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Specializzazioni in medicina, le università e le discipline meno richieste dai giovani dottori

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I dati sulle borse assegnate rivelano gli 11 atenei in fondo alla classifica e le materie in crisi, come medicina d’urgenza e chirurgia generale
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In Italia ci sono 11 facoltà di Medicina dove 4 posti per le specializzazioni su 10 restano vuoti. Un’altra quindicina restano comunque sotto la media nazionale, che è del 76% di posti assegnati. I dati sulle scelte dei laureati raccontano anche quest’anno di un sistema che mette a disposizione molte più borse di quelle poi effettivamente scelte e fa luce su realtà, piccole e non, che faticano molto ad attrarre studenti. Inoltre, i numeri confermano le grandissime difficoltà di alcune specialità ad attrarre giovani medici. Quello della medicina di emergenza-urgenza è un problema ormai noto da anni, che anche quest’anno si è ripresentato, con appena il 30% dei posti occupati. Ma ci sono altre 12 discipline, alcune delle quali importantissime, in difficoltà.

Le università meno richieste

I dati di Als, Associazione liberi specializzandi, e Anaao giovani (il sindacato degli ospedalieri) raccontano di un fenomeno: i medici per specializzarsi evitano le realtà più complesse da raggiungere.…

In Italia ci sono 11 facoltà di Medicina dove 4 posti per le specializzazioni su 10 restano vuoti. Un’altra quindicina restano comunque sotto la media nazionale, che è del 76% di posti assegnati. I dati sulle scelte dei laureati raccontano anche quest’anno di un sistema che mette a disposizione molte più borse di quelle poi effettivamente scelte e fa luce su realtà, piccole e non, che faticano molto ad attrarre studenti. Inoltre, i numeri confermano le grandissime difficoltà di alcune specialità ad attrarre giovani medici. Quello della medicina di emergenza-urgenza è un problema ormai noto da anni, che anche quest’anno si è ripresentato, con appena il 30% dei posti occupati. Ma ci sono altre 12 discipline, alcune delle quali importantissime, in difficoltà.

Le università meno richieste

I dati di Als, Associazione liberi specializzandi, e Anaao giovani (il sindacato degli ospedalieri) raccontano di un fenomeno: i medici per specializzarsi evitano le realtà più complesse da raggiungere. E così Sassari dopo il primo turno di assegnazioni ha visto occupati solo la metà dei posti messi a bando. L’Aquila è al 56%, Perugia al 57%, l’Università della Calabria in provincia di Cosenza (realtà molto piccola) il 59%, come Siena, Catanzaro, Udine e Piemonte orientale (a Novara). Al 60% c’è il politecnico delle Marche, e al 62% Foggia e Insubria (Varese). Non vanno benissimo anche Chieti-Pescara, Verona e Messina, tra il 66 e il 69%. Come detto, spesso potrebbero esserci ragioni legate ai collegamenti dietro la scelta di evitare facoltà che di contro offrirebbero soggiorni meno costosi per chi vive con lo stipendio da specializzando, che è intorno ai 1.600 euro.

Le Università più richieste

Come l’anno scorso, il maggior numero di specializzandi, rispetto alle borse bandite ce l’ha la Cattolica, all’ospedale Gemelli di Roma. Sono il 93% (428 su 462 disponibili) le borse assegnate. Seguono Torino e la Sapienza al Sant’Andrea (90%), Bologna all’89%, Palermo, Catania e la Sapienza all’Umberto Primo all’86%, Salerno all’85%, Roma Tor Vergata all’84%, Napoli e Campus biomedico di Roma all’81%. Tra le altre realtù grandi, Bari è al 79% come Milano-Bicocca, Firenze e Milano al 78%.

Le specialità in crisi

Riguardo alle specialità scelte dai medici, restano i problemi degli anni scorsi. Ce ne sono alcune che non vengono scelte. Si tratta di discipline prevalentemente pubbliche, che danno poco margine di fare attività privata o che comunque sono molto pesanti. Va malissimo microbiologia e virologia, con appena l’11% delle borse assegnate, e cioè 13 su 117. La figura del virologo, che serviva a definire tutti gli esperti di Covid, anche coloro che non avevano niente a che fare con la specialità, è destinata quindi ad andare in grave difficoltà. Sotto il 20% anche patologia clinica, farmacologia e pure radioterapia, una disciplina che da anni non attira più i giovani, pure essendo centrale per le attività oncologiche degli ospedali. Vanno male anche medicina di comunità e cure primarie, cure palliative, statistica sanitaria (tra il 21 e il 26% delle borse assegnate). Medicina nucleare, altra specialità (quella del ministro alla Salute Orazio Schillaci) legata al percorso di diagnosi e cura dei malati di cancro ma non solo, è al 27%.

Sono poco sotto al 50%, tre specialità centrali per gli ospedali. E cioè anatomia patologica, nefrologia e chirurgia toracica. Poi c’è una disciplina un tempo attraente ma ora entrata in difficoltà, la chirurgia generale, che è al al 51%.

Il caso medicina di urgenza

Poi c’è il caso medicina di emergenza-urgenza. Quest’anno si sono candidati per le 1.020 borse in 304, cioè il 30%. Sono pochissime le facoltà che sono riuscite ad assegnare oltre la metà delle borse (Bologna, Torino, Milano-Bicocca, Catania e Cattolica), per il resto la situazione è complicata. Come noto i pronto soccorso hanno da tempo difficoltà di organico e anche questo, probabilmente, scoraggia i giovani medici, che decidono di non iscriversi alla specializzazione. E così si è innestato un circolo vizioso.

Le specialità che funzionano

Sono 26 le specialità che hanno almeno il 90% degli iscritti. Sono quelle che permettono di togliersi soddisfazioni anche nel privato e magari non obbligano a turni massacranti nel pubblico. Tra queste la chirurgia plastica, la dermatologia, le malattie dell’apparato cardiovascolare, la pediatria, la neurologia, la ginecologia, l’ortopedia, la psichiatria, l’oncologia medica.

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