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Morte di Satnam Singh, la teste italiana aiuta l’imprenditore Lovato: “Fu la moglie Soni a chiedere di portarlo a casa”

Satnam Singh, 31 anni, e Antonello Lovato, 38 anni 

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Incidente probatorio con la testimone oculare Sandra, assunta nella stessa azienda protagonista del dramma: “È stato il bracciante indiano a voler usare la macchina avvolgitrice che gli ha staccato il braccio”
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ROMA – Finora era rimasta in silenzio, unica testimone diretta della tragedia di Satnam Singh, bracciante indiano morto dissanguato nell’Agro Pontino il 19 giugno scorso dopo che una macchina avvolgitrice gli aveva staccato, due pomeriggi prima, il braccio destro. Ieri mattina l’italiana Sandra, una donna di mezza età in difficoltà economiche e cliniche (è in dialisi), è stata ascoltata al Tribunale di Latina quale unica testimone oculare della tragedia, per due ore e mezzo. Videoregistrata, ha capovolto i termini dell’accaduto, fin qui affidato alle ricostruzioni della moglie di Satnam, Soni Soni, e del cosiddetto caporale, Tarnjit Singh.

La bracciante Sandra, lei residente insieme alla madre a Bo…

ROMA – Finora era rimasta in silenzio, unica testimone diretta della tragedia di Satnam Singh, bracciante indiano morto dissanguato nell’Agro Pontino il 19 giugno scorso dopo che una macchina avvolgitrice gli aveva staccato, due pomeriggi prima, il braccio destro. Ieri mattina l’italiana Sandra, una donna di mezza età in difficoltà economiche e cliniche (è in dialisi), è stata ascoltata al Tribunale di Latina quale unica testimone oculare della tragedia, per due ore e mezzo. Videoregistrata, ha capovolto i termini dell’accaduto, fin qui affidato alle ricostruzioni della moglie di Satnam, Soni Soni, e del cosiddetto caporale, Tarnjit Singh.

La bracciante Sandra, lei residente insieme alla madre a Borgo Sabotino, in provincia di Latina, ha raccontato - rivela l’avvocato Stefano Perotti, difensore di Antonello Lovato, in carcere dal 2 luglio con l’accusa di omicidio doloso - come sia stato il bracciante Satnam a voler riaccendere la macchina avvolgi-plastica, “quando il signor Lovato, che si era allontanato per dire agli altri braccianti di staccare visto che erano le quattro del pomeriggio, gli aveva detto di stare lontano dal macchinario”.

"La compagna aveva il cellulare”

Ancora, questione centrale nel racconto della vicenda, la bracciante Sandra ha detto che Soni, quel giorno, ha chiesto a Lovato di portare il marito sanguinante a casa, e non all’ospedale come lei stessa aveva dichiarato agli inquirenti, “e peraltro la donna aveva il suo cellulare e pure quello di Satnam, che le ho consegnato io”, è ancora la bracciante italiana a parlare. “Avrebbe potuto chiedere aiuto da sola”.

Quest’ultima considerazione è discutibile, vista la situazione concitata del momento e la scarsa padronanza della lingua italiana da parte di Soni. L’avvocato Perotti, insieme ai colleghi Stefano Antinucci e Valerio Riga, ritiene la testimonianza “fondata e importante” e chiede “una nuova, coerente e oggettiva rivalutazione del capo d’imputazione provvisorio contestato ad Antonello Lovato”.

Bisogna ricordare la posizione di debolezza della teste Sandra, impiegata nella stessa azienda AgriLovato e indagata in un “procedimento connesso” per omissione di soccorso.

Le altre testimonianze: “Decise Lovato”

Va ricordato, ancora, quello che ha sempre dichiarato Soni, la moglie presente nel campo dove si stava lavorando in team il 17 luglio, anche se non vicina all’incidente: “Avevo chiesto al padrone di portarci in ospedale”. Ancora: “Quando siamo arrivati a casa, Satnam è stato lanciato a terra e ha sbattuto la testa contro il cemento, in quel momento ha iniziato a sanguinare”.

Il cosiddetto “caporale”, Tarnjit, ha ricostruito così, con Repubblica, i momenti successivi all’incidente: “Ero lontano settanta metri, ma so che il lavoro per avvolgere la plastica spettava a Satnam. Come faceva a starci lontano? Soni singhiozzava e diceva a Lovato: ospedale, ospedale. Antonello Lovato diceva, invece: è morto. Soni insisteva: respira. Lo diceva a lui e a me. “Aiutatelo, chiamate ambulanza”. Anch’io gli ho detto: ambulance. E Lovato: “È morto, non so dove buttarlo. L’ambulanza nei campi non viene’”.

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