I pm: “Processate Dell’Utri per gli oltre 42 milioni regalati da Silvio Berlusconi”
di Lirio AbbateIl consigliere e amico fidato di Silvio Berlusconi, l’ex senatore Marcello Dell’Utri, per i pm della procura di Firenze deve essere processato perché accusato di trasferimento fraudolento di milioni di euro e per aver violato la legge sulle misure di prevenzione di contrasto e repressione nei confronti della mafia.
Per Dell’Utri oltre 42 milioni di euro
Gli investigatori hanno documentato come nell’arco di alcuni anni, mentre era sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa in seguito al quale è stato condannato, Dell’Utri ha avuto un incremento patrimoniale che gli ha fatto incassare oltre 42 milioni di euro che arrivavano direttamente dalle casse del leader di Forza Italia, che gli è stato sempre vicino, soprattutto economicamente, sostenendo l’amico e la sua famiglia in ogni bisogno finanziario che gli veniva richiesto. Somme tutte tracciabili da bonifici bancari che sono stati giustificati come prestiti.
Il consigliere e amico fidato di Silvio Berlusconi, l’ex senatore Marcello Dell’Utri, per i pm della procura di Firenze deve essere processato perché accusato di trasferimento fraudolento di milioni di euro e per aver violato la legge sulle misure di prevenzione di contrasto e repressione nei confronti della mafia.
Per Dell’Utri oltre 42 milioni di euro
Gli investigatori hanno documentato come nell’arco di alcuni anni, mentre era sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa in seguito al quale è stato condannato, Dell’Utri ha avuto un incremento patrimoniale che gli ha fatto incassare oltre 42 milioni di euro che arrivavano direttamente dalle casse del leader di Forza Italia, che gli è stato sempre vicino, soprattutto economicamente, sostenendo l’amico e la sua famiglia in ogni bisogno finanziario che gli veniva richiesto. Somme tutte tracciabili da bonifici bancari che sono stati giustificati come prestiti.
Lo scorso marzo il gip di Firenze Antonella Zatini ha ordinato il sequestro preventivo di beni, sino alla somma di 10 milioni e 840 mila 451 euro per Marcello Dell’Utri e per l’ex moglie Miranda Ratti, anche lei indagata.
La richiesta di rinvio a giudizio
La notizia della richiesta di rinvio a giudizio è contenuta in uno dei passaggi della motivazione che il giudice Zatini del tribunale ha depositato nei giorni scorsi con la quale ha respinto una serie di richieste avanzate dalla difesa di Dell’Utri in questo procedimento. Gli avvocati chiedevano la retrodatazione dell’iscrizione dell’ex senatore nel registro degli indagati (come è previsto dalla norma varata con la riforma Cartabia), in questo caso se fosse stata accolta sarebbe stata eccepita l’inutilizzabilità degli atti acquisiti. Il gip ha rigettato, motivando.
Dell’Utri indagato per ler stragi di mafia del 1993
Gli avvocati chiedevano inoltre di poter prendere visione del fascicolo principale, quello sulle stragi di mafia del 1993 in cui Dell’Utri è indagato, perché questo nuovo procedimento prende spunto dall’inchiesta madre sui mandanti delle bombe di Roma, Milano e Firenze che è ancora aperto, ed ha visto fino al giorno della sua morte iscritto anche Silvio Berlusconi e adesso pure il generale Mario Mori.
I difensori puntavano a “prendere visione di tutti gli atti del procedimento” che però, come hanno fatto notare i pm, sono riservati e coperti dal segreto istruttorio, perché si starebbe ancora indagando. Nell’inchiesta madre sulle stragi ci sarebbero documenti molto importanti e intercettazioni rilevanti effettuate per sostenere l’accusa e dimostrare l’impianto degli inquirenti che si basa sul capo d’accusa. Mori, che è stato vicecomandante del Ros e direttore del servizio segreto civile, è accusato di concorso in strage perché non avrebbe condiviso con l’autorità giudiziaria alcune fondamentali informazioni che gli erano state riferite da un maresciallo dei carabinieri e successivamente dal mafioso Angelo Siino, “il quale gli aveva espressamente comunicato che vi sarebbero stati attentati al Nord”. Il generale è stato interrogato ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Titolare di questo procedimento è adesso il procuratore aggiunto Luca Turco (che a dicembre andrà in pensione) e il sostituto Lorenzo Gestri, coordinati dal procuratore Filippo Spiezia al quale spetterà la decisione sul futuro di questa inchiesta che coinvolge uomini della politica e delle istituzioni e punta a trovare la verità sulle stragi e le sue vittime innocenti. Una storia che nel 1993 ha modificato il corso politico e storico del Paese, che è ancora aperta.