Neonati sepolti, le tracce di sangue lavate e il no al taglio della siepe: le reazioni anomale della famiglia di Chiara
dalle nostre inviate Ilaria Carra e Romina MarcecaChiara Petrolini nella foto del suo profilo Facebook
Parma — È il 9 agosto e la notizia arriva a New York a viaggio appena iniziato. «Abbiamo trovato il cadavere di un neonato nel vostro giardino». E la reazione della famiglia di Chiara è comprensibilmente di stupore, ma racconta chi indaga di aver percepito anche un po’ di irritazione, specialmente da parte della madre. Per la propria villa messa sotto sequestro, il non capire, l’essere lontani: «Ma come vi permettete a lasciarci fuori da casa?». E poi la risposta: «Noi torniamo in Italia il 19 agosto». Clic. Dieci giorni dopo, senza praticamente sapere nulla di quello che hanno poi appreso, loro e così tutti quanti. Che cioè il corpo del neonato sepolto nel giardino della villetta era del loro nipotino. Loro — per quel che si è appurato — non ne immaginavano nemmeno l’esistenza, non erano al corrente, non sapevano.
È allora che la famiglia di Chiara Petrolini, universitaria in Scienze dell’Educazione di 21 anni, ai domiciliari da due giorni per l’omicidio di (almeno) uno dei due neo…
Parma — È il 9 agosto e la notizia arriva a New York a viaggio appena iniziato. «Abbiamo trovato il cadavere di un neonato nel vostro giardino». E la reazione della famiglia di Chiara è comprensibilmente di stupore, ma racconta chi indaga di aver percepito anche un po’ di irritazione, specialmente da parte della madre. Per la propria villa messa sotto sequestro, il non capire, l’essere lontani: «Ma come vi permettete a lasciarci fuori da casa?». E poi la risposta: «Noi torniamo in Italia il 19 agosto». Clic. Dieci giorni dopo, senza praticamente sapere nulla di quello che hanno poi appreso, loro e così tutti quanti. Che cioè il corpo del neonato sepolto nel giardino della villetta era del loro nipotino. Loro — per quel che si è appurato — non ne immaginavano nemmeno l’esistenza, non erano al corrente, non sapevano.
È allora che la famiglia di Chiara Petrolini, universitaria in Scienze dell’Educazione di 21 anni, ai domiciliari da due giorni per l’omicidio di (almeno) uno dei due neonati che ha partorito e il seppellimento di tutti e due, piomba nello sconforto, traumatizzata, incredula.
E difatti lo chiedono alla figlia, i genitori. «Ma perché non ce lo hai detto?». Rientrati dagli Stati Uniti, con la notizia della gravidanza tenuta nascosta, del corpo seppellito in giardino che è il figlio della loro primogenita, gli investigatori li intercettano per accertare chi sapesse cosa. Tanto che restano tuttora, pur in uno stralcio d’indagine destinato al momento all’archiviazione, ancora indagati per le stesse ipotesi di reato della figlia.
Le intercettazioni raccontano che non sembrano arrabbiati, i genitori, quando parlano con la figlia in quei momenti di comprensione dell’accaduto. Forse sono più scioccati, «lo avremmo tenuto — sostengono parlando tra di loro in casa — lo avremmo gestito», le dicono. E lo ribadiscono anche ai carabinieri, specialmente il padre che ripete agli investigatori: «Mi sarebbe anche piaciuto diventare nonno», riferendosi al fatto che la figlia dormiva spesso in casa loro col fidanzato.
Dall’altra parte c’è la figlia, Chiara. Che secondo la procura ha nascosto, ha mentito, ha camuffato, ha — per l’accusa — premeditato. Ha partorito, due volte, a poco più di un anno di distanza. E per quel che si sa, sempre da sola. Sola con se stessa. E — sempre per quel che le indagini hanno appurato — senza che nessuno se ne accorgesse. Nemmeno quando, il 7 agosto, il giorno dopo il suo secondo parto, e prima di partire per le vacanze in America, il padre trova tracce di sangue in bagno. Per terra, sui rubinetti, nel lavandino, sui tappetini di arredo, c’è scritto nel verbale del sopralluogo dei carabinieri. «Ho il ciclo abbondante» risponde Chiara alla richiesta di spiegazioni da parte del genitore. La madre prende i tappetini, li mette in lavatrice. Non si fa nessuna domanda e non ne fa nemmeno alla figlia. Le due non si ha notizia che si parlino nel merito, che si confrontino. E così la giornata, per la madre, prosegue al mare.
«Un multiforme dramma umano», lo ha definito il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, due giorni fa. ma dovuto a cosa? All’incomunicabilità? O all’incapacità di accorgersi di quello che avveniva in casa? Di certo, rilevano gli investigatori, c’è stata una «assoluta mancanza di sospetto sull’origine di detto sangue» da parte dei genitori. Il non chiedere e il voler restare in una certa riservatezza. Anche a casa, nella villetta di Vignale di Traversetolo, dove ci sono ancora sigilli e mazzi di fiori al cancello. «A un certo punto volevo tagliare la siepe perché era troppo alta e i fiori poi finivano sulla mia proprietà imbrattatando i viali», racconta a Repubblica Bruno Analdi. La sua villa è alle spalle di quella della famiglia Petrolini, le proprietà sono divise da una recinzione. Ma l’ingegnere, il papà di Chiara, era contrariato. «Mi ha detto che si era appena operato di ernia. Allora — continua — gli ho detto che lo avrei fatto io ma lui si è rabbuiato».
È un episodio che risale a prima che venisse trovato il primo neonato sottoterra. Ma il riserbo è lo stgesso che Chiara ha mantenuto la scorsa estate, quando ha fatto da animatrice in piscina al centro estivo di San Polo d’Enza, a gravidanza avanzata. Chi ha mandato i figli lì, racconta che nessuno ha sospettato di nulla, di un segreto difficile da celare in costume da bagno. In una comunità dove ora il sindaco di Traversetolo, Simone Dall’Orto, si fa portavoce della richiesta che «si abbassino i riflettori, che si torni alla normalità».
Giovedì Chiara si presenterà davanti al gip, per la prima volta da arrestata, per l’interrogatorio di garanzia. La magistrata le chiederà ancora di ripercorrere l’orrore di quei bambini nati e seppelliti. E chissà se lei spiegherà anche il perché.