VERONA — Per entrare nel futuro, dopo un cammino comune lungo mezzo secolo, gli scout ricominciano dall’originario sogno umano della felicità. «Il Covid e le guerre — dice Roberta Vincini, presidente nazionale delle guide Agesci — costringono ad aggiornare la riflessione su temi essenziali non più scontati. La nostra risposta educativa è che solo contribuendo alla felicità degli altri si può tentare di cercare la propria».
Per discutere del bene più incerto del presente da ieri a domenica sono a Verona ventimila capi e guide scout d’Italia, impegnati ad animare la Route del 50° anniversario dalla fondazione, terza in assoluto nella storia dell’associazione che ha formato generazioni di giovani non solo cattolici.
Titolo del raduno: “Generazioni di felicità“. Era il momento di incontrarci e di capire — dice Francesco Scoppola, presidente nazionale degli scout — come non accettare che sogno e desiderio di una felicità collettiva diventino un traguardo irraggiungibile. La sfida è riporta…
VERONA — Per entrare nel futuro, dopo un cammino comune lungo mezzo secolo, gli scout ricominciano dall’originario sogno umano della felicità. «Il Covid e le guerre — dice Roberta Vincini, presidente nazionale delle guide Agesci — costringono ad aggiornare la riflessione su temi essenziali non più scontati. La nostra risposta educativa è che solo contribuendo alla felicità degli altri si può tentare di cercare la propria».
Per discutere del bene più incerto del presente da ieri a domenica sono a Verona ventimila capi e guide scout d’Italia, impegnati ad animare la Route del 50° anniversario dalla fondazione, terza in assoluto nella storia dell’associazione che ha formato generazioni di giovani non solo cattolici.
Titolo del raduno: “Generazioni di felicità“. Era il momento di incontrarci e di capire — dice Francesco Scoppola, presidente nazionale degli scout — come non accettare che sogno e desiderio di una felicità collettiva diventino un traguardo irraggiungibile. La sfida è riportare il servizio gratuito al centro della società».
Anche per gli oltre 30 mila volontari che accolgono 152 mila bambini e ragazzi tra gli 8 e i 21 anni, animando campi ed escursioni zaino in spalla, le sfide sono epocali. Crollo demografico, agonia della natura, crisi del volontariato, multiculturalità e diritti civili, sconvolgono le certezze che nel 1907 orientarono la nascita del movimento a livello mondiale.
Un giro per le strade di Verona, per tre giorni invasa dai giovani con il “gilwell” al collo, lo conferma. Sempre di più gli scout e le guide di origini non italiane, atei o fedeli a religioni non cristiane, espressione di libere identità di genere. «Siamo stati i pionieri della parità — dice Fabrizio Marano, capo nazionale scout — e continuiamo sulla strada di un’accoglienza piena. Bambini e ragazzi non hanno i problemi degli adulti: razzismo, discriminazioni religiose e culturali, nei nostri campi non sono nemmeno un argomento».
Il messaggio, nella grande tendopoli al Pestrino come nel quartier generale di Villa Buri, è che «sulle sfide cruciali i giovani sono più avanti degli adulti» e che «il problema non sono i figli, ma i genitori».
Sarebbe però superficiale derubricare il raduno Agesci a un estivo happening buonista delle “balie d’Italia”. A confermarne il valore politico e civile, il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la messa celebrata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, con tredici vescovi italiani, la chiusura affidata al vicepremier Antonio Tajani.
«Siamo un soggetto politico — dice Giorgia Caleari, capo guida d’Italia — ma non partitico. I nostri orientamenti coprono l’intero arco parlamentare: ci uniscono il rispetto delle istituzioni e l’impegno a contrastare sfiducia e indifferenza».
Menù vegetariano, spostamenti solo con mezzi pubblici, stoviglie biodegradabili e pulizia delle strade confermano l’anima verde di chi ha adottato l’ambiente come primo maestro di vita. Al nuovo protagonismo politico degli scout pensano invece gli oltre 60 incontri e i 226 ospiti a cui è affidato il compito di analizzare “la salute del pianeta-giovani” e di definire “con parole nuove” il percorso scout del prossimo decennio.
Di intelligenza artificiale, economia, lavoro, ambiente, famiglia, accoglienza, clima, diritti civili, educazione e fede parleranno tra gli altri Paolo Benanti, Enrico Giovannini, Elena Bonetti, Giovanni Bachelet, Roberta Pinotti, don Luigi Ciotti, Rosy Bindi, Luisa Impastato, Graziano Delrio Lidia Maggi, Luca Mercalli, Francesca Ambrosoli, Ernesto Maria Ruffini, Zakia Seddiki Attanasio, don Mattia Ferrari e Mario Giro. Con loro, tra “Confronti”, “Sguardi” e “Tracce”, attivisti, ex capi scout e oltre cento associazioni di volontariato che anche a raduno in corso non smettono di occuparsi di anziani, persone fragili, disabili, adolescenti, pulizia di parchi e spazi degradati della città.
«L’emergenza cruciale — dice Chiara Panizzi, componente del consiglio generale — è il crollo degli adulti di riferimento. Troppi impegni, vite nomadi e lavoro instabile minano la disponibilità ad aiutare i giovani a crescere. Sembra un paradosso demografico, ma i bambini che vogliono entrare negli scout continuano ad aumentare, mentre i grandi che accettano di stare con loro spariscono. Prima di criticare le nuove generazioni bisogna riflettere sull’indifferenza di quelle vecchie».
Anche perché le domande restano quelle fondamentali. «Social e cellulari — dice suor Cristina, capo guida africana di un gruppo di Mantova — non alleviano il dolore di chi cresce. I ragazzi chiedono di essere ascoltati, di poter sbagliare, di stare con gli altri, di scoprire chi sono senza l’ansia del controllo e l’incubo del giudizio. È tempo che gli adulti smettano di pensare solo a se stessi».
A generare felicità, anche a Verona, parola agli artisti. Ieri sera inaugurazione della “Route” con il concerto di Gianni Morandi, domani sul palco del Pestrino saliranno Roberto Vecchioni, Alfa e i Bandakadabra. Assieme a ventimila guide e scout ricorderanno gli amici che non ci sono più, da David Sassoli a Gianluca Vialli, e quelli che all’ultimo non sono riusciti ad essere presenti: da Matteo Renzi a Giuliano Pisapia, da Renzo Piano a Riccardo Illy, da Carlo Verdone a Jovanotti, da Ignazio Visco a Corrado Passera, da Francesco Profumo a Giovanna Melandri, da Elio delle Storie Tese a Gino Paoli. «Tutti scout — dice Pietro Mancino, responsabile di Agesci Veneto — consapevoli che nella vita niente è facile. Lo zaino non te lo porta nessuno: i compagni però camminano con te per affrontare insieme anche l’inaffrontabile».