Geo Barents fermata per 60 giorni, Msf: “Accuse basate sulle bugie dei libici. Decreto Piantedosi contrario a norme internazionali e Ue”
di Alessia CanditoFermo di sessanta giorni e multa di più di tremila euro. Per aver salvato 191 persone in cinque diverse operazioni, Geo Barents, la nave civile che nel corso dell’ultimo anno più soccorsi ha fatto nel Mediterraneo, è stata bloccata per l’ennesima volta. È la terza per la nave di Medici senza frontiere, impone sanzioni triplicate ed è l’ultimo step previsto dal decreto Piantedosi prima del sequestro.
“Una decisione disumana che ferma l’attività di Medici senza frontiere nel Mediterraneo. Per la terza volta le autorità italiane ci impongono una misura punitiva per aver soccorso delle persone in pericolo in mare, un obbligo non solo morale ma legale. Salvare vite in mare non è un reato”, commentano dall’ong.
Juan Matias Gil: “Accuse basate sulle bugie dei libici”
Gli avvocati sono già al lavoro, ci sarà battaglia legale contro “questo provvedimento arbitrario e disumano”, annunciano da Msf. “Queste accuse sono tutte basate sulle bugie della Guardia costiera libica, finanziata dall'UE e c…
Fermo di sessanta giorni e multa di più di tremila euro. Per aver salvato 191 persone in cinque diverse operazioni, Geo Barents, la nave civile che nel corso dell’ultimo anno più soccorsi ha fatto nel Mediterraneo, è stata bloccata per l’ennesima volta. È la terza per la nave di Medici senza frontiere, impone sanzioni triplicate ed è l’ultimo step previsto dal decreto Piantedosi prima del sequestro.
“Una decisione disumana che ferma l’attività di Medici senza frontiere nel Mediterraneo. Per la terza volta le autorità italiane ci impongono una misura punitiva per aver soccorso delle persone in pericolo in mare, un obbligo non solo morale ma legale. Salvare vite in mare non è un reato”, commentano dall’ong.
Juan Matias Gil: “Accuse basate sulle bugie dei libici”
Gli avvocati sono già al lavoro, ci sarà battaglia legale contro “questo provvedimento arbitrario e disumano”, annunciano da Msf. “Queste accuse sono tutte basate sulle bugie della Guardia costiera libica, finanziata dall'UE e considerata un attore affidabile dall’Italia, ma accusata dalle Nazioni Unite di complicità in gravi violazioni dei diritti umani in Libia. Parliamo di crimini contro l'umanità, di collusione con i trafficanti, nonché di essere responsabile di violenti respingimenti in mare”, dice Juan Matias Gil. . Nella civil fleet c’è preoccupazione. Il timore è che, dopo un’estate di relativa tregua, senza fermi o sanzioni, cominci una nuova stagione di attacco al soccorso civile. E che l’offensiva sia partita non a caso dall’ong più grande, strutturata e capace di fare un numero maggiore di salvataggi e missioni in mare. “Siamo stati sanzionati per aver semplicemente adempiuto al nostro dovere legale di salvare vite umane”, sottolinea Gil.
I tre interventi in acque internazionali davanti alla Libia
L’ultima missione per Geo Barents è stata estremamente complessa. In meno di ventiquattro ore, cinque interventi di soccorso. I primi tre, tutti nelle acque internazionali davanti alla Libia. E tutti per certi versi anomali. Uno dopo l’altro sono stati avvistati tre barchini in vetroresina, segnalati come “in distress”, in pericolo. Stando alle prime indiscrezioni, è su questi che il Viminale avrebbe puntato per bloccare ancora una volta Medici senza frontiere.
Nel primo caso, al termine delle operazioni, una seconda barca con a bordo due uomini in divisa mimetica si è avvicinata e ha preso a bordo un uomo per poi andare via a tutto gas. Nel secondo, una persona ha rifiutato di essere trasferita sul rhib, le lance di soccorso, e rapidamente ha messo in moto i motori e si è allontanata. Nel terzo, come da indicazioni della Guardia costiera libica, le lance di soccorso di Msf erano rimaste in standby.
Gatti: “C'era pericolo imminente che le persone annegassero”
Improvvisamente, un uomo ha iniziato a buttare in acqua le persone, senza giubbotti di salvataggio, né dispositivi di protezione. Una situazione pericolosissima, soprattutto in piena notte, quando è facile essere portati via dalle onde senza che nessuno se ne accorga. Tecnicamente è quello che si chiama stato di necessità: intervenire non è un’opzione, ma obbligo sancito da leggi, norme e convenzioni internazionali. “Non c'era altra scelta se non quella di tirare fuori dall’acqua le persone il più velocemente possibile” afferma Riccardo Gatti, responsabile del team di ricerca e soccorso a bordo della Geo Barents. “C'era un pericolo imminente che le persone annegassero o si perdessero nel buio della notte”.
Nulla di tutto questo è stato considerato. ““Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto il decreto Piantedosi non solo contravvenga alle leggi internazionali ed europee, ma sia anche in contrasto con l’obbligo di agire in situazioni di necessità quando ci sono in pericolo vite umane”, tuona il capomissione Juan Matias Gil “Le autorità ci costringono a scegliere tra il salvataggio delle persone in mare e la prosecuzione delle attività”
I precedenti: “La Guardia costiera libica non può fare soccorsi”
Non è la prima volta che accade. Ormai mesi fa, la nave ong tedesca Humanity1, intervenuta in soccorso di naufraghi che si erano gettati in acqua, è stata accusata dalle autorità libiche, competenti per i soccorsi in zona, di aver “provocato una situazione di pericolo” e disatteso gli ordini. Tutte bugie, è stato dimostrato poi con tanto di video che hanno documentato anche i colpi di arma da fuoco sparati in acqua dai libici, ma il Viminale ha preso per buona quella versione e ordinato il fermo. Provvedimento poi annullato dal giudice, con una motivazione netta: la Libia non è un Paese sicuro, dunque la sua Guardia costiera non è titolata ad effettuare operazioni di soccorso. Mare Jonio, bloccata a Trapani con contestazioni simili e uguale situazione di rischio per equipaggio e naufraghi contro cui i libici hanno sparato, attende l’udienza di merito.
Le nuove traversate
Rimane il nodo delle nuove traversate, forse ancor più rischiose per chi le tenta, come dimostra il terzo intervento di soccorso di Geo Barents. La nave di Medici senza Frontiere non solo ha comunicato puntualmente alle autorità marittime competenti quanto successo, ma lo ha anche reso pubblico sui social dell’organizzazione, con tanto di foto.
I precedenti ci sono: a diverse navi della flotta civile - ultima in ordine di tempo Life support di Emergency, che pubblicamente ne ha parlato - è capitato di misurarsi con una situazione simile. Compatibile, per di più, con alcune testimonianze che arrivano da Lampedusa: secondo alcuni sopravvissuti alla traversata, adesso i trafficanti accompagnano i naufraghi durante le prime ore di navigazione, per poi abbandonarli in mezzo al mare su imbarcazioni precarie. Una sorta di “assicurazione” che scongiuri il pericolo di intercettazioni e respingimenti? Una “trappola” politica preordinata da utilizzare alla bisogna? Tracce su cui diversi attivisti stanno investigando.