ROMA — «Una sentenza che non convince». Parla Monica Velletti, presidente di sezione del tribunale di Terni, esperta giuridica della Commissione sui femminicidi.
Sì o no alla stretta della Corte sui figli adulti dei divorziati?
«Non mi lascia del tutto soddisfatta. Perché, se da una parte può essere condivisibile il principio di addossare al figlio la prova del suo effettivo impegno a concludere gli studi per trovare un’occupazione, dall’altra non considerare le precarie condizioni del mercato del lavoro vuol dire danneggiarli».
È giusto che il figlio debba provare che ha diritto al mantenimento?
«Sarebbe opportuno poter condividere l’onere della prova tra lui e il genitore in modo da sollevare il ragazzo dagli onerosi costi dell’assistenza legale».
Sentenze che vanno bene per i figli dei ricchi?
«Purtroppo, almeno in parte, è così perché se non si ha diritto al patrocinio legale a spese dello Stato occorre sostenere da soli i costi, che finiscono per gravare sul genitore…
ROMA — «Una sentenza che non convince». Parla Monica Velletti, presidente di sezione del tribunale di Terni, esperta giuridica della Commissione sui femminicidi.
Sì o no alla stretta della Corte sui figli adulti dei divorziati?
«Non mi lascia del tutto soddisfatta. Perché, se da una parte può essere condivisibile il principio di addossare al figlio la prova del suo effettivo impegno a concludere gli studi per trovare un’occupazione, dall’altra non considerare le precarie condizioni del mercato del lavoro vuol dire danneggiarli».
È giusto che il figlio debba provare che ha diritto al mantenimento?
«Sarebbe opportuno poter condividere l’onere della prova tra lui e il genitore in modo da sollevare il ragazzo dagli onerosi costi dell’assistenza legale».
Sentenze che vanno bene per i figli dei ricchi?
«Purtroppo, almeno in parte, è così perché se non si ha diritto al patrocinio legale a spese dello Stato occorre sostenere da soli i costi, che finiscono per gravare sul genitore con cui vivono i ragazzi».
Tutto questo graverebbe sulla madre?
«Proprio così, perché nella maggior parte dei casi è lei il genitore convivente».
La Corte adotta per i figli i criteri restrittivi assunti per le mogli?
«In parte è così perché per entrambi evoca l’auto responsabilità: quando si divorzia, sia l’ex moglie, sia il figlio maggiorenne devono dare prova di aver fatto il possibile per raggiungere un’autonomia economica. Dimenticando un valore fondamentale della famiglia, la solidarietà e la fiducia nell’affidamento reciproco nella scelta di un percorso di vita».
In tempi di crisi e senza più il reddito di cittadinanza la stretta della Corte è antistorica?
«Nell’ultima decisione si fa riferimento alla possibilità per i ragazzi di ottenere sostegni al reddito, una via non praticabile perché questi sono venuti meno o sono molto ridimensionati».