Cutro, fuoco incrociato tra Finanza e Guardia costiera. “Con Salvini la Capitaneria era restia ad operare in assenza di rischio conclamato”
Nell’assai imbarazzante fuoco amico tra i corpi dello Stato che la notte del 25 febbraio 2023 avrebbero dovuto soccorrere ( e non lo fecero) il caicco poi naufragato a Cutro, viene fuori anche come la politica negli ultimi anni ha modificato le regole di ingaggio dei soccorsi in mare in caso di imbarcazioni dei migranti ma anche come ha condizionato le prassi non scritte. C’è anche questo, oltre alle chat private degli operatori in servizio quella notte, nelle 625 pagine di informativa finale dei carabinieri depositata agli atti dell’inchiesta nella quale la Procura di Crotone si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di sei tra ufficiali e sottufficiali di Guardia di finanza e Guardia costiera.
Le regole di ingaggio
Le ormai famose regole di ingaggio, quelle che negli ultimi anni hanno ordinato di privilegiare le operazioni di polizia in mare (il cosiddetto low enforcement) a quelle di ricerca e soccorso furono riscr…
Nell’assai imbarazzante fuoco amico tra i corpi dello Stato che la notte del 25 febbraio 2023 avrebbero dovuto soccorrere ( e non lo fecero) il caicco poi naufragato a Cutro, viene fuori anche come la politica negli ultimi anni ha modificato le regole di ingaggio dei soccorsi in mare in caso di imbarcazioni dei migranti ma anche come ha condizionato le prassi non scritte. C’è anche questo, oltre alle chat private degli operatori in servizio quella notte, nelle 625 pagine di informativa finale dei carabinieri depositata agli atti dell’inchiesta nella quale la Procura di Crotone si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di sei tra ufficiali e sottufficiali di Guardia di finanza e Guardia costiera.
Le regole di ingaggio
Le ormai famose regole di ingaggio, quelle che negli ultimi anni hanno ordinato di privilegiare le operazioni di polizia in mare (il cosiddetto low enforcement) a quelle di ricerca e soccorso furono riscritte l’ultima volta prima di Cutro durante un tavolo tecnico al Viminale, ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ma a “consigliare” ai responsabili delle Capitanerie di porto di pensarci due volte prima di far uscire in mare delle motovedette per andare in soccorso di imbarcazioni cariche di migranti fu sicuramente la gestione di Matteo Salvini.
La deposizione dell’ex comandante Catone
Nell’immediatezza del disastro di Cutro, a mezza bocca, lo avevano raccontato tante fonti anonime della Guardia costiera, ma adesso a metterlo a verbale in un interrogatorio davanti al sostituto procuratore Pasquale Festa, è l’ex comandante del reparto aeronavale di Vibo Valentia della Guardia di Finanza Alberto Catone: “Quando sono arrivato in Calabria la Capitaneria di porto era molto restia ad operare in mare in operazioni Sar laddove non c’era una situazione conclamata di pericolo. Questo aspetto dipendeva dall’approccio dell’allora ministro dell’Interno (Matteo Salvini, ndr) balzato agli onori della cronaca con il caso Diciotti. C’era pertanto un certo favore a che intervenissimo noi della Gdf”.
Il tavolo tecnico al Viminale del 2022
Così d’altra parte aveva poi stabilito il tavolo tecnico riunito al Viminale, ministro Luciana Lamorgese, per le nuove regole di ingaggio sulle attività di polizia in mare – specifica il capo dell’Mrcc Roma Gianluca D’Agostino – perché in teoria sul soccorso in mare nessun tavolo tecnico può stabilire regole diverse da quelle universali. E però – spiega a verbale D’Agostino – “ricordo che al tavolo tecnico del 2022 erano presenti sicuramente il ministro Lamorgese, il capo di gabinetto, i comandanti generali, il capo della polizia e i capi di Stato maggiore. In quella riunione si convenne di far gestire le attività di polizia della Guardia di finanza suddividendo l’area delle 24 miglia in due: tra le 24 e le 12 miglia venne previsto che la Guardia di finanza procedesse al mero monitoraggio della rotta del natante mentre l’intervento diretto doveva avvenire all’interno delle acque territoriali, ossia alle 12 miglia”.
“Operazione di polizia giudiziaria”
Esattamente quello che sarebbe dovuto avvenire la notte del 25 febbraio, quando la Guardia di finanza – ricevuto il dispaccio di Frontex – decise di attendere il caicco al limite delle acque territoriali delle 12 miglia, senza monitorare il suo cammino come invece avrebbe dovuto fare. “Per questo – spiega il capo delle Capitanerie di porto D’Agostino al pm – quella sera noi non siamo usciti, perché l’operazione era stata classificata come operazione di polizia giudiziaria anche da noi in assenza di elementi di potenziale pericolo al momento della segnalazione”.
"E’ azzardato suggerire di usare il cosiddetto giudizio controfattuale? Il colonnello Catone della Guardia di Finanza ha dichiarato che la Guardia Costiera prima aveva un approccio ‘più prudente’”, afferma l'avvocato Francesco Verri, difensore di alcuni familiari delle vittime di Cutro. “Ogni volta che arrivava la segnalazione di una barca con migranti diretta verso le coste calabresi, la mobilitazione delle motovedette era immediata ‘anche se non avevano mai ricevuto una chiamata di soccorso’. Ecco: quell’atteggiamento ‘prudente’ avrebbe salvato i naufraghi di Cutro. Ma poi la ‘situazione è diventata meno ansiosa’ e la Guardia Costiera si è fatta restia ad intervenire. Il motivo? ‘L’approccio dell’allora ministro dell’interno’, secondo Catone. Quindi, stando alle dichiarazioni dell’ufficiale della Guardia di Finanza, sono cambiate le prassi per volontà politica. Il resto è storia”.