Virus sinciziale, salta la campagna di vaccinazione nazionale. L’azienda conferma le paure delle Regioni: “Non abbiamo abbastanza dosi”
di Michele BocciLa campagna di “vaccinazione” contro il virus respiratorio sinciziale salta, almeno quella a livello nazionale. Già le Regioni, in una lettera al ministero, avevano detto che molte gare per comprare il farmaco che previene l’infezione da erano andate deserte. Nel pomeriggio il produttore, Sanofi, ha confermato: “L’Italia doveva muoversi prima, non possiamo rispondere alle gare in corso”. E così solo le Regioni che hanno già fatto le gare potranno proteggere i bambini di meno di un anno di età, che se infettati possono prendere la bronchiolite. C’è il rischio che un pezzo del Paese abbia le dosi e un altro no, con un drammatico esempio di federalismo sanitario, del quale si erano lamentate le realtà in piano di rientro.
In questi giorni si aspettava che Aifa e ministero sbloccassero l’impasse nel quale sono finiti e rendano così rimborsabile in tutto il Paese il Nirsevimab prodotto da Sanofi, dalle Regioni arriva un allarme. “Ad oggi, molte delle gare regionali effettuate per l’acqui…
La campagna di “vaccinazione” contro il virus respiratorio sinciziale salta, almeno quella a livello nazionale. Già le Regioni, in una lettera al ministero, avevano detto che molte gare per comprare il farmaco che previene l’infezione da erano andate deserte. Nel pomeriggio il produttore, Sanofi, ha confermato: “L’Italia doveva muoversi prima, non possiamo rispondere alle gare in corso”. E così solo le Regioni che hanno già fatto le gare potranno proteggere i bambini di meno di un anno di età, che se infettati possono prendere la bronchiolite. C’è il rischio che un pezzo del Paese abbia le dosi e un altro no, con un drammatico esempio di federalismo sanitario, del quale si erano lamentate le realtà in piano di rientro.
In questi giorni si aspettava che Aifa e ministero sbloccassero l’impasse nel quale sono finiti e rendano così rimborsabile in tutto il Paese il Nirsevimab prodotto da Sanofi, dalle Regioni arriva un allarme. “Ad oggi, molte delle gare regionali effettuate per l’acquisto del medicinale sono andate deserte perché la ditta dichiara l’indisponibilità del farmaco per la copertura universale”. Adesso il ministero potrebbe chiedere alle Regioni che hanno già fatto le gare (Toscana, Piemonte, Lombardia, Emilia e Veneto, ad esempio) di condividere i loro farmaci.
Le parole di Sanofi
Il produttore del farmaco spiega di aver condiviso con le autorità nazionali e regionali “la necessità di pianificare i fabbisogni per tempo, in particolare entro i primi mesi del 2024”, evidentemente questo non è successo, visto che il ministero si è mosso appena qualche settimana fa e la prima procedura pubblica di acquisto regionale è stata a fine giugno scorso. “Pur in assenza di indicazioni storiche sui fabbisogni di prevenzione delle singole Regioni, l’azienda ha riservato al Paese dosi utili a garantire circa il 75% della copertura dell'intera coorte nazionale di nascite”. In realtà, però vista la grande domanda internazionale le dosi non ci sono. “Come comunicato alle Istituzioni, alle autorità e alle regioni, allo stato attuale e per gli impegni già assunti, Sanofi non è nelle condizioni di rispondere alle procedure pubbliche di acquisto regionali in atto e a quelle che potranno essere indette nelle prossime settimane, pur continuando a profondere sforzi per mettere a disposizione dosi aggiuntive”. Quindi niente campagna. E del resto la stessa azienda “auspica” che ci si riesca l’anno prossimo, inserendo il farmaco nel calendario vaccinale. Ci dovrà essere “manifestazione dei fabbisogni entro marzo 2025, così che questo innovativo strumento di immunizzazione possa essere implementato al meglio anche per i neonati e bambini nel nostro Paese”.
La lettera delle Regioni
Le amministrazioni locali nei giorni scorsi hanno scritto una lettera al ministero e all’Aifa per segnalare il problema. Intanto hanno invitato a risolvere il tema della rimborsabilità del farmaco. Come noto si tratta di un prodotto in fascia C, che quindi, ha ribadito in una circolare il ministero, non potrebbe essere passato ai cittadini dalle realtà locali in piano di rientro. La presa di posizione ha provocato grandi polemiche, perché ha confermato che solo i bambini di certe aree del Paese possono ricevere la somministrazione che previene una malattia pericolosissima per i più piccoli. Per questo il ministero ha chiesto ad Aifa di mettere in fascia A il Nirsevimab. Si sta trattando con l’azienda e nel frattempo si lavora anche all’ipotesi che l’accordo non ci sia e che debba essere lo stesso ministero a mettere nel calendario vaccinale, quindi rendendolo, anche se in fascia C, automaticamente disponibile gratuitamente a chi viene considerato a rischio. Per l’operazione però ci vogliono fondi ed è noto come in questo periodo ci siano grandissime difficoltà economiche per il sistema sanitario.
La via indicata dagli assessori
Gli stessi assessori alla Salute invitano, nel caso non riesca il passaggio in fascia A, a sfruttare la legge che “prevede la possibilità di attribuire la rimborsabilità dei farmaci di fascia C acquistati dagli enti del servizio sanitario nazionale per esigenze di salute pubblica”. In questo modo si garantirebbe un rapido accesso alla terapia e si indicherebbe come deve essere usato il farmaco, come è stato già fatto a livello internazionale e ci sarebbe “una corretta declinazione del principio di tutela alla salute garantendo l’equità sul territorio”.
"Grave sperequazione”
Ai problemi economico burocratici, fanno notare adesso le Regioni, se ne aggiunge un altro. Anche chi voleva comprarsi il farmaco prima che scoppiasse il caso del suo rimborso ha avuto difficoltà. In certi casi l’azienda non lo ha offerto e ci sono realtà che non lo hanno a disposizione. “Attualmente si determina uno scenario di grave sperequazione sul territorio nazionale, che richiede un immediato intervento, con Regioni che hanno disponibilità del farmaco per una campagna universale e altre che non riescono a proteggere neanche i pazienti fragili”.
Fase epidemica imminente
E visto che non si è intervenuti prima su un problema che è noto ormai dall’inizio dell’anno, ci si trova con problemi di reperibilità e pure di rimborsabilità del prodotto a una passo dall’avvio della campagna di somministrazione, che dovrebbe iniziare a breve. “Le tempistiche dettate dalla imminente fase epidemica, ipotizzata tra ottobre e marzo dell’anno prossimo, indicano la necessità da parte di tutte le Regioni di disporre quanto prima delle dosi necessari”. Insomma, le amministrazioni locali chiedono al ministero, fin qui molto lento, di sbrigarsi.