Una corsa sul filo del rasoio per assicurare il farmaco che previene la bronchiolite anche alle Regioni in piano di rientro. Dopo mesi di inattività, le dure polemiche delle Regioni del Sud hanno risvegliato il ministero, che ieri ha passato la patata bollente ad Aifa. In un incontro a lungotevere Ripa è stato chiesto all’Agenzia del farmaco di prendere in mano la situazione e risolvere il problema. Ancora una volta si indica all’organismo tecnico, che dovrebbe essere autonomo, la strada da percorrere.
Il passaggio in fascia A
L’idea del ministero guidato da Orazio Schillaci è quella di far passare l’anticorpo monoclonale prodotto da Sanofi, il Nirsevimab,dalla fascia C, dove è a carico dei cittadini alla fascia A, che prevede l’acquisto da parte del sistema sanitario. Se resta in fascia C, solo le Regioni che non sono in piano di rientro e possono permetterselo sono in grado di offrirlo comunque ai loro cittadini. Il ministero parla di «soluzione rapida» ma per cambiare la classific…
Una corsa sul filo del rasoio per assicurare il farmaco che previene la bronchiolite anche alle Regioni in piano di rientro. Dopo mesi di inattività, le dure polemiche delle Regioni del Sud hanno risvegliato il ministero, che ieri ha passato la patata bollente ad Aifa. In un incontro a lungotevere Ripa è stato chiesto all’Agenzia del farmaco di prendere in mano la situazione e risolvere il problema. Ancora una volta si indica all’organismo tecnico, che dovrebbe essere autonomo, la strada da percorrere.
Il passaggio in fascia A
L’idea del ministero guidato da Orazio Schillaci è quella di far passare l’anticorpo monoclonale prodotto da Sanofi, il Nirsevimab,dalla fascia C, dove è a carico dei cittadini alla fascia A, che prevede l’acquisto da parte del sistema sanitario. Se resta in fascia C, solo le Regioni che non sono in piano di rientro e possono permetterselo sono in grado di offrirlo comunque ai loro cittadini. Il ministero parla di «soluzione rapida» ma per cambiare la classificazione del medicinale ci vuole tempo, almeno un mese e mezzo, se tutto fila liscio. Si finirà quindi per i primi di novembre, proprio quando secondo i neonatologi bisognerebbe iniziare a somministrare il farmaco ai bambini entro l’anno di età per evitare che si ammalino rischiando il ricovero, anche in terapia intensiva. Basta un problema, un intoppo burocratico e si slitterebbe, facendo diventare realtà il timore di molti: quello di avere un’assistenza dei neonati diversa a seconda della Regione.
Il lavoro per convincere l’azienda
Prima di tutto, Aifa dovrà convincere Sanofi a chiedere l’ingresso in fascia A del suo prodotto. La classificazione dei farmaci, infatti, si basa sulle richieste dei produttori. L’azienda a suo tempo ha evidentemente preferito metterlo in fascia C, dove il prezzo non viene trattato con l’agenzia. Poi, però, è andata a chiudere contratti con le singole Regioni. E così dal costo base di 425 euro, in certe realtà locali, come Sicilia e Toscana, è stato venduto a 230. Adesso si vedrà se l’azienda è disponibile al cambiamento. Poi andrà fatta comunque un’istruttoria sul medicinale e convocate, anche in via straordinaria, le Commissioni scientifica ed economica dell’agenzia e poi il Cda. Come detto, non sarà quindi una questione di qualche giorno, ci vorrà certamente più di un mese, se non due.
La strada dell’approvazione del ministero
Il ministero alla Salute poteva anche considerare l’anticorpo anti virus sinciziale come un vaccino o altri farmaci di fascia C e autorizzarlo direttamente con un suo atto, magari inserendolo nel calendario vaccinale e così rendendolo gratuito per certe categorie (in questo caso appunto i bambini sotto un anno). Ma per farlo, visto che i pazienti potrebbero essere 350 mila, ci vogliono soldi, tra i 100 e i 120 milioni di euro. Il ministero non li ha e quindi preferisce far finire il monoclonale nel calderone della spesa farmaceutica per la classe A, che già è altissima e ogni anno aumenta in modo importante.