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Il G7 di Piantedosi, la scommessa italiana sull’immigrazione: esternalizzare il controllo delle frontiere

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi 

 

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L’idea italiana si fa sempre più largo in un’Europa pronta a sigillare i propri confini
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Meglio puntare tutto su quell'idea “geniale” che ora in tanti, nell'Europa pronta a sigillare sempre di più i suoi confini nazionali, dicono di volerci copiare: l'esternalizzazione delle richieste di asilo, su tutte quelle dei migranti che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri, soggetti alle procedure accelerate di frontiera che ora il nuovo Patto asilo e immigrazione che entrerà in vigore nel 2026 renderà obbligatorie.

Sigillare i confini

È questo il mandato del governo con il quale il ministro Matteo Piantedosi siederà al tavolo del G7 dei ministri dell’Interno che ha voluto portare in gita a casa sua, nelle terre di Irpinia. Obiettivo, soprattutto ora che persino la Germania che finanzia le Ong ha deciso di sigillare i suoi confini, che l’Olanda pensa di sospend…

Meglio puntare tutto su quell'idea “geniale” che ora in tanti, nell'Europa pronta a sigillare sempre di più i suoi confini nazionali, dicono di volerci copiare: l'esternalizzazione delle richieste di asilo, su tutte quelle dei migranti che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri, soggetti alle procedure accelerate di frontiera che ora il nuovo Patto asilo e immigrazione che entrerà in vigore nel 2026 renderà obbligatorie.

Sigillare i confini

È questo il mandato del governo con il quale il ministro Matteo Piantedosi siederà al tavolo del G7 dei ministri dell’Interno che ha voluto portare in gita a casa sua, nelle terre di Irpinia. Obiettivo, soprattutto ora che persino la Germania che finanzia le Ong ha deciso di sigillare i suoi confini, che l’Olanda pensa di sospendere le richieste di asilo, far dimenticare il grosso debito che l’Italia ha con quasi tutti i Paesi europei proprio sull’accoglienza dei migranti. Un debito, a guardare i numeri, che certificano come l’Italia, negli ultimi dieci anni ma con una pesante accelerata impressa dal governo Meloni, abbia boicottato il regolamento di Dublino, lasciando andare altrove e soprattutto non riprendendo i migranti sbarcati sulle nostre coste e beccati poi altrove.

I numeri

I numero innanzitutto: l’Ispi stima che del milione e centomila immigrati arrivati in Italia dal 2011 ad oggi almeno 650.000 siano riusciti ad oltrepassare in qualche modo le frontiere e a raggiungere altri Paesi europei, segnatamente Germania, Francia, Svizzera, Austria e Svezia. Di questi 650.000, negli ultimi dieci anni, poco meno della metà, 310.000 sono stati sorpresi altrove e, dunque, secondo il regolamento di Dublino, i Paesi che li hanno trovati sul loro territorio, hanno chiesto all’Italia, Paese di primo approdo che ha l’obbligo di ricevere e valutare le loro richieste di asilo, di riprenderseli. Ma, dei cosiddetti “dublinanti” (così vengono chiamati) l’Italia in dieci anni ne ha ripresi solo 35.000, appena il 10 % di quelli che avrebbe dovuto. Il debito con la Germania, pronta ora a battere i pugni sul rispetto del regolamento di Dublino che (si badi bene) il nuovo Patto asilo e immigrazione non ha mai superato, è particolarmente alto: dal 2014 ad oggi – stima Matteo Villa, capo del Data lab dell’Ispi – dei 125.000 dublinanti che Berlino avrebbe avuto il diritto di rimandarci indietro ne abbiamo riaccolti 10.000 meno del 10%. Prima con la tecnica della melina, un escamotage noto a pochi che prevede che se in 18 mesi un Paese non riesce a rimandare indietro i dublinanti in quello di primo approdo, ne diventa automaticamente responsabile e deve tenerseli. E, da ultimo, con la decisione del governo Meloni di sospendere l’accettazione di dublinanti con la giustificazione di centri di accoglienza in overbooking. Decisione che avrebbe dovuto essere solo temporanea nei mesi del 2023 in cui l’Italia stava fronteggiano un imponente flusso migratorio, ma che ora – con un calo degli sbarchi del 65 %- non ha più alcuna giustificazione tecnica.

Esternalizzare il controllo delle frontiere

Ma l’Italia non torna indietro dichiarando di fatto unilateralmente il regolamento di Berlino non più in vigore. Da qui l’esigenza, che a questo punto sembra rappresentare l’unica via d’uscita per tutti i Paesi europei, di esternalizzare il controllo delle frontiere. Proprio per evitare che chi sbarca in Italia possa facilmente andare altrove e non tornarci più. Ecco perché, per far dimenticare il debito sull’accoglienza dei migranti con il resto d’Europa, l’Italia si propone come apripista con i centri in Albania. Suggerendo ai 27, se il progetto dovesse funzionare, una scorciatoia per blindare le frontiere d’Europa bypassando il diritto d'asilo e il rispetto dei diritti umani. Giudici permettendo, naturalmente, quelli di Roma prima e quelli di Strasburgo poi.

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