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Dal ’94 i trapianti sono triplicati ma dice ancora no un italiano su tre

(ansa)

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In crescita anche i dati 2024 e l’Italia è seconda in Europa per numero di donatori
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Un sistema in crescita, che in trent’anni ha quasi triplicato l’attività operatoria, ma che ha ancora margini di miglioramento, perché c’è un’alta percentuale di opposizioni da parte di chi è contrario alla donazione. Il 36% di coloro che quest’anno hanno espresso la loro la volontà in Comune, al momento di fare la carta d’identità, ha messo nero su bianco di non voler diventare donatore.

Anni record

Il 2023 è stato un anno record per i trapianti. Quelli da cadavere sono stati 4.079, oltre due volte e mezzo i 1.498 del 1994, quando morì Nicholas Green. Da allora sono stati fatti oltre 90mila interventi grazie a 32 mila donatori. E se l’anno scorso i numeri hanno permesso al nostro Paese di raggiungere per la prima volta il secondo posto in Europa per numero di donatori ogni milione di abitanti, dietro solo alla Spagna, il 2024 sta andando ancora meglio. A dirlo sono le proiezioni pubblicate a fine agosto dal Centro nazionale trapianti. Se si continua così, a fine anno si arriverà a …

Un sistema in crescita, che in trent’anni ha quasi triplicato l’attività operatoria, ma che ha ancora margini di miglioramento, perché c’è un’alta percentuale di opposizioni da parte di chi è contrario alla donazione. Il 36% di coloro che quest’anno hanno espresso la loro la volontà in Comune, al momento di fare la carta d’identità, ha messo nero su bianco di non voler diventare donatore.

Anni record

Il 2023 è stato un anno record per i trapianti. Quelli da cadavere sono stati 4.079, oltre due volte e mezzo i 1.498 del 1994, quando morì Nicholas Green. Da allora sono stati fatti oltre 90mila interventi grazie a 32 mila donatori. E se l’anno scorso i numeri hanno permesso al nostro Paese di raggiungere per la prima volta il secondo posto in Europa per numero di donatori ogni milione di abitanti, dietro solo alla Spagna, il 2024 sta andando ancora meglio. A dirlo sono le proiezioni pubblicate a fine agosto dal Centro nazionale trapianti. Se si continua così, a fine anno si arriverà a 4.311 interventi chirurgici per impiantare fegati, reni, polmoni, cuori, pancreas in persone gravemente malate.

"Perché cresciamo”

“Cresciamo per vari motivi. Intanto c’è una fetta della popolazione sensibile al tema della donazione — spiega Giuseppe Feltrin, direttore del Centro nazionale trapianti — Poi c’è una maturità complessiva del sistema e degli operatori, che produce risultati sempre migliori, anche grazie alle metodiche più moderne di cui possono avvalersi. Inoltre, stiamo lavorando con le Regioni del Sud per far crescere la loro attività e le risposte sono molto buone. Ne siamo orgogliosi”.

Il rifiuto alla donazione

Feltrin introduce anche un altro tema. L’anno scorso, le opposizioni al trapianto da parte dei familiari in ospedale erano state tante, oltre il 30%, uno dei dati più alti degli ultimi anni. Se i parenti dicono di no, non si può procedere all’espianto. “Quest’anno sembra che il dato sia destinato a scendere di 3 o 4 punti percentuali. Vedremo alla fine, ma è un buon risultato”. Va peggio un altro aspetto che ha a che fare sempre con la scelta delle persone. E su questo si vorrebbe lavorare di più, anche se servirebbero fondi per campagne informative. Ormai da anni a chi fa la carta di identità si chiede se vuole diventare donatore, quindi di esprimere la sua volontà sul da farsi se in futuro non sarà in condizioni di esprimere il consenso. Intanto, 4 persone su 10 non danno alcuna risposta, e quindi, se ce ne fosse bisogno, lasciano la scelta ai familiari. Tra quanti si sono espressi finora, circa 19 milioni di persone, il 32%, pari a 6 milioni di cittadini, ha detto che non vuole donare. E tra chi ha risposto quest’anno il no è addirittura al 36%, il dato più alto dal 2012, quando fu applicata per la prima volta la legge sulla raccolta delle volontà in Comune.

Le liste di attesa

Alle persone si cerca di spiegare che il trapianto è l’unica soluzione per tanti malati che aspettano. Anche se i donatori e gli interventi sono aumentati, spiega Feltrin, il numero dei pazienti in lista d’attesa resta più o meno lo stesso, perché aumentano le patologie trattabili con il trapianto. Il 31 agosto scorso erano 7.828, dei quali 5.807 per il rene, 970 per il fegato, 731 per il cuore, 258 per il polmone, 180 per il pancreas e 6 per l’intestino. Per il fegato — questa volta i dati sono aggiornati a fine 2023 — si aspetta in media un anno e 7 mesi, per il cuore tre anni e 7 mesi, per il rene tre anni e un mese.

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