La vicenda degli sposini dello Ior finisce davanti al tribunale vaticano di cui è capo Giuseppe Pignatone. E’ lì che approderà la contesa giudiziaria non appena scatterà il licenziamento della coppia che ha sfidato il regolamento della banca vaticana. Una norma, entrata in vigore nello scorso maggio, che vieta il matrimonio tra colleghi dell’Istituto per le Opere di Religione ma anche con dipendenti di altri istituti vaticani. Un divieto all’amore che la coppia di romani, funzionari dello Ior, ha disatteso. Per questo motivo, sempre secondo quanto detta il regolamento interno, i due sposini che hanno detto il loro “Sì” il 31 agosto scorso verranno entrambi licenziati il 30 settembre. A meno che uno dei due, entro fine mese, non si dimetta volontariamente. Una legge assurda quanto anacronistica e che va contro uno dei sacramenti più sponsorizzati dallo stesso Papa Francesco.
La vicenda degli sposini dello Ior finisce davanti al tribunale vaticano di cui è capo Giuseppe Pignatone. E’ lì che approderà la contesa giudiziaria non appena scatterà il licenziamento della coppia che ha sfidato il regolamento della banca vaticana. Una norma, entrata in vigore nello scorso maggio, che vieta il matrimonio tra colleghi dell’Istituto per le Opere di Religione ma anche con dipendenti di altri istituti vaticani. Un divieto all’amore che la coppia di romani, funzionari dello Ior, ha disatteso. Per questo motivo, sempre secondo quanto detta il regolamento interno, i due sposini che hanno detto il loro “Sì” il 31 agosto scorso verranno entrambi licenziati il 30 settembre. A meno che uno dei due, entro fine mese, non si dimetta volontariamente. Una legge assurda quanto anacronistica e che va contro uno dei sacramenti più sponsorizzati dallo stesso Papa Francesco.
Il primo step è andato a vuoto. La coppia si era rivolta all’Ulsa, l’ufficio del Lavoro della sede apostolica, che però ha dichiarato di non essere competente sulla vicenda. Perché, per regolamento dello Ior, è competente il tribunale Vaticano e non l’Ulsa.A questo punto solo il Papa o il tribunale potranno mettere la parola fine alla vicenda che ha scosso i dipendenti vaticani. La coppia aveva comunicato il matrimonio prima che la legge entrasse in vigore ma questo non è stato tenuto in considerazione.
Lo Ior ha deciso di non rispondere alle domande di Repubblica propri su questo punto e ha inviato la stessa nota diffusa una settimana fa. “Ritenendo che il matrimonio tra dipendenti rappresenta una probabilità coerente con un ambiente di lavoro aperto a uomini e donne, l’Istituto ha scelto di favorire l’interesse di coloro che manifestassero l’intenzione di unirsi in matrimonio, inserendo nella disposizione il diritto per la coppia - si legge nella nota – di scegliere liberamente chi dei due interessati intenda mantenere il proprio ruolo, e accettando quindi la possibilità che sia la risorsa con un ruolo di maggior rilievo ad uscire”. Parole inaccettabili per la coppia che ha deciso di non rassegnare le dimissioni di nessuno dei due. Ma invece si è rivolta al Papa con una lettera accorata in cui chiedono: “Papa Francesco salvi la nostra famiglia”. Non c’è stata ancora alcuna reazione a questo appello da parte del Vaticano. Nel frattempo gli sposi, ancora in congedo matrimoniale, hanno dato mandato a un avvocato che si occuperà della vicenda giudiziaria.