Il microbiologo Rino Rappuoli: “I batteri salveranno il mondo. Ecco come”
di Elena DusiOgni problema dell’umanità ha una risposta. Guardare nell’oculare di un microscopio può essere il punto di partenza per trovarla. Si vedranno batteri, virus e funghi che da 3,8 miliardi di anni si danno da fare per generare energia, trovare più cibo, riciclare gli scarti, produrre materiali utili alla loro vita. Proprio come fa il genere umano. Ma senza rovinare il pianeta.
Già oggi dai batteri ci arrivano molti farmaci, oltre a qualche biocarburante e fertilizzante. Usiamo i microrganismi per ripulire le acque reflue e, almeno in parte, digerire le chiazze di petrolio inquinanti. L’anno prossimo in Francia aprirà il primo impianto di batteri mangiaplastica, che smaltirà 50 mila tonnellate di Pet all’anno. Un esperimento in un’azienda agricola in Cina ha dimostrato quest’anno che aggiungere all’acqua di irrigazione batteri capaci di fissare l’azoto (un nutriente per i vegetali) fa più che raddoppiare le dimensioni di piante e frutti (in questo caso le angurie).
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Ogni problema dell’umanità ha una risposta. Guardare nell’oculare di un microscopio può essere il punto di partenza per trovarla. Si vedranno batteri, virus e funghi che da 3,8 miliardi di anni si danno da fare per generare energia, trovare più cibo, riciclare gli scarti, produrre materiali utili alla loro vita. Proprio come fa il genere umano. Ma senza rovinare il pianeta.
Già oggi dai batteri ci arrivano molti farmaci, oltre a qualche biocarburante e fertilizzante. Usiamo i microrganismi per ripulire le acque reflue e, almeno in parte, digerire le chiazze di petrolio inquinanti. L’anno prossimo in Francia aprirà il primo impianto di batteri mangiaplastica, che smaltirà 50 mila tonnellate di Pet all’anno. Un esperimento in un’azienda agricola in Cina ha dimostrato quest’anno che aggiungere all’acqua di irrigazione batteri capaci di fissare l’azoto (un nutriente per i vegetali) fa più che raddoppiare le dimensioni di piante e frutti (in questo caso le angurie).
“Tutti gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite, dalla salute alla fame al cambiamento climatico, possono essere raggiunti più facilmente con l’aiuto dei batteri” è convinto Rino Rappuoli, direttore scientifico del Biotecnopolo di Siena, autore del nuovo libro I batteri salveranno il mondo? e – insieme a una ventina di colleghi internazionali - di un articolo sulla rivista Cell che riassume tutte le potenzialità dei microrganismi per risolvere i problemi dell’umanità.
Lei ha sempre lavorato con successo alla creazione di nuovi vaccini. Come mai ha cambiato campo?
“Mi hanno chiesto di dirigere l’Unione Internazionale delle Società di Microbiologia (Iums), un’associazione con una lunga storia. Mi sono accorto che noi microbiologi ci occupiamo in genere dei 1.400 microrganismi che ci fanno ammalare, senza guardare al restante trilione di specie che 3,8 miliardi di anni fa ha dato origine alla vita sulla Terra, ha generato l’ossigeno che respiriamo, si è gradualmente trasformato nelle cellule che compongono il nostro organismo e ha un peso complessivo pari a dieci volte il totale degli animali che abitano sulla Terra. Studiando, ho visto spalancarsi davanti a me un mondo dalle potenzialità enormi. I microrganismi non sono importanti solo per la salute di un individuo. Possono essere decisivi anche per la salute del pianeta”.
C’entra qualcosa l’esser figlio di un produttore di vini?
“I microrganismi ci danno pane e vino da sempre, ma non ci pensiamo, anzi li consideriamo sporchi e cerchiamo di eliminarli. Invece hanno generato e sostengono la vita su questo pianeta. Dall’alto di quasi quattro miliardi di anni di età hanno risolto problemi di una complessità incredibile. Dovremmo chiedere aiuto a loro per affrontare i nostri”.
Come si fa?
“Abbiamo batteri che migliorano la salute. Vivendo nel nostro intestino regolano il funzionamento del sistema immunitario. L’alimentazione di oggi e gli antibiotici tendono a ridurre il numero di specie di questo microbioma, facendo aumentare allergie, malattie autoimmuni e – si è scoperto di recente – rendendo meno efficaci le terapie contro i tumori. Con i nutrimenti giusti però possiamo ripristinare la loro ricchezza. Conosciamo poi dei batteri che digeriscono il metano, un gas serra meno potente dell’anidride carbonica ma molto più duraturo, e lo trasformano in plastiche o fertilizzanti. Altre specie decompongono sostanze inquinanti che non sapremmo altrimenti come smaltire. Da tempo esistono aziende che partono dagli scarti organici dell’agricoltura e ottengono biocarburanti tramite la fermentazione da parte dei batteri. Il problema in questo caso non è la tecnologia, ma i costi. I processi industriali per produrre i fertilizzanti a base di azoto poi hanno bisogno di temperature e pressioni altissime. Così consumano molta energia. Alcuni batteri invece fissano l’azoto alle radici delle piante tutti i giorni, senza inquinare. Non vorrei mancare di rispetto ad altri scienziati, ma i microbi sono i migliori chimici di questo mondo”.
Come si affronta il problema dei costi?
“Gli impianti per raffinare il petrolio esistono già. Quelli per i biocarburanti dovrebbero essere costruiti ex novo. È sempre più facile ed economico seguire la strada vecchia, anziché tracciarne una nuova. Con i combustibili fossili però stiamo uccidendo il pianeta. Il sentiero tradizionale non è più sostenibile. E non possiamo lasciare solo ai fisici e ai chimici il compito di cercare soluzioni per il cambiamento climatico. Anche noi microbiologi dobbiamo partecipare a questa sfida. Ho organizzato un congresso internazionale a fine ottobre a Firenze per scuotere i miei colleghi”.
Come lo immagina un mondo salvato dai batteri?
“Fra 10 o 15 anni, con ricerca e investimenti, potremmo raggiungere i primi obiettivi. Immagino tante vasche di fermentazione in cui i microrganismi producono e trasformano le sostanze utili. Gli impianti non devono essere necessariamente grandi e concentrati nelle solite poche aree del mondo. Anzi, se saranno piccoli e diffusi, sarà anche la democrazia a beneficiarne”.