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Allattamento al seno, l’Italia è indietro. “Fa bene a mamme e bambini, ma è frenato da un buco culturale. Basta vedere le bambole in commercio”

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Il punto in occasione della Settimana mondiale promossa dall’Oms. Guglielmo Salvatori, responsabile della Banca del latte umano donato del Bambino Gesù: “Le madri sono spesso sole di fronte alle difficoltà. Su Internet siamo invasi dalle pubblicità di latte in formula”
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L’allattamento al seno fa bene al bambino e alla madre, ma meno di una donna su due lo pratica nel mondo. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove dal primo al 7 ottobre la Settimana Mondiale dell’Allattamento al Seno.

Quanto è diffuso l’allattamento al seno

Secondo gli ultimi dati dell’Oms, in collaborazione con l’Unicef, i bambini che ricevono esclusivamente latte materno nei primi sei mesi di vita sono il 48% nel mondo.

La percentuale è aumentata del 12% negli ultimi 12 anni, ma resta al di sotto delle aspettative. “L’allattamento infatti è indicato sempre, tranne casi davvero rari e particolari” conferma Guglielmo Salvatori, responsabile della Banca del latte umano donato del Bambino Gesù, l’ospedale pediatrico di Roma.

Perché l’allattamento al seno fa bene

Luigi Orfeo, presidente della Società Italiana di Neonatologia, ricorda che “il latte materno è l’alimento ideale per il neonato, ma allattare a lungo porta benefici anche alla madre, proteggendola dal tumore…

L’allattamento al seno fa bene al bambino e alla madre, ma meno di una donna su due lo pratica nel mondo. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove dal primo al 7 ottobre la Settimana Mondiale dell’Allattamento al Seno.

Quanto è diffuso l’allattamento al seno

Secondo gli ultimi dati dell’Oms, in collaborazione con l’Unicef, i bambini che ricevono esclusivamente latte materno nei primi sei mesi di vita sono il 48% nel mondo.

La percentuale è aumentata del 12% negli ultimi 12 anni, ma resta al di sotto delle aspettative. “L’allattamento infatti è indicato sempre, tranne casi davvero rari e particolari” conferma Guglielmo Salvatori, responsabile della Banca del latte umano donato del Bambino Gesù, l’ospedale pediatrico di Roma.

Perché l’allattamento al seno fa bene

Luigi Orfeo, presidente della Società Italiana di Neonatologia, ricorda che “il latte materno è l’alimento ideale per il neonato, ma allattare a lungo porta benefici anche alla madre, proteggendola dal tumore alla mammella e all’ovaio”.

Il bambino allattato al seno avrà per tutta la durata della vita meno rischi di essere colpito da malattie respiratorie, del cuore e metaboliche (soprattutto diabete).

L’Italia resta indietro

In Italia, nonostante questi vantaggi, la percentuale di bambini allattati al seno in modo esclusivo fino a 2-3 mesi è ancora bassa: 47% di media con punte del 62% nella Provincia di Trento e del 29% in Sicilia. Se si guarda all’età di 4-5 mesi la quota scende ulteriormente: 30% di media nazionale con il 43% a Trento e il 13% in Sicilia.

Gli ostacoli dell’allattamento al seno

Gli ostacoli più noti per l’allattamento sono la necessità di lavorare delle madri e la mancanza di una figura di supporto in caso di difficoltà. “C’è un buco culturale nella società, si pensi alle bambole vendute con il loro biberon, ma anche nelle università” sostiene Salvatori. “Solo di recente abbiamo inserito la materia nei corsi di specializzazione in pediatria”.

Il biberon poi era automatico fra la maggior parte delle madri degli Anni 70 e 80. “Questo vuol dire che molte nonne di oggi non sono in grado di incoraggiare o consigliare le proprie figlie, che si ritrovano spesso sole”.

Dove trovare informazioni

Alcuni ospedali hanno aperto ambulatori per risolvere i problemi dell’allattamento oppure usano i loro social per diffondere pillole di informazioni, molto seguite perché provenienti da fonti autorevoli. Esistono gruppi di madri che si scambiano consigli. Un albo internazionale raccoglie infine i consulenti professionali per l’allattamento (l’International Board Consultant Lactation Examiner è l’ente che eroga gli attestati), operatori sanitari che devono superare un esame ad hoc ogni 5 anni.

“Eppure spesso queste informazioni non arrivano alle madri, anzi. Se si prova a scrivere la parola allattamento su un motore di ricerca ci si ritroverà invasi dalle pubblicità, illegali eppure subdolamente invadenti, delle marche di latte in formula” spiega il pediatra romano.

I passi falsi

Una volta inserito nell’alimentazione il latte artificiale, però, sarà difficile tornare indietro. E i primi passi falsi a volte vengono fatti proprio negli ospedali. “Il rooming in dovrebbe essere presente in tutte le maternità. Invece una struttura su tre non lo consente o lo fa solo in modo parziale” spiega Orfeo, riferendosi alla possibilità di tenere insieme, nella stessa stanza, mamma e neonato nei primi giorni dopo il parto, quando sono ancora in ospedale.

“È importante – sottolinea infatti Salvatori – che il bambino sia allattato ogni volta che sente lo stimolo della fame, non a orari prefissati, e che ostetriche e infermieri siano vicini alla madre per darle i consigli giusti”.

Nei nidi delle maternità invece, laddove un bambino inizi a piangere per la fame al di fuori dell’orario del rooming in, si fa a volte ricorso al biberon per nutrirlo, affidandolo più tardi alla madre quando è ormai sazio.

I consigli

L’allattamento, raccomanda invece l’Oms, dovrebbe avvenire esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita. “Poi bisognerà introdurre gradualmente l’alimentazione complementare” aggiunge Salvatori. “Non perché il latte materno perda le sue proprietà nutritive, ma perché aumentano e si diversificano le esigenze del bambino”.

Non esistono invece regole per la fine della pratica. “Si può andare avanti finché si desidera. Non è vero che i bambini allattati a lungo sviluppano problemi di distacco dalla madre. L’importante è che l’alimentazione venga integrata anche con i cibi adatti all’età”.

Le banche del latte

Le madri più altruiste possono anche donare alle Banche degli ospedali il loro latte: verrà usato per i neonati ricoverati, spesso prematuri. “L’importante è evitare lo scambio o la compravendita dei flaconi per via privata. Ci sono ragioni igieniche e di rischio di trasmissione di infezioni a sconsigliarlo” dice Salvatori.

Il latte materno, estratto con il tiralatte, viene anche comprato dai culturisti per lo sviluppo dei muscoli, visto che contiene fattori di crescita. “Ma è una pratica aberrante” commenta il pediatra. “È ai bambini e alle loro mamme che l’allattamento fa davvero bene”.

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