Migranti, liberi i quattro richiedenti asilo detenuti nel nuovo centro di Porto Empedocle. Anche i giudici di Palermo bocciano il decreto Cutro
di Alessandra ZinitiTutti fuori dopo 24 ore. I fermi disposti dal questore di Agrigento sulla base del decreto Cutro non convalidati. Dopo quelli di Catania, anche i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Palermo bocciano le norme sulla detenzione dei migranti soggetti alle procedure accelerate di frontiere consolidando un orientamento che, nelle prossime settimane, potrebbe minare alle fondamenta l’intera operazione Albania, dove il governo intende rinchiudere nel centro di detenzione appositamente costruito i richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri soccorsi da mezzi militari italiani in acque internazionali.
La decisione dei giudici di Palermo
Con provvedimenti depositati ieri, anche i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Palermo, competente sui provvedimenti di fermo del questore di Agrigento, hanno ritenuto di dover disapplicare le norme del decreto Cutro, rimettendo in libertà quattro migranti tunisini arrivati nei giorni scorsi a Lampedusa e rinchiusi nel nuovo cen…
Tutti fuori dopo 24 ore. I fermi disposti dal questore di Agrigento sulla base del decreto Cutro non convalidati. Dopo quelli di Catania, anche i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Palermo bocciano le norme sulla detenzione dei migranti soggetti alle procedure accelerate di frontiere consolidando un orientamento che, nelle prossime settimane, potrebbe minare alle fondamenta l’intera operazione Albania, dove il governo intende rinchiudere nel centro di detenzione appositamente costruito i richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri soccorsi da mezzi militari italiani in acque internazionali.
La decisione dei giudici di Palermo
Con provvedimenti depositati ieri, anche i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Palermo, competente sui provvedimenti di fermo del questore di Agrigento, hanno ritenuto di dover disapplicare le norme del decreto Cutro, rimettendo in libertà quattro migranti tunisini arrivati nei giorni scorsi a Lampedusa e rinchiusi nel nuovo centro di detenzione di Porto Empedocle, aperto dopo ferragosto in tutta fretta dal Viminale che – per mesi, dopo le pronunce negative dei giudici di Catania – aveva rinunciato ad applicare le procedure accelerate di frontiera con la detenzione evitabile solo dietro il pagamento di una cauzione di 5.000 euro. Norma poi in parte modificata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La direttiva italiana contrasta con quella europea
Nel motivare la sua decisione, la dottoressa Sara Marino ricorda che secondo la legislazione europea “i richiedenti asilo possono essere detenuti solo in circostanze eccezionali, solo dopo che tutte le misure non detentive alternative al trattenimento sono state debitamente prese in considerazione”. Le posizioni dovrebbero essere vagliate singolarmente una per una, invece – osserva la giudice – la mancata presentazione del passaporto e il mancato (peraltro praticamente impossibile) pagamento della cauzione in Italia vengono considerate cause generalmente ritenute sufficienti per ordinare la detenzione.
Il tribunale di Palermo sottolinea che “l’obbligo di tenere conto di altre misure alternative al trattenimento (diverse dalla consegna del passaporto e dalla prestazione della cauzione) è un dovere che va esercitato dall’autorità amministrativa sulla base di una valutazione caso per caso, nel rispetto dei principi della direttiva comunitaria e della stessa unità dell’ordinamento interno, considerata la stessa legislazione italiana”.
Fermo non motivato e sproporzionato
E dunque, la conclusione, “il provvedimento emesso dal questore di Agrigento non può essere convalidato, in assenza della dovuta motivazione sulla necessità del trattenimento, sulla sua proporzionalità e sull’impossibilità di fare efficace ricorso alle altre misure alternative, di tipo non coercitivo”.
Nei giorni scorsi solo un provvedimento di fermo era stato convalidato ma si trattava di un caso diverso perché il migrante tunisino in questione è accusato di aver tentato la fuga.
Le motivazioni dei giudici di Palermo, dunque, si allineano con le prime espresse dalla dottoressa Iolanda Apostolico del tribunale di Catania finita nel mirino della Lega e del centrodestra, fatta oggetto di una campagna mediatica diffamatoria per sue presunte posizioni politiche. Posizioni poi condivise e reiterate dagli altri giudici di Catania (e non solo) che hanno indotto il Viminale a chiudere il centro di detenzione per richiedenti asilo di Pozzallo in attesa della pronuncia prima della corte di Cassazione e poi di quella di Giustizia europea che non è ancora arrivata.