Agro Pontino, lo sfruttamento continua. A tre mesi dalla morte di Satnam, altri due indiani deceduti. Chi denuncia è cacciato dall’Italia
di Corrado ZuninoROMA – Dopo Satnam Singh ne è morto un altro, e un altro ancora. Tutti e due indiani, originari, entrambi, della Piana del Punjab. Da lì veniva Satnam. Quel giovane uomo spaurito, 31 anni, costretto in un subaffitto sull’Agro Pontino con la compagna Soni, lo scorso 19 giugno morì dissanguato all’ospedale San Camillo di Roma. Senza un braccio, tranciato da una macchina che avvolge la plastica a Borgo Santa Maria. Tre mesi sono trascorsi.
Il 19 agosto, all'interno di un'azienda agricola specializzata in silvicoltura di Borgo Piave, un altro comune satellite di Latina, Dalvir Singh è invece morto di infarto. Era il caldo soffocante, appunto, di quei giorni di anticiclone, registrato poco al di sotto dei 40 gradi a metà pomeriggio. E il bracciante Dalvir, lui più avanti con l’età, 54 anni, era andato ad attivare l’impianto idrico. L’hanno trovato a terra, in Via del Crocifisso. Aveva un contratto regolare, e il permesso di soggiorno.
ROMA – Dopo Satnam Singh ne è morto un altro, e un altro ancora. Tutti e due indiani, originari, entrambi, della Piana del Punjab. Da lì veniva Satnam. Quel giovane uomo spaurito, 31 anni, costretto in un subaffitto sull’Agro Pontino con la compagna Soni, lo scorso 19 giugno morì dissanguato all’ospedale San Camillo di Roma. Senza un braccio, tranciato da una macchina che avvolge la plastica a Borgo Santa Maria. Tre mesi sono trascorsi.
Il 19 agosto, all'interno di un'azienda agricola specializzata in silvicoltura di Borgo Piave, un altro comune satellite di Latina, Dalvir Singh è invece morto di infarto. Era il caldo soffocante, appunto, di quei giorni di anticiclone, registrato poco al di sotto dei 40 gradi a metà pomeriggio. E il bracciante Dalvir, lui più avanti con l’età, 54 anni, era andato ad attivare l’impianto idrico. L’hanno trovato a terra, in Via del Crocifisso. Aveva un contratto regolare, e il permesso di soggiorno.
Solo nei trenta giorni successivi all’omicidio di Satnam Sinhgh, sui campi di meloni e di zucchine di un Pontino sempre più agro, sono stati dieci i casi di malore per le temperature stagionali. Questo nonostante l’ordinanza della Regione Lazio del 20 giugno – la data spartiacque della mote di Satnam, appunto – vietasse di impiegare lavoratori per attività all’aria aperta, nelle ore centrali della giornata, tra le 12,30 e le 16. L’ordinanza è rimasta in vigore fino al 31 agosto, e riguardava anche il settore edile.
Ottocento stagionali ogni mille lavoratori
Bruno Giordano, magistrato di Cassazione ed ex direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, ha spiegato: “Nel 2021 e nel 2022 inviai due circolari che imponevano la valutazione del rischio termico, indicando misure sia di prevenzione che di protezione come orari, disponibilità di acqua, aree in ombra, turni. Sono rimaste, però, circolari: governatori e sindaci sono chiamati a intervenire”.
Le Regioni che hanno fatto atti conseguenti all’intervento sono state otto: Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, le più permeate della piaga caporalato. “Sono misure importanti, ma mancano i controlli”, ha denunciato Silvia Spera, segretaria nazionale della Flai Cgil, i lavoratori agricoli. Esiste la norma, confermata nel recente Decreto agricoltura, della cassa integrazione per il caldo e prevede l’integrazione salariale in caso di sospensione dei lavori con temperature superiori ai 35 gradi. Riguarda solo gli impiegati a tempo indeterminato, e “su mille lavoratori agricoli questi sono solo duecento mentre ottocento sono stagionali”, avverte Spera. “Sono tanti i braccianti a denunciare il mancato rispetto dell’ordinanza”.
C’è, tra i migranti indiani, chi è stato travolto in bicicletta. Grewal Gagandeep Singh, 34 anni, origini indiane: nella prima mattinata del 5 settembre è stato investito mentre stava pedalando sulla Pontina, all’altezza dell’ipermercato Aprilia2, al confine tra la provincia di Roma e quella di Latina. Per il ventottenne alla guida dell’auto, una Mercedes Classe A, è partita la denuncia per omicidio stradale.
Le storture del decreto flussi
La vicenda Satnam, nella sua violenza macabra, ha fatto uscire allo scoperto diversi sfruttati, ma resta difficile ribellarsi a una realtà imprenditoriale di prepotenza e basse paghe. Tre braccianti, raccoglitori di zucchine a Sezze, hanno denunciato il datore di lavoro: li pagava tre euro l’ora. I carabinieri li hanno raggiunti per notificar loro il foglio di via e cacciarli dall’Italia, erano stranieri senza documenti. Una storia, l’ultima, che dimostra il cortocircuito di una legge, la vecchia Bossi-Fini, che, sommata al decreto flussi del governo in carica, punisce chi denuncia sfruttamento e caporalato.
Un anno e mezzo fa i tre erano arrivati dal Punjab come immigrati economici regolari, ammessi all’interno delle quote previste dal decreto flussi: un’azienda laziale li aveva chiamati, come stagionali, per raccogliere frutta e verdura. A fine stagione il lavoro è finito, e il permesso economico è scaduto. Sono rimasti nell’Agro Pontino, reclutati da caporali come braccianti in nero. Tre euro l’ora, appunto, da 24 a 30 euro ogni giorno. Guanti e coltellino in mano, la punta non deve toccare terra, altrimenti la zucchina si rovina. Lavorano così per un anno. Alla fine dello scorso maggio è arrivato il controllo dei funzionari dell’Ispettorato del Lavoro: chi dei tre parlava l’italiano, si è offerto da interprete, è bastata la sua testimonianza per capire.
Gli ispettori ministeriali hanno disposto per loro un contratto regolare, ordinato di pagare contributi e tasse pregresse e, poi, applicato la legge sull’immigrazione: i tre hanno ricevuto il foglio di espulsione dall’Italia. Prima di partire, si sono rivolti al sindacato Flai Cgil, che ha impugnato l’atto e chiesto l’annullamento al Tar di Latina.
Era stata sempre Flai Cgil a rivelare come a fine luglio un bracciante africano, anche lui raccoglitore di zucchine, era stato fermato dalle forze dell’ordine perché in possesso del coltello usato per lavorare e non registrato.
Il lavoro raddoppiato
Racconta questa fase Marco Omizzolo, il sociologo della Piana degli sfruttati, nove libri sul tema: “Dopo la morte di Satnam i controlli sono aumentati, anche con gli elicotteri, e gli imprenditori hanno mostrato più attenzione nel reclutamento. Non fanno più lavorare chi è senza permesso di soggiorno, per esempio. E così, invece di dieci braccianti, ne chiamano cinque, ma per fare lo stesso lavoro. E per ognuno la fatica aumenta, perché il padrone vuole gli stessi risultati. Per reggere la fatica i lavoratori stranieri usano sostanze doping, che fanno aumentare i rischi. Oppio, metanfetamine, antispastici e nelle ultime stagioni eroina”.
L’Inps segnala il forte aumento dei contratti regolari. Dall’1 giugno al 15 luglio, si sono registrate 7.368 assunzioni a tempo determinato rispetto alle 4.790 dello stesso periodo del 2023, il 65 per cento in più. In particolare, dall’1 al 18 giugno, data dell’incidente di Satnam Singh, sono state 1.742, dal 19 giugno al 30 giugno 3.287 e dall’1 al 15 luglio 2.339. “I picchi giornalieri di assunzioni ci sono stati il giorno dopo i controlli sul territorio”. sottolinea l’Inps. “Bisognerà vedere a quante ore sono assunti e quante ne faranno davvero”, dice il sociologo Omizzolo: “Da lavoro nero a lavoro grigio”.
Tra quattro giorni, nel percorso dell’inchiesta sulla morte di Satnam Singh, ci sarà l’incidente probatorio e avrà come protagonista Antonello Lovato, indagato per omicidio doloso.