Ilaria Salis incontra Luigi Spera, il pompiere in carcere per terrorismo: “Accusa sproporzionata, vogliono reprimere il dissenso”
di Viola Giannoli , Fabio Tonacci“Non potevo non andare a trovarlo…”, dice Ilaria Salis, appena uscita dal carcere di Alessandria dove si è incontrata con Luigi Spera, il pompiere siciliano accusato di terrorismo in una vicenda giudiziaria contorta che ha generato polemiche. La seconda tappa del viaggio dell’europarlamentare di Avs negli istituti detentivi italiani, dopo la visita a San Vittore di due settimane fa, non è dunque una tappa qualsiasi.
Nelle celle di alta sicurezza
Accompagnata da uno dei suoi assistenti, Salis questa mattina è entrata nell’istituto San Michele dove, oltre ai reparti comuni “afflitti da sovraffollamento, carenze di educatori e medici e da storture che impediscono a un terzo di detenuti di accedere alle misure alternative”, esiste una sezione speciale di Alta sicurezza. Vi sono reclusi i condannati per terrorismo ed eversione. E qui, in una cella singola adiacente a quelle degli ex brigatisti rossi, dal marzo scorso si trova anche il 43 enne Luigi Spera, vigile del fuoco e istruttore spor…
“Non potevo non andare a trovarlo…”, dice Ilaria Salis, appena uscita dal carcere di Alessandria dove si è incontrata con Luigi Spera, il pompiere siciliano accusato di terrorismo in una vicenda giudiziaria contorta che ha generato polemiche. La seconda tappa del viaggio dell’europarlamentare di Avs negli istituti detentivi italiani, dopo la visita a San Vittore di due settimane fa, non è dunque una tappa qualsiasi.
Nelle celle di alta sicurezza
Accompagnata da uno dei suoi assistenti, Salis questa mattina è entrata nell’istituto San Michele dove, oltre ai reparti comuni “afflitti da sovraffollamento, carenze di educatori e medici e da storture che impediscono a un terzo di detenuti di accedere alle misure alternative”, esiste una sezione speciale di Alta sicurezza. Vi sono reclusi i condannati per terrorismo ed eversione. E qui, in una cella singola adiacente a quelle degli ex brigatisti rossi, dal marzo scorso si trova anche il 43 enne Luigi Spera, vigile del fuoco e istruttore sportivo, imputato di terrorismo in un processo che deve ancora cominciare.“Spera vive una condizione detentiva totalmente sproporzionata rispetto al reato che avrebbe compiuto - denuncia l’europarlamentare - è in alta sicurezza e a millecinquecento chilometri da casa, lontano dalla famiglia e dai suoi figli, gli contestano il reato di terrorismo per un’azione dimostrativa che non ha causato né feriti né danni gravi”.
L’assalto a Leonardo
La vicenda di Spera ha inizio nel novembre del 2022, durante un’offensiva dell’esercito turco nei confronti dei curdi in Siria e nel Kurdistan iracheno. A Palermo la redazione di Antudo, sito indipendente antimilitarista, nelle stesse ore pubblica un breve filmato con le immagini sfocate di un presidio di sette persone in piedi davanti ai cancelli di Leonardo, che figura tra i fornitori di armamenti ai turchi. Il gruppo sventola bandiere e all’improvviso lancia due molotov oltre l’ingresso dello stabilimento, che è vuoto perché è sera e i dipendenti sono a casa.
Chi è Luigi Spera
La redazione di Antudo viene quindi perquisita e i computer sequestrati. Un anno dopo, nel marzo del 2024, vengono arrestati tre attivisti: Spera, che finisce prima al Pagliarelli di Palermo e poi al San Michele di Alessandria, più altri due antagonisti che se la caveranno con l’obbligo di firma al commissariato. Per Spera la situazione è più complicata perché su un sacchetto abbandonato dal gruppo durante la fuga e sui cocci delle bottiglie incendiarie è stato trovato il suo dna. Da qui le accuse a suo carico, molto pesanti se si considera che l’azione dimostrativa non ha causato feriti: attentato per finalità terroristiche o di eversione, associazione con finalità di terrorismo, istigazione a delinquere. In un primo momento il gip aveva escluso l’aggravante terroristica, equiparando il reato a quello di incendio, ma il tribunale del riesame di Palermo l’ha confermata.
“Vogliono reprimere il dissenso”
La carcerazione preventiva è iniziata cinque mesi fa. Nella cella accanto a quella di Spera c’è Nicola De Maria, ex brigatista della colonna Walter Alasia che sta scontando la pena dal 1982, e fino a qualche giorno fa c’era anche Simone Boccaccini, condannato per l’omicidio del giuslavorista Marco Biagi e da poco tornato in libertà per uno sconto di pena e per buona condotta. Secondo Ilaria Salis, che prima di essere europarlamentare è stata anarchica, militante dei centri sociali e attivista nel movimento per il diritto alla casa, la vicenda di Spera è sintomo di malagiustizia. “Colpire così duramente gli attivisti ha lo scopo di far passare a chiunque la voglia di compiere atti di protesta, sanzionatori, duri ma comunque simbolici. Oltretutto si produce una narrazione falsa, ossia quella del pericoloso terrorista, che scoraggia qualsiasi forma di solidarietà possa crearsi attorno a Spera”.
A settembre il processo
Il 5 settembre si aprirà con la prima udienza preliminare a Palermo il processo a Spero ma lui potrà presenziare solo in videoconferenza. “Mi ha amareggiato questa scelta perché io so cosa significa poter vedere in aula i volti di chi ti è familiare o amico”. Il 12 settembre sarà invece la Cassazione a pronunciarsi sulla natura del reato a lui contestato, se si tratti cioè di terrorismo o meno. “Se quest’accusa non cade Spera non potrà essere trasferito in un penitenziario più vicino a casa né sperare in misure cautelari alternative”, dice l’eurodeputata. È di nuovo la biografia di Salis pre-Strasburgo che torna a galla: Salis ha incontrato Spera perché anche lei è stata reclusa per 15 mesi a 950 chilometri da casa, perché anche lui si definisce attivista e perché, “anche io sono stata accusata di reati gravissimi con il rischio di una condanna fino a 24 anni di carcere per la stessa ragione”. Quale? “Motivi politici”.