Settembre, è tempo di certificati per lo sport. Alla riapertura di campi di calcio e piscine, gli studi dei medici sportivi si affollano di giovani atleti in cerca del via libera alla loro carriera agonistica. Ogni federazione, e quindi ogni sport, segue regole proprie. La ginnastica apre l’età agonistica a 8 anni, il nuoto a 9 e il calcio a 12, a seconda della maturità del corpo e della tecnica necessaria per affrontare le gare. Un certificato valido per uno sport, di conseguenza, potrebbe non andare bene per un altro, moltiplicando gli sforzi dei genitori per coprire le attività dei figli.
Ottenere un certificato in tempi brevi attraverso il servizio sanitario nazionale non è semplice nei periodi di punta: e settembre certamente lo è. La via del pubblico è più percorribile fuori stagione, ad esempio dopo la chiusura delle scuole. In autunno per rispondere alle richieste si moltiplicano gli studi medici improvvisati, anche all’interno di palestre e impianti sportivi. Puntuali, in que…
Settembre, è tempo di certificati per lo sport. Alla riapertura di campi di calcio e piscine, gli studi dei medici sportivi si affollano di giovani atleti in cerca del via libera alla loro carriera agonistica. Ogni federazione, e quindi ogni sport, segue regole proprie. La ginnastica apre l’età agonistica a 8 anni, il nuoto a 9 e il calcio a 12, a seconda della maturità del corpo e della tecnica necessaria per affrontare le gare. Un certificato valido per uno sport, di conseguenza, potrebbe non andare bene per un altro, moltiplicando gli sforzi dei genitori per coprire le attività dei figli.
Ottenere un certificato in tempi brevi attraverso il servizio sanitario nazionale non è semplice nei periodi di punta: e settembre certamente lo è. La via del pubblico è più percorribile fuori stagione, ad esempio dopo la chiusura delle scuole. In autunno per rispondere alle richieste si moltiplicano gli studi medici improvvisati, anche all’interno di palestre e impianti sportivi. Puntuali, in questa stagione, arrivano anche i controlli dei Carabinieri del Nas. Il tasso di irregolarità – iscritti con certificati invalidi, apparecchiature per gli esami medici inadeguate – si aggira nelle varie città sul 30%.
Per quanto burocratica possa sembrare, però, la caccia al certificato medico può salvare la vita di un giovane atleta. Lo conferma una ricerca appena pubblicata sulla rivista europea Cardiology in the Young dall’ospedale pediatrico di Roma Bambino Gesù. Quasi uno su dieci (il 9%) tra i 581 ragazzi fra 8 e 18 anni sottoposti a test per il via libera all’agonismo aveva un’anomalia sospetta al cuore, riscontrata con un esame semplice e poco costoso come l’elettrocardiogramma. A loro sono stati prescritti approfondimenti per capire la natura del problema: soprattutto holter o ecodoppler. Uno su tre (il 3% del campione totale) aveva in effetti un problema incompatibile con l’agonismo. Continuare a fare sport ad alto livello per loro si sarebbe tradotto in un rischio di arresto improvviso del cuore, un dramma che in Italia colpisce in media 2 atleti ogni 100mila.
Anche se questi ragazzi si sentivano bene, per loro le porte degli impianti sportivi si sono chiuse: effetto di una legislazione introdotta in Italia nel 1982 e considerata la più rigorosa al mondo. Le norme del nostro paese prevedono un certificato medico di base per l’attività non agonistica e un certificato agonistico (con l’elettrocardiogramma, una prova da sforzo che consiste nel salire e scendere da un gradino per tre minuti, l’esame delle urine e la misura della capacità polmonare con la spirometria). Da quando sono state introdotte, i giovani atleti colpiti da morte improvvisa si sono ridotti a un quarto rispetto a prima.
“La probabilità che un atleta che pratica agonismo abbia un problema nascosto del cuore è bassa, ma non trascurabile” spiega lo studio del Bambino Gesù. “Gli screening per lo sport competitivo sono un’opportunità per individuare i problemi cardiaci che aumentano il rischio di morte improvvisa in giovani all’apparenza del tutto sani”. I pericoli nascono soprattutto da anomalie della struttura del cuore presenti alla nascita o aritmie ereditarie rare ma subdole che restano nascosta fin quando non causano malori o morti improvvise. Mai, fra i ragazzi del Bambino Gesù, lo stop all’agonismo è stato causato dai problemi cardiaci più comuni fra i bambini: il soffio, che i pediatri sottopongono spesso a controllo, ma nella maggior parte dei casi è legato allo sviluppo del muscolo cardiaco, e l’aritmia respiratoria, provocata dal movimento toracico della respirazione e normale soprattutto nei bambini piccoli.
Quasi l’80% dei ragazzi esaminati all’ospedale romano erano maschi; lo sport agonistico più praticato è il calcio. Sono in aumento però anche le ragazze decise a cimentarsi con il pallone: per loro il settore dell’agonismo è decisamente più aperto. Nel 2024 si è registrato un boom di iscrizioni ai tornei di tennis sulla scia dei successi di Yannik Sinner.