Maria Colombo: “Io, star della matematica, ho le intuizioni migliori al parco giochi con i figli”
di Elena DusiAlla prima medaglia – un bronzo alle Olimpiadi di Matematica del 2005 all’età di 16 anni – Maria Colombo posava per la foto con un viso timido da adolescente. Il sorriso sarà invece sicuro oggi, quando alla 35enne professoressa ordinaria di analisi matematica del Politecnico di Losanna verrà consegnata la medaglia d’oro Guido Stampacchia, assegnata dall’Unione Matematica Italiana. Gli occhi, tutt’al più, saranno un po’ velati dal sonno, con quattro figli di 6, 4 e 2 anni, più un ultimo appena nato. “Ma con mio marito condividiamo tutto. Riusciamo a fare imprese che a prima vista sembrano impossibili” racconta aspettando la campanella di fine scuola, con un sottofondo di cinguettii di bambini.
Ad esempio?
“Aspettavo il secondo figlio quando ho ricevuto un invito che mi ha fatto brillare gli occhi, un corso di sei mesi a Princeton con alcuni fra i colleghi più brillanti del mio campo. L’ho fatto vedere a Simone, mio marito, ingegnere, e ho scrollato le spalle: peccato dover rinunciare.…
Alla prima medaglia – un bronzo alle Olimpiadi di Matematica del 2005 all’età di 16 anni – Maria Colombo posava per la foto con un viso timido da adolescente. Il sorriso sarà invece sicuro oggi, quando alla 35enne professoressa ordinaria di analisi matematica del Politecnico di Losanna verrà consegnata la medaglia d’oro Guido Stampacchia, assegnata dall’Unione Matematica Italiana. Gli occhi, tutt’al più, saranno un po’ velati dal sonno, con quattro figli di 6, 4 e 2 anni, più un ultimo appena nato. “Ma con mio marito condividiamo tutto. Riusciamo a fare imprese che a prima vista sembrano impossibili” racconta aspettando la campanella di fine scuola, con un sottofondo di cinguettii di bambini.
Ad esempio?
“Aspettavo il secondo figlio quando ho ricevuto un invito che mi ha fatto brillare gli occhi, un corso di sei mesi a Princeton con alcuni fra i colleghi più brillanti del mio campo. L’ho fatto vedere a Simone, mio marito, ingegnere, e ho scrollato le spalle: peccato dover rinunciare. Dopo un po’ lui ha cominciato a chiedersi: ma se provassi a farmi assegnare un periodo di lavoro a distanza? Allora lo smart working non era comune. Poi abbiamo trovato un asilo all’interno dell’università. Alla fine tutti i pezzi sono andati al posto giusto e ce l’abbiamo fatta, siamo partiti”.
Con quattro figli la vostra vita sarà ancora più acrobatica?
“A tante cose dobbiamo rinunciare, ma non ci diamo mai subito per vinti. A febbraio mi hanno proposto di insegnare due settimane in un prestigioso corso a Parigi. Il bimbo più grande ci chiedeva da tempo di salire sulla Tour Eiffel. L’abbiamo accontentato e abbiamo passato un periodo bellissimo”.
Qual è il campo della matematica di cui si occupa?
“L’analisi matematica. Studio le equazioni che descrivono il moto dei fluidi, ad esempio l’aria dell’atmosfera o un liquido all’interno di una rete di tubi. Cerco le condizioni in cui il loro flusso è il più laminare e regolare possibile, senza perturbazioni”.
E’ vero che studia le nuvole?
“Anche. Provo a immaginare di conoscere una porzione di cielo in ogni suo dettaglio. Avendo a disposizione i dati sulla velocità dell’aria in ogni punto, sarò in grado di prevedere che forma assumeranno le nuvole? E partendo dalle stesse condizioni iniziali, è possibile che si formi più volte la stessa nuvola o ci sono fattori che non riusciamo a controllare che daranno alla nuvola una forma sempre diversa?”
Ha a che fare con la capacità di prevedere il futuro?
“Serve a capire quanto sono affidabili i modelli che usiamo per descrivere la realtà. Spesso però ci sono elementi di turbolenza che alterano il flusso regolare di un fluido che scorre”.
La sua vita è più regolare o più turbolenta?
“Mi piacerebbe un giusto mezzo, ma in questa fase prevale la turbolenza”.
La matematica per lei funziona come un’ancora?
“Dà certezza. Una volta stabilità una verità, nessuno la potrà confutare. Si potranno discutere le sue implicazioni, dalla scoperta forse nasceranno nuove domande, è possibile che il tentativo di aprire una strada innovativa risulti fallimentare. Ma la matematica che è stata dimostrata non cambierà mai più. Le scoperte fatte dai greci restano valide anche oggi”.
Per le donne affermarsi in matematica è più difficile?
“No, proprio per questo motivo. Un risultato matematico è giusto chiunque l’abbia raggiunto e io non ho mai vissuto discriminazioni. E’ vero però che non tutte le mie studentesse riescono ad arrivare in fondo al loro percorso. Avevo una dottoranda bravissima che ha abbandonato la ricerca e ha scelto il posto fisso perché non poteva permettersi anni di incertezza e precariato”.
Lei è sempre stata convinta delle sue scelte?
“Al liceo scientifico ho partecipato a tre olimpiadi di matematica: un oro, un argento e un bronzo. Le sessioni di preparazione alle gare erano un piacere, perché si approfondivamo gli argomenti. Ci ritrovavamo fra ragazzi appassionati, non avevamo a che fare con la solita antipatia che a scuola circonda questa materia. Sì, sapevo già che sarebbe stata la mia strada”.
La passione le è stata trasmessa dalla famiglia?
“Mio nonno mi sottoponeva i giochi matematici di riviste e giornali. Mio padre, ingegnere, amava spiegarmi la matematica della vita quotidiana. Ricordo quando mi insegnò cos’è il linguaggio binario dei computer, che prevede solo zero e uno. Se noi non avessimo dieci dita, mi diceva, non useremmo il sistema decimale. Prova a contare con sette dita, o con dodici dita o con due dita e avrai capito come funzionano i computer”.
Anche oggi esiste un alone di antipatia attorno alla matematica?
“Si guarda con maggiore stima alla cultura umanistica, ma la matematica oggi sta diventando un modo di descrivere la realtà sempre più utile”.
Il suo lavoro potrà essere sostituito dall’intelligenza artificiale?
“Uso ChatGpt per sapere cosa è già stato scritto su un argomento perché lui impiega 5 minuti, io ci metterei ore. L’aspetto di riflessione resta però solo mio. Amo la lavagna nera, mi metto lì a fare calcoli, oppure uso carta e penna e in quel momento so che il mio intelletto svolge un lavoro unico. Anche il parco giochi è un momento creativo. Molte idee mi sono venute lì. Mi aiuta poi discutere con i colleghi. C’è chi ama procedere da solo, ma io per carattere ho bisogno di confrontarmi. Durante i miei studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa ero spesso a dialogare con il Direttore Luigi Ambrosio o con Alessio Figalli”.
Ai vostri figli state già trasmettendo l’amore per la matematica?
“Con calma, sono piccoli. Il maggiore è appassionato di calcio e agli europei ci siamo messi a ragionare su quante squadre giocano ai quarti, quante agli ottavi. La matematica è sempre attorno a noi, anche nelle cose che amiamo di più”.