'era entusiasmo, anche se un vero dibattito tra noi sfollati non c’è mai stato: hanno fatto parlare chi aveva un ruolo sociale, non tutti. Oggi, però, Ia speranza non ce l'ho. Si guardi intorno, ventisette famiglie nelle casette Sae, le sistemazioni abitative in emergenza. Siamo tutti belli adulti, non credo che avremo ancora vent’anni davanti. Hanno detto tanto volte che la ricostruzione partiva, già nella stagione successiva al sisma. Niente, uno spreco di commissari. Due anni sono stati bruciati per il Covid, e poi c’è chi tra noi ha fatto ricorsi. Sto parlando di Pescara del Tronto, c'è chi si batte per non far ricostruire la frazione. Lotta per avere un indennizzo economico, non vuole che il paese riviva. Il nostro sindaco Franchi lo vedo lento, il commissario Castelli vanitoso. Ha fatto tanto l’ex commissario Giuseppe Legnini, ma la politica di destra l’ha allontanato. Il quotidiano in queste casette? Senza privacy. Una appiccicata all’altra, non è vita. Non c'è comunicazione, non c’è più solidarietà. Siamo tutti vecchi, e agli arresti domiciliari”.

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