Lo sport dei bambini: “Lo screening per il certificato medico ci ha permesso di ridurre le morti improvvise degli atleti”
di Elena Dusi«È una delle cose che ci invidiano all’estero. La legge che prevede lo screening della salute degli sportivi ha abbattuto i casi di morte improvvisa fra gli atleti in Italia». Ugo Giordano è il responsabile della Medicina Sportiva all’ospedale pediatrico romano Bambino Gesù, fra gli autori di uno studio sui problemi cardiaci nascosti dei giovani atleti.
Abbattuto di quanto?
«Prima della legge del 1982 le morti improvvise degli atleti erano circa 4 volte superiori alle morti per attacchi cardiaci nella popolazione generale. Lo sport sottopone comunque il cuore a uno sforzo. Da quando c’è la norma le morti improvvise degli atleti sono diventate meno frequenti rispetto alla popolazione generale. Gli altri paesi hanno tutti statistiche più alte dell’Italia».
Il certificato, fra file e burocrazie, è però stressante per le famiglie.
«Il certificato viene visto come un pezzo di carta da portare in palestra, ma in realtà riduce di tantissimo il rischio di incorrere in un problema che per fort…
«È una delle cose che ci invidiano all’estero. La legge che prevede lo screening della salute degli sportivi ha abbattuto i casi di morte improvvisa fra gli atleti in Italia». Ugo Giordano è il responsabile della Medicina Sportiva all’ospedale pediatrico romano Bambino Gesù, fra gli autori di uno studio sui problemi cardiaci nascosti dei giovani atleti.
Abbattuto di quanto?
«Prima della legge del 1982 le morti improvvise degli atleti erano circa 4 volte superiori alle morti per attacchi cardiaci nella popolazione generale. Lo sport sottopone comunque il cuore a uno sforzo. Da quando c’è la norma le morti improvvise degli atleti sono diventate meno frequenti rispetto alla popolazione generale. Gli altri paesi hanno tutti statistiche più alte dell’Italia».
Il certificato, fra file e burocrazie, è però stressante per le famiglie.
«Il certificato viene visto come un pezzo di carta da portare in palestra, ma in realtà riduce di tantissimo il rischio di incorrere in un problema che per fortuna è raro, ma non trascurabile. Le morti improvvise toccano uno-tre giovani atleti ogni 100mila».
I prezzi dei test agonistici variano molto. Anche la rigorosità della prova. Perché?
«In un centro come il nostro vediamo ogni anno uno o due ragazzi a rischio di morte improvvisa. Si tratta di casi per fortuna poco frequenti. Un medico può decidere di eseguire test meno rigorosi confidando nella statistica. È comunque improbabile che il caso problematico capiti proprio a lui».
Un ragazzo che viene fermato alla visita medica deve smettere di fare sport?
«Dipende, ma le porte dell’attività non agonistica restano in genere aperte. Una vita sana è possibile per tutti. In qualche caso i problemi cardiaci che abbiamo osservato erano legati proprio a un regime di allenamento molto intenso. Ci sono sport che prevedono anche due sessioni al giorno, in aggiunta alla scuola. Un cuore che sta crescendo può subire degli squilibri, per questo a volte consigliamo due o tre mesi di stop. Ci serve per capire la natura del problema: se l’anomalia scompare vuol dire che era legata proprio all’attività intensa».
Ha consigli per la scelta dello sport dei figli?
«Provare il più possibile sport diversi. Magari un bambino viene avviato al tennis perché è l’attività dei genitori, ma è un potenziale campione di tiro con l’arco o di altri sport meno diffusi. È più probabile trovare la propria vocazione se si fanno tante prove. Qualunque sport, a qualunque livello, è utile come sfogo e per evitare che gli adolescenti prendano strade che non vorremmo».