Per la prima volta un carrier strike group della Marina Militare italiana in missione nell’Indopacifico. Il contrammiraglio Ciappina: “Siamo i primi in Europa”
di Gianluca Di Feo“E’ un’esperienza senza precedenti, importante per la Marina militare e che ha galvanizzato gli equipaggi: per la prima volta un carrier strike group è in missione nell’Indopacifico: stiamo parlando della squadra navale d’attacco guidata dalla portaerei Cavour che ha dimostrato una capacità unica, perché siamo stati in grado di schierare così lontano aerei di quinta generazione come gli F35B. Nessun altro Paese dell’Unione europea può farlo”.
Il contrammiraglio Giancarlo Ciappina parla dal golfo di Tokyo senza nascondere l’entusiasmo. La spedizione sotto il suo comando nei mari di Asia e Oceania è destinata a entrare nella storia della Marina e rappresenta un punto di svolta per il ruolo dell’Italia nella Nato e nell’Ue. Abbiamo dimostrato di poter intervenire nel teatro della nuova competizione geopolitica con una formazione per niente simbolica: un carrier strike group - la squadra di navi che si vede spesso nei film …
“E’ un’esperienza senza precedenti, importante per la Marina militare e che ha galvanizzato gli equipaggi: per la prima volta un carrier strike group è in missione nell’Indopacifico: stiamo parlando della squadra navale d’attacco guidata dalla portaerei Cavour che ha dimostrato una capacità unica, perché siamo stati in grado di schierare così lontano aerei di quinta generazione come gli F35B. Nessun altro Paese dell’Unione europea può farlo”.
Il contrammiraglio Giancarlo Ciappina parla dal golfo di Tokyo senza nascondere l’entusiasmo. La spedizione sotto il suo comando nei mari di Asia e Oceania è destinata a entrare nella storia della Marina e rappresenta un punto di svolta per il ruolo dell’Italia nella Nato e nell’Ue. Abbiamo dimostrato di poter intervenire nel teatro della nuova competizione geopolitica con una formazione per niente simbolica: un carrier strike group - la squadra di navi che si vede spesso nei film raccolta intorno alle portaerei dell’Us Navy - è la massima espressione della potenza militare marittima. Può garantire la libertà di navigazione facendo decollare aerei ed elicotteri; contrastando gli avversari in cielo, sul mare e negli abissi dove sono in agguato i sottomarini. E questa missione non sarà un’eccezione, come spiega il contrammiraglio Ciappina: “C’è un accordo tra i vertici delle marine italiana, francese e britannica per tenere a rotazione una portaerei nell’Indopacifico. Come nel nostro caso, ognuna sarà alla guida di un carrier strike group in cui si integrano navi di altri Paesi perché da solo nessuno è in grado di gestire da solo un impegno così massiccio. Al Cavour e alla fregata Fremm Alpino nel Mediterraneo si sono unite una fregata spagnola e una francese; poi nel Mar Rosso c’è stato un cacciatorpediniere francese e un’altra loro fregata è arrivata in Giappone, dove ci ha raggiunti il pattugliatore Montecuccoli; nelle prossime settimane sarà la volta dei tedeschi”.
Le vostre sono esercitazioni ma con i tempi che corrono il passaggio ad attività di combattimento reali non è più un’eccezione. Il carrier strike group riesce a essere pienamente operativo anche con navi di nazioni diverse?
"Certo ed è un elemento fondamentale. Tutte le marine della Nato si preparano per avere una interoperabilità ossia ad agire insieme ma noi adesso abbiamo ottenuto l’interscambiabilità: una nostra nave può inserirsi in una squadra statunitense o francese senza che cambi nulla. Lo stesso avviene con gli aerei imbarcati: velivoli britannici o dei marines americani possono entrare nelle nostre squadriglie. Ma non basta avere procedure comuni: c’è bisogno di addestramento e affiatamento del personale. Ad esempio, noi abbiamo a bordo due ufficiali della Royal Navy e sulle loro portaerei ci sono i nostri”.
L’Italia è il solo Paese dell’Ue che può schierare gli F35 ovunque grazie alla portaerei Cavour: si tratta di uno strumento di deterrenza straordinario…
“Sì. Sul Cavour ci sono sei caccia della Marina e due dell’Aeronautica, che agiscono praticamente in osmosi a ogni livello, oltre agli Harrier: in tutto quindici velivoli da combattimento. In Australia abbiamo preso parte all’esercitazione Pitch Black con l’addestramento all’attacco al suolo su poligoni sterminati assieme ai migliori aerei esistenti, come gli intercettori F-22 americani. A Guam invece con gli F-18 Hornet della portaerei Lincoln ci siamo misurati nelle missioni aria-aria, come avevamo già fatto nel Mar Rosso con le squadriglie della portaerei Eisenhower. Anche grazie a questo, ora siamo riusciti a ottenere la certificazione della capacità operativa iniziale per gli F35B, ossia per gli unici velivoli di ultima generazione: un risultato veramente unico”.
Oggi la Marina è un punto di riferimento nell’impiego di questa versione dell’F35 che può decollare in pochi metri e atterrare ovunque. Anche i giapponesi hanno chiesto i vostri consigli?
“Si stanno confrontando con noi su come introdurli sulle loro nuove portaerei, che sotto certi aspetti sono simili al Cavour: 14 marinai e avieri nipponici adesso sono a bordo con noi”.
Quanto è stata lunga la preparazione di una spedizione che terrà in mare 1.200 donne e uomini per quasi sei mesi?
“E’ cominciata a maggio con l’esercitazione Mare Aperto condotta insieme alla flotta francese. Siamo salpati a giugno ma una delle caratteristiche della Marina è che tutte le navi sono pronte a partire in 48 ore e ad affrontare una spedizione di cinque mesi, durante la quale obiettivi e dotazioni possono essere modificati. Quando abbiamo lasciato il porto alcune delle attività, come l’incontro a Guam con la portaerei Lincoln, non erano state pianificate: questa flessibilità è parte del dna navale”.
Tra tanta tecnologia e preparazione bellica c’è stato un momento speciale con l’incontro a Tokyo tra le vostre navi e le vele della Vespucci. Cosa ha provato?
“Lo definirei un momento spettacolare: la testimonianza al tempo stesso della nostra tradizione e della nostra capacità militare. Le posso rivelare che il rendez-vous è stato un’altra prova di flessibilità, definendo di ora in ora il modo di arrivare insieme fino al punto di incontro”.
Ma le navi militari cinesi come hanno accolto il vostro arrivo in questi mari?
“Finora non le abbiamo incontrate, ma la rotta che abbiamo seguito era lontana dalle loro aree di interesse. Nella seconda parte della missione andremo verso le Filippine dove la loro presenza è più frequente”.