L’astronauta Luca Parmitano: “I ghiacciai che si sciolgono sono qualcosa che spezza il cuore. Serve uno sforzo di cittadini e politica contro la crisi del clima”
di Matteo Marini“Una profonda tristezza”, l’astronauta italiano dell’Esa, Luca Parmitano, racconta la sensazione che ha provato quando ha visto che le caverne di ghiaccio sul Gorner, in poco tempo, sono scomparse. Grotte che aveva visitato, nel 2021, assieme allo speleologo Francesco Sauro, dopo aver fotografato il ghiacciaio dalla Stazione spaziale internazionale. Una situazione che testimonia la realtà drammatica del riscaldamento globale e del cambiamento climatico, che lui stesso definisce “nemico numero uno della sopravvivenza dell'umanità”.
Parmitano, nelle sue due missioni aveva fotografato il Gorner dallo spazio?
"Sì, dallo spazio ho cercato di fotografare quanti più ghiacciai possibile, perché sono uno spettacolo meraviglioso, non solo come luogo da studiare. Dall’alto vediamo veramente la forma di questi fiumi ghiacciati che non sempre si riesce a cogliere da terra o quando ci sei immerso dentro. Riusciamo ad apprezzarne l’aspetto vivo e che purtroppo nelle foto che ho che ho scattato, tra …
“Una profonda tristezza”, l’astronauta italiano dell’Esa, Luca Parmitano, racconta la sensazione che ha provato quando ha visto che le caverne di ghiaccio sul Gorner, in poco tempo, sono scomparse. Grotte che aveva visitato, nel 2021, assieme allo speleologo Francesco Sauro, dopo aver fotografato il ghiacciaio dalla Stazione spaziale internazionale. Una situazione che testimonia la realtà drammatica del riscaldamento globale e del cambiamento climatico, che lui stesso definisce “nemico numero uno della sopravvivenza dell'umanità”.
Parmitano, nelle sue due missioni aveva fotografato il Gorner dallo spazio?
"Sì, dallo spazio ho cercato di fotografare quanti più ghiacciai possibile, perché sono uno spettacolo meraviglioso, non solo come luogo da studiare. Dall’alto vediamo veramente la forma di questi fiumi ghiacciati che non sempre si riesce a cogliere da terra o quando ci sei immerso dentro. Riusciamo ad apprezzarne l’aspetto vivo e che purtroppo nelle foto che ho che ho scattato, tra il 2013 e il 2020, invece sta tendendo a morire, sono davvero un qualcosa che spezza il cuore”.
Quando è stato sul Gorner?
“Nel 2021, attorno al periodo di agosto per cinque giorni percorrendolo in tutta la sua lunghezza e anche esplorando queste grotte che si creano sotto il ghiaccio. Francesco Sauro, che oltre a essere un carissimo amico è anche uno speleologo di fama mondiale e un esploratore, mi ha invitato a partecipare a una a una delle sue spedizioni sul ghiacciaio del Gorner, tra il Monte Rosa e il Cervino, perché era uno di quelli che ho fotografato dall'alto, per testimoniare insieme a lui come era cambiato. E l’Ufficio per il cambiamento climatico dell’Esa inviò alcuni suoi scienziati per accompagnarmi e darmi spiegazioni su quello che stava succedendo.
Che impressione le hanno fatto quelle grotte?
"Guardo queste cose sempre secondo due punti di vista. Il primo è quello che mi appartiene adesso perché sono adulto, un esploratore, tra virgolette. Ho avuto l'opportunità e il privilegio di fare esperienze in luoghi relativamente remoti, sott’acqua sui ghiacciai, sottoterra e sulla Stazione spaziale internazionale. Il primo punto di vista è quello scientifico per capire cosa sta succedendo. Ma c’è un aspetto molto più umano al quale non rinuncio mai che è quello di visitare ogni luogo come se fosse una pagina bianca, con lo sguardo di un bambino che si fa onestamente travolgere dalla bellezza, dall’unicità di questi luoghi, e anche un po’ dalla consapevolezza di quanto fosse effimero e che potrebbe essere l'ultima volta che li che li guardo.
Cos’ha provato vedendo le foto delle caverne di ghiaccio scomparse?
“Sono stato pervaso da una profondissima tristezza. Quella che ti pervade quando vedi qualcosa che non potrai mai più recuperare”.
Cosa le hanno spiegato gli scienziati che l’hanno accompagnata nel 2021?
“Almeno due punti per me erano estremamente sorprendenti. Il primo è che tutti gli scienziati che lo hanno studiato per decine di anni hanno confermato che il processo di scioglimento del Gorner è in accelerazione. I vari segni tracciati sulle rocce di anno in anno mostrano che il ritiro è sempre più grande. Un secolo fa il fronte al momento del suo minimo si scioglieva di alcune decine di metri, oggi parliamo di centinaia di metri, non solo in lunghezza ma anche in altezza. Quindi il volume che perdiamo che il ghiacciaio perde ogni anno è veramente incommensurabile. E ogni anno aumenta. Mi hanno spiegato anche che quello che ancora riusciamo a vedere è già un'immagine del passato, perché la neve che cade in inverno non riesce a sostituire quella persa durante il periodo estivo. E tutto questo è confermato dalle costellazioni dei satelliti che l’Agenzia spaziale europea ha in orbita e con la quale controlliamo gli oltre 35.000 ghiacciai presenti sulla Terra: sono tutti in via di estinzione perché tutti presentano le stesse caratteristiche di rapido scioglimento. Proprio il 6 settembre il servizio europeo Copernicus ha diffuso i dati dell’estate che si è rivelata essere la più calda dall’epoca pre-industriale. E il 2024 si avvia verso lo stesso record”.
Come si sente, ottimista o pessimista sul riuscire a trovare una soluzione alla crisi climatica?
"Preferisco essere realista, il mio impegno consiste nel fare divulgazione e comunicazione. Io sono un astronauta, non sono uno scienziato, ovviamente. Quello che posso fare è attirare l'attenzione e cercare di far comprendere alla gente che il cambiamento climatico è una realtà che sta accadendo. E che l’impegno di ognuno di noi deve essere combinato con la volontà politica di agire su questo, che al momento è il nemico numero uno della sopravvivenza dell’umanità, ci deve unire nell’azione. Per poter vivere meglio domani dobbiamo essere pronti oggi a qualche sacrificio. Abbiamo perso di vista cosa vuol dire non avere sempre la temperatura perfetta in casa e camminare un po’ di più piuttosto che avere sempre il parcheggio più comodo. Migliaia di anni di storia ci dimostrano che è possibile vivere, magari non nel pieno comfort, ma comunque bene. E a questi piccoli sacrifici dovrebbero corrispondere uno sforzo per proteggere il nostro ambiente messo al primo posto nell'agenda politica di ogni Paese”.