Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore e scrittore, con il pedagogista Daniele Novara è il primo firmatario della petizione al governo contro gli smartphone agli adolescenti. Sull’argomento ha scritto più di un libro, l’ultimo è Allenare alla vita. E dice: «Non possiamo più rimanere in silenzio. Nessuno ha niente contro la tecnologia, il tema è l’autogestione del minore. I dati ci dicono che non ha l’abilità per difendersi dalla tecnologia, torniamo ai vecchi cellulari usati solo per comunicare».
Quindi nessun telefonino prima dei 14 anni?
«Tra gli 11 e i 14 anni, il funzionamento della parte emotiva del cervello di un adolescente è potentissimo. Si vede bene nel film Inside out 2: si schiaccia il bottone della pubertà e il cervello emotivo diventa esplosivo. È affamato di divertimento, di eccitazione, di dopamina. Tra i dieci e i 14 anni si ha la massima vulnerabilità nei confronti dell’ingaggio dopaminergico, che è tanto presente nell’online. Il cervello cognitivo matura più tardi».
L’altro tema è quello di chi gestisce i contenuti online?
«Esattamente. Non vengono proposti soltanto documentari, ma una serie di esperienze. E da un’architettura che non parla al cervello che pensa, ma a quello che sente».
Tornando ai dati clinici, qual è il più impressionante?
«A partire dal 2012, gli indicatori di salute mentale in età evolutiva sono sempre andati peggiorando proprio quando i cellulari sono diventati smartphone. Prima avevamo uno strumento di comunicazione. Dopo, abbiamo avuto in mano uno strumento di connessione e di navigazione. Da lì in poi sono successe molte cose».
Cosa?
«In età evolutiva si sta molto male perché ci sono quattro aspetti che vengono fortemente sviluppati nella vita online: la deprivazione di sonno, la deprivazione sociale, la frammentazione dell’attenzione, la stimolazione a fare sempre più cose nella vita virtuale senza riuscire a smettere. Il cervello per svilupparsi e strutturarsi bene ha bisogno di stare di più nella vita reale».
Nella petizione chiedete di proibire i social media prima dei 16 anni.
«È sempre la ricerca a guidarci. Chi entra nei social media prima di questa età sviluppa un’ansia performativa, una riduzione dell’autostima e un senso di inadeguatezza rispetto alla propria immagine. Non possiamo più non dire che i social media non rappresentano un fattore di rischio per la salute degli adolescenti. Non è un’opinione».?