Addio alle cattedrali di ghiaccio: l’ultima meraviglia cancellata dal caldo. Il fenomeno sul versante svizzero del Monte Rosa
di Matteo MariniUna grotta del Gorner che oggi è totalmente scomparsa
Alessio Romeo, geologo, speleologo ed esperto alpinista, si arrampica sul ghiacciaio svizzero del Gorner dal 1998, e sa quanto sia drammatico il suo ritiro, a causa del riscaldamento globale. Ma quest’anno, ad agosto, ha stentato a riconoscere il luogo visitato l’ultima volta nemmeno due anni prima. Lì dove ricordava esserci imponenti grotte glaciali ha trovato una distesa di macigni e roccia nuda: «Mi sono ritrovato in un’area completamente spoglia — racconta — prima c’era una galleria multipla, con soffitti alti anche dieci metri, una bellissima cattedrale di ghiaccio. E ora c’è solo il cielo».
Giù dal Monte Rosa fino allo Zermatt
Il Gorner scende dal Monte Rosa, sul versante svizzero, verso Zermatt. Assieme al Grenz, forma uno tra i ghiacciai più estesi delle Alpi. È un gigante fragile. I ruscellamenti in estate, sempre più carichi a causa delle temperature che aumentano, creano cunicoli e anfratti, «mulini», e quelle volte di rara bellezza. Un fenomeno che però accelera lo sciogl…
Alessio Romeo, geologo, speleologo ed esperto alpinista, si arrampica sul ghiacciaio svizzero del Gorner dal 1998, e sa quanto sia drammatico il suo ritiro, a causa del riscaldamento globale. Ma quest’anno, ad agosto, ha stentato a riconoscere il luogo visitato l’ultima volta nemmeno due anni prima. Lì dove ricordava esserci imponenti grotte glaciali ha trovato una distesa di macigni e roccia nuda: «Mi sono ritrovato in un’area completamente spoglia — racconta — prima c’era una galleria multipla, con soffitti alti anche dieci metri, una bellissima cattedrale di ghiaccio. E ora c’è solo il cielo».
Giù dal Monte Rosa fino allo Zermatt
Il Gorner scende dal Monte Rosa, sul versante svizzero, verso Zermatt. Assieme al Grenz, forma uno tra i ghiacciai più estesi delle Alpi. È un gigante fragile. I ruscellamenti in estate, sempre più carichi a causa delle temperature che aumentano, creano cunicoli e anfratti, «mulini», e quelle volte di rara bellezza. Un fenomeno che però accelera lo scioglimento. «Il Gorner ormai è separato dal Grenz, non tocca più la lingua principale e contribuisce con le proprie acque a fondere quello che è rimasto, aggredendolo da sotto» spiega Romeo. Un fenomeno che, sottolinea, non ha ancora modelli che lo descrivono con accuratezza.
120 metri nel cuore del Gorner
La chiamano «fusione nascosta», non si vede da satellite o dalle foto spaziali, come quelle scattate da Luca Parmitano. L’astronauta italiano dell’Esa è salito fino a qui, tre anni fa. A guidarlo c’era Francesco Sauro, geologo e speleologo che accompagna gli astronauti dell’Agenzia spaziale europea (Esa) nelle esercitazioni in grotte sotterranee profonde: «Luca è socio onorario della nostra associazione La Venta — dice Sauro — l’ho invitato a visitare il Gorner che con le sue grotte è il posto più bello delle Alpi, per vedere da vicino cosa succede ai ghiacciai che ha immortalato dallo spazio». I due speleologi assieme a Parmitano e agli scienziati dell’Esa, nel 2021 si sono spinti fino a 120 metri nel cuore del Gorner, attraverso quei crepacci e i cunicoli che forano il ghiacciaio e sono il sintomo della sua malattia.
Un’altra caverna del ghiacciaio del Gorner, con il soffitto alto 10 metri a ottobre 2022. Sotto: ciò che resta in una foto dell’agosto del 2024
Le acque scaldano la superficie
Le acque che scorrono sono «come una spina nel fianco — continua Sauro — la temperatura dell’acqua che si scalda in superficie lo consuma dall’interno. Dal 2014 la caverna era diventata sempre più grande, ora è rimasta la parte più interna che si sta assottigliando sempre di più, ed è sempre più pericolosa, perché si riempie d’acqua, per poi crollare all’improvviso. Qualcosa di simile è successo nel disastro della Marmolada, nel 2019». I due geologi si spingono fin lassù per compiere indagini e misurazioni per il loro progetto divulgativo, Inside the glaciers, ma anche per loro la situazione è diventata ad alto rischio: «Dal 1998 il fronte del ghiacciaio è arretrato di centinaia di metri — stima Romeo — per arrivare al sentiero si camminava per dieci minuti, ora serve mezz’ora. Ora ci sono pareti quasi verticali, non puoi scendere se non con la corda, sperando che niente ti frani addosso».
Una grotta del Gorner che oggi è totalmente scomparsa
L’estate più calda di sempre
Il sistema europeo Copernicus ha certificato che quella di quest’anno è stata l’estate più calda di sempre e il 2024 si avvia a sbriciolare ogni record. È un triste bollettino, la conta di metri e volumi che si vanno perdendo mentre i ghiacciai di tutte le Alpi si rattrappiscono. La fusione continua ad accelerare e ogni anno lo scenario che Alessio Romeo troverà sul Gorner sarà sempre più drammatico e meno graduale. Come le grotte, che cedono all’improvviso: «Immaginavamo sarebbe successo, ma non pensavamo, in meno due anni di trovare questo disastro».